Gli amanti in volo di Plinio Perilli


Nota di lettura di Anna Maria Curci

Un canzoniere d’amore nel 2014? Potrebbe chiedersi stupito lo scettico di turno, che annoiato spilucca qua e là, annusa lo sperimentalismo di maniera, rovista nell’inchino d’occasione, sfiora l’indulgere alla moda e si rivolge già ad altro, ché non è sua la ricerca, ma il gridolino lo soddisfa, il birignao. Sì, un canzoniere d’amore per un percorso che abbraccia quindici anni di scrittura e studio, un “romanzero”, per dirla con le parole di Heinrich Heine, che incede, scorre, «trascorre» la parola e la cerca, instancabile e fedele nella quête.
Pensarti è un dono, annuncia la prima parte, chiarendo così, fin dall’inizio, che amore e pensiero non sono separati e che cercano – fin dall’inizio, «magia che in un respiro/la Cabbala percorre tutta.» – la parola per rifondare mondi e costellazioni.
Amore, sì, ma quale? Con le parole del poeta proviamo a dire di quale amore non è canzoniere Gli amanti in volo, o meglio, proviamo a illustrare alcune condizioni irrinunciabili sulle quali la soavità e la grazia della poesia di Plinio Perilli pur non transige. Sono i versi iniziali del testo che, come per l’attacco di ogni sezione della raccolta, si presenta in corsivo:
Non vale dirlo, l’amore,
e troppo poi evocarlo –
se questa luce diffida
di chi ne fa uno svago…
Non vale scriverlo, oro
di parole, se nominare allontana lo sguardo
che ha radici….

(p. 13)
E viene da pensare all’intreccio di voci di Ginevra Di Marco e Giovanni Lindo Ferretti nella loro stagione PRG (successiva alla stagione CSI, che a sua volta era stata in precedenza CCCP), nel brano Montesole: «L’amore non lo canto, / è un canto di per sé / più lo si invoca/ meno ce n’è»).
Non è dunque l’amore svago, l’amore ammazzatempo, l’oblio di sguardo e il vuoto di memoria ad essere cantato qui,  ma è il tendere – come scrive il poeta altrove – «a quell’oltre dismisura d’Amore», è dialogo e ricerca, è sguardo che non si sazia di sé, ma l’altro sguardo chiama e con quello conversa, e insieme all’altro si volge al tempo, mai immemore, ma conscio, «fervoroso» e mai fanatico, «in lotta per la vita», pegno ed impegno.
Iniziamo allora questo volo, principiando dai colori, tutti presenti qui, arcobaleno e tavolozza in movimento, con l’oro e il cobalto in ricorrenza, con quella «azzurritudine» che arriva intatta qui – eppure meditata e vissuta – da Novalis e, soprattutto, da Georg Trakl, dopo aver attraversato le vie di altri poeti – in primisRilke citato in esergo – e dopo essersi imbevuta di dipinti, maioliche e affreschi, come vera «soglia del cielo», come recita il titolo della seconda sezione della raccolta.
Blau, Farbe der Ferne era il nome dato a una mostra del 1991 e «l’azzurro, colore della lontananza» ritorna ampio e profondo qui:
[…] l’azzurro,
lontananza e attesa, soffitto e cielo d’ogni poesia.
(p. 50)
Un poemetto in sei stanze, nella terza sezione che ha lo stesso titolo dell’intera raccolta, Gli amanti in volo, stende e separa, individua e mescola i colori. Si tratta del testo I colori e l’Amore. Eccone alcuni passi, che rendono in maniera esemplare, inoltre,  il metro caro all’autore, il doppio settenario:
1
Ha i colori, l’amore – li ritrova e li perde…
Tutti dentro di sé, ma specchiati alla luce.
[…]
2
Hai i colori, mio Amore, li insegni e sai capirli,
costruirli a pensiero, a gioia, pudore e rito
di nuove attese, riconquiste interiori […]
(p. 48)
6
Se apri gli occhi, è al colore, ti svegli e già
gli affidi i colori consueti, o forse perfino
inventare per dipingere il nostro sogno come era
e sarà, estraniato e felice, pudico e cancellato,
rivestito di bianco. Perché di nuovo tu ora
possa viverlo, farlo nascere al mondo, dipingerlo
come si ferma un sogno… Se ha i colori, un sogno,
certo li ha rubati all’amore, o ad un viaggio
troppo arduo e in mistero. Si ricorda il rosso
d’essermi cuore, e giallo il sole, l’azzurro
lontananza e attesa, soffitto e cielo d’ogni poesia.
(p. 50)
Continua, il volo, per i versi e negli anni, volge lo sguardo a figure-stelle del nostro immaginario, con «l’amore romanzato» le anima e in nuovo volo dona loro nuova luce e nuovo suono. Che siano Gli amanti in volo del dipinto di Chagall Sopra la città (dal 1914 al 1918, sopra la Storia e dentro la Storia, sopra la Grande Guerra e dentro la Grande Guerra; e come non pensare, contemporaneamente, alla poesia di Brecht Gli amanti, che, in Ascesa e caduta della città di Mahagonny, così attacca, nella traduzione di Emilio Castellani: «Guardalo, quel grand’arco delle gru!»?) o Pungiluna – Pique la lune – del poema omaggio ad Antoine de Saint-Exupéry, volo di notte e impresa leggendaria che non a caso occupa la parte centrale della raccolta,  Grande Ricognizione Aerea 2/33, costanti e fedeli sono lo slancio, la cura del verso, il ritmo sicuro e sostenuto a collegare la Storia e le storie, stilemi diversi e alternati con maestria, il “trobar clus” e il “trobar leu” e, naturalmente, menzionato insieme ai due precedenti, “l’amor de lonh”, l’amore da lontano cantato da Jaufré Raudel.
Il volo prosegue: è ancora verso l’arte che si dirige l’amore, nella sezione Al pianto al “Nudo dolente” di Modigliani:
Ma tutto in te è doloroso
come se Bellezza fosse una prova,
la spina che ci lascia, dopo il profumo,
l’oltraggio ad una rosa bianca. Magrezza
e nudità si proteggono, perché il tuo corpo
flessuoso, scarno, pari ospita l’anima.
[...]
(p. 100)
E l’amata? Tra le sue numerose epifanie, nella dolcezza del bacio, nella consuetudine dell’impronta lasciata sul cuscino, nella Sehnsucht dettata dall’assenza, mi piace scegliere il candore illuminante dell’episodio occorso all’amata bambina, annuncio e promessa di un dono-fardello, di un talento che è anche impegno alla condivisione. Si tratta di Per un bianco attimo (dalla sezione Giardino in cuore), testo in cui la lettura di Pascoli è attraversata, come sempre avviene nella poesia di Plinio Perilli, con profondi conoscenza e amore:
L’età è volata, ed ora, vedi?, la racconti,
semplice e antica come una fiaba che mai
s’invecchia, e ci porta al futuro…
Tu, quand’eri bambina, ed una volta
viaggiasti con tuo padre, in macchina,
dentro chissà che viaggio… Nomi, città
che allora raddoppiavano in mito la realtà:
“Verso Pescara… Era marzo o aprile…
Ancora un po’ d’inverno… Faceva freddo,
e in autostrada noi trovammo la neve”…
Volesti scendere, solo per un bianco attimo,
lì a toccare quel freddo, silenziosa
di gioia. Risalisti col peso forse
già di questa poesia, librata e pronta
ad un sogno felice. [...]
(p. 113)
Il volo può farsi immersione, ancora, come in Mare in sogno, componimento che dà il titolo a un’intera sezione. La meta anelata, verso la quale l’anima tutta si protende, è il sogno.
Scendo dalla tua parte, e sorrido, circum-
navigo ieri – se oggi il mio pensiero
t’ha riavverata qui, m’ha consegnato
il Tempo: conta poco in amore, se ad ogni
sole risorge azzurro stupore, come d’un
sogno che metta a fuoco il mondo, i suoi
contorni; poi s’affaccia di fuori, a un
nuovo giorno che ringrazia d’esistere,
d’averci dato questa gioia riflessa,
affratellata agli altri, questo anonimo
porto che in seno respira vero il suo
sogno – culla, disgiunge o sposa il futuro.
Mi alzo, sbarco dal letto/nave, saluto
il sole, valuto il cielo, vesto un sorriso
(p. 131)
Il deserto, infine, è tappa fondamentale nel volo. Riflessione e passaggio, prova ardua e ineludibile, non può ignorare i riferimenti al deserto biblico, ma ha, ai miei occhi, anche la profondità del viaggio dentro di sé del “deserto egizio” narrato da Ingeborg Bachmann nei frammenti del suo progetto narrativo Todesarten. Assume varie forme ed è plurale, ed è d’amore, è come recita la poesia che dà il nome alla sezione conclusiva,I deserti dell’amore:
O il deserto ci è dentro – ci insabbia
di coscienza, ci esilia in un altrove
più astratto che drammatico, salvato
dalle oasi… Idealità, pensieri, amori
in carovana – d’esperienze e antidoti,
strappi e stupefazioni, fabule aride.
Deserti radiosi o implosi, scenario
di ogni crescita, missioni dell’asprezza.
Polvere e Tempo, clessidre immense
dell’enorme Storia, che sempre percorriamo
ma poi non ci appartiene, ci ferisce
o blandisce, ci delude o ci premia
- e noi le apparteniamo.
Fioriture e rancori egualmente donatici…
Oasi dove il deserto corre al riparo,
eppure prolunga, conferma se stesso.
Pellegrinaggi rasserenati e scabri, viaggi
oltre l’orizzonte e la pena, il confine
e l’illimite: deserti di ogni Speranza
disertata nei cuori, ma in fondo mai
smarrita.
S’incammina furtiva e mistica
dietro le Città Ruggenti, oltre il Caos
che danna e s’innova sterile, dove la Storia
finisce – o smette di vantarsi…
Deserti dell’Amore: se l’uomo non sa
crescervi, radicarsi alla sabbia, giù
fino alla pietra che è buia ma
si nutre, refrigerio dà all’anima.
Deserto che anch’io attraverso
come la plaga nobile ed estrema del Mondo,
ferita stessa di ogni vita, che solo
dall’assenza può rinascere – da questa
sete d’amore che incarno e che attraverso
- da questo vento che m’impietrisce,
m’insabbia e mi sala il cuore.
[...]
(pp. 151-153)
____________________________________________
Plinio Perilli (Roma, 1955) ha esordito come poeta nel 1982, pubblicando un poemetto sulla rivista “Alfabeta”, auspice Antonio Porta. La sua prima raccolta è del 1989, L’Amore visto dall’alto (Amadeus), finalista quell’anno al Premio Viareggio), ristampata nel 1996. Seguono i racconti in versi di Ragazze italiane(Sansoni, 1990, due edizioni, Premio B. Joppolo). Chiude una sorta di trilogia della Giovinezza con il volumePreghiere d’un laico (Amadeus, 1994), che vince vari premi internazionali: il Montale, il Gozzano e il Gatto.Petali in luce, una sorta di diario lirico condensato e sublimato in 365 “terzine”, è uscito nel 1998, presentato da Giuseppe Pontiggia (Amadeus). Recentissimo, il suo “canzoniere d’amore” Gli amanti in volo (2014), che comprende poesie e poemetti dal 1998 al 2013.
Una raccolta antologica delle sue poesie, Promises of Love (Selected Poems), è stata tradotta in inglese da Carol Lettieri e Irene Marchegiani, ed editata a New York nel 2004 presso le Gradiva Publications della Stony Brook University. Nel 2011 il suo poemetto L’Aquila, sorvolandosi, dedicato al tragico evento del terremoto del 6 aprile 2009, ha vinto il Premio Internazionale Scanno per la Poesia.
Come critico si occupa specialmente di convergenze multidisciplinari e sinestesie artistiche (Storia dell’arte italiana in poesia, Sansoni, 1990), nonché dell’insegnamento della poesia ai giovani e nelle scuole (La parola esteriore. I nuovi giovani e la letteratura, Tracce, 1993; Educare in poesia, A.V.E., 1994). Del 1998 è un grande studio antologico sul ‘900 italiano in rapporto all’idea di Natura (Melodie della Terra. Il sentimento cosmico nei poeti italiani del nostro secolo, Crocetti, 2ª edizione 2002).
Collabora a numerose riviste e ha curato molti classici, antichi e moderni, dal “Canzoniere” di Petrarca alle liriche di Michelangelo, dai “Taccuini futuristi” di Boccioni alle poesie di Carlo Levi, dagli scritti di Svevo su Joyce a “Inventario privato” di Pagliarani e “Variazioni belliche” di Amelia Rosselli.
Di recente uscita un suo vasto e intrecciato repertorio sui rapporti fra il Cinema e tutte le altre arti:“Costruire lo sguardo”. Storia sinestetica del Cinema in 40 grandi registi (Mancosu Editore, 2009), per rendere finalmente omaggio a tutte le magiche corrispondenze e i più fantasiosi sodalizi espressivi, che intrecciano e irradiano, insieme, l’ispirazione e l’immaginario. A seguire, il volume di scritture e memorie testimoniali RomAmor (“Come eravamo 1968-2008”), edito nel 2010 presso le Edizioni del Giano, tutto dedicato al rapporto fra Roma come entità ed amalgama letterario, e i grandi numi tutelari della seconda metà del ’900, fino ai nostri ultimi anni: da Gadda a Moravia, da Flaiano a Pasolini, da Amelia Rosselli a Dario Bellezza, etc.

Ha tenuto numerose conferenze, presentazioni e prolusioni presso le maggiori università italiane ed americane. 

Plinio Perilli, Gli amanti in volo, Pagine 2014 

Anna Maria Curci