Anna De Simone, 'sapere le case dei poeti'


Recensione di Anna Elisa De Gregorio su 'Case di poeti'

Quest’anno non avremo dubbi su che cosa regalare agli amici per l’ennesimo Natale di crisi: lontani da ogni spreco, regaleremo tutti felicemente un libro a tutti. Possibilmente un libro che parli di poesia, necessaria in tempi tristi. E, a questo proposito, da poco è uscito un volume, nella elegante veste tipica delle edizioni Pagliai, che non è una silloge poetica, non è un romanzo, né un saggio, né un reportage, ma è un po’ di queste cose messe insieme: un racconto di “viaggio” nelle Case di poeti, arricchito da fotografie, da un florilegio di loro poesie (dove i temi scelti, quasi a chiudere un ideale cerchio, sono le case o i luoghi più intimi e familiari), da note critiche e appunti inediti dell’autrice Anna De Simone.
 
Poeti del 900, che l’hanno in qualche modo accompagnata nella sua vita di passione poetica, conosciuti e frequentati personalmente o solo per vie di cuore o “anche dall’altra riva del fiume di Orfeo”. Leggendo abbiamo il privilegio di andare per “interni”, suggestioni, esperienze e ricordi preziosi insieme con lei e con il suo singolare sguardo: si può fare poesia in tanti modi.
 
Gli abituali consumatori di versi si sentiranno accolti da questo libro, saranno pellegrini in poltrona, felici e mai paghi di riconoscere volti, di traversare stanze e di ritrovare poesie magari imparate a memoria: ‹‹Come scendeva fina/ e giovane le scale Annina!/ Mordendosi la catenina/ d’oro, usciva via/ lasciando nel buio una scia/ di cipria, che non finiva›› (L’uscita mattutina da Il seme del piangere di Giorgio Caproni). Chi non è ammalato di poesia, ne sarà contagiato alla maniera omeopatica, a piccole dosi che potranno essere via via aumentate, traversando volti e soglie, trovandosi, suo malgrado, emozionato dall’accurata scelta dei testi.
 
Chi, meglio di Eraldo Affinati per “affinità elettive”, poteva scrivere la prefazione a questo volume: anche lui è un peregrin d’amore per vie e vite di scrittori e da lui abbiamo imparato a seguire itinerari di case di vivi e case di morti (indimenticato il suo Bonhoeffer). Ecco cosa dice del senso di queste pagine e di Anna De Simone: ‹‹Grazie a lei, attenta anche alle ferite indelebili che gli uomini del ventesimo secolo hanno inferto a se stessi e alle generazioni venute dopo di loro, sfogliando le pagine che seguono possiamo entrare in un dedalo di amicizie, affetti, desideri, rimorsi, inquietudini, angosce, presenze e assenze, saldi e riscontri, esperienze perdute e recuperate, impegni presi e mancati. Alla fine avremo capito ciò che conta: nella “corrispondenza d’amorosi sensi”, dove le ragioni della vita si intrecciano a quelle dell’arte, la letteratura esce dalla bacheche e si fa carne viva, scende dai busti di gesso e parla con noi››.
 
Le case prescelte sono più di sessanta, aggiunte l’una all’altra in un lavoro di anni in cerchi sempre più ampi (a cominciare dal primo nucleo pubblicato sotto forma di saggio nel 2002 dalla rivista Caffè Michelangiolo) e tanto più ci sono care, quanto più appartengono a poeti non famosissimi, dei quali mai avremmo potuto sapere o vedere stanze, mobili, oggetti, foto o leggere poesie. Una particolare capacità, direi sensibilità, ha De Simone di proporre voci che hanno conosciuto l’esilio, l’ombra o addirittura il buio, compreso quello della mente (vedi anche Un taccuino nel buio sul numero di ottobre 2012 della rivista Poesia). Molto spazio in questo volume è lasciato ai poeti dialettali, sempre privilegiati da De Simone (e spesso da altri critici “sistemati” come gli indiani d’America, in “riserve”), ai giovanissimi come Azzurra D’Agostino, ai troppo presto usciti dal mondo come Beppe Salvia e Salvo Basso.
 
Alla domanda di Affinati: “Cos’hanno di tanto speciale le case dei poeti”, risponde De Simone nell’introduzione: ‹‹Impossibile dire quali e quante suggestioni esercitino su di noi le case della poesia: A colpirci in esse è un non so che di inafferrabile che se ne sta ben nascosto dietro una siepe, tra i vasi di fiori di un patio, in una Venezia invernale tanto cara a Iosif Brodskij; nell’antica dimora di Fanna (‹‹con la immensa magnolia nel giardino e il pozzo sotto il glicine e la tartaruga nella corazza d’avorio e ebano››)…E poi nella nota finale de libro: ‹‹Non ricordo in quale anno ho cominciato a riflettere sulle case dei poeti, ma deve essere successo molto tempo fa, quando nel borgo marchigiano in cui il tempo sembra essersi fermato alle soglie dell’“Infinito”, Palazzo Leopardi mi si impresse dentro a ferro caldo. Questo mio “viaggio” deve essere cominciato allora, nei miei vent’anni, ai piedi dell’imponente scalone neoclassico dell’atrio di quella “leggenda”, o tra “le vie dorate e gli orti” di Recanati, in una mattina di sole››.
 
Finisco con brevissimi versi, lucenti come un haiku, scritti da un poeta monregalese, uno di quelli conosciuti solo grazie al diverso occhio di De Simone e che sarebbe corso via inosservato (ecco, come ho scritto prima, un altro grande merito di questo libro), versi di Remigio Bertolino: ‹‹Mi e la sèjra sta al tavo nèj/ is bèicma ënt j’euj./Ënte ël silensi/ el cheur ëd tòla/dla veja svelia››. (…Io e la sera seduti al tavolo nero/ ci guardiamo negli occhi./ Nel silenzio/ il cuore di latta/ della vecchia sveglia).
 
 
Anna De Simone è nata da genitori siciliani a Milano, dove vive e lavora. Attualmente coordina letture pubbliche di scrittori del 900. Collabora con recensioni, saggi e studi a varie riviste letterarie tra cui Poesia, Caffè Michelangiolo, Semicerchio, Tratti, Periferie, Letteratura e dialetti, Il Giannone. Sua è la cura di vari volumi di poesie di autori in lingua e in dialetto (da Bianca Dorato a Biagio Marin, a Pierluigi Cappello, a Ida Vallerugo). Ha curato antologie e prestigiose collane di poesia; l’ultimo suo lavoro, in ordine di tempo, è il volume Poeti del Friuli tra Casarsa e Chiusaforte (Cofine 2012).
 
Anna Elisa De Gregorio
 
22 novembre 2012