Francesco Marotta, Esilio di voce


Appunti di lettura e due traduzioni di Anna Maria Curci

La scrittura di Francesco Marotta restituisce all’aggettivo ‘solenne’ tutta la sua pienezza di significato. Ogni parola, nel suo manifestarsi ‘fuori’, ‘contro’ o semplicemente come ‘altra’ da forme note e da sentieri battuti, pesa, scava, prende lo slancio, poi, per congiungersi ad altre in “sequenze mobili”; contribuisce così a creare uno spazio al quale si accede, con “timore e tremore”, a un luogo nel quale il ghigno del dolore non è velato, ché pietà è ben altro che edulcorata ipocrisia.

Nella sua introduzione alla poesia di Francesco Marotta, coinvolgente nelle immagini dell’accedere e del procedere, Lucia Tosi la definisce dimora-tempio “in cui si recitano pensieri”. Trovo questa definizione la via di accesso più chiara alla scrittura di Francesco Marotta.

“Si recitano pensieri”, sì, e il loro mettersi in gioco quotidiano e perenne, il loro rischiare l’osso del collo per addentrarsi “fino all’ultima sillaba dei giorni” avvince e convince chi legge che “scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore” e che, forse, anche leggere poesia è un destino covato dall’ombra delle ore.

“All’ombra delle ore” agisce, “con precipitare improvviso” (Cristina Campo) e, allo stesso tempo, lentissimo dopo il pungolo immediato della sfida, anche una forma particolare di ‘cova’, perenne nodo di azzardo e resa che guarda in faccia il rischio di non essere sciolto: la rilettura e la riscrittura in un’altra lingua.

I
Imago

si inciampa in un grido
che si dissangua in luce
ogni volta che guardiamo le stelle
nessuna soglia ci separa dall’assenza
nessuna parola così profonda
da poterla tacere
#
così è la grazia delle immagini
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra
che ora ricordi accampata da sempre
alla tua soglia ma
si trattava di attese esercizi
privi di simboli come adornare sbrinati
specchi col battito salino
di una pupilla naufragata

I

Imago

man stolpert über einen Schrei,

der in Licht ausblutet

immer wenn wir die Sterne anschauen,

trennt uns keine Schwelle von der Abwesenheit

kein so tiefes Wort,

dass man sie verschweigen kann
#
so kampiert die Anmut der in die Handfläche
gekippten vom Schatten weggegangenen Bilder,
an die du dich nun erinnerst, schon immer
an deiner Schwelle, aber
es ging um Erwartungen Übungen
ohne Sinnbilder wie entfrostete Spiegel
mit dem salzigen Schlag einer
untergegangenen Pupille auszuschmücken

Il taglio e l’ombra

nessun presagio
solo un fremito di ebbra insidia
ripensando l’orlo franato
del calice il pungolo inquieto
che fosse visibile sostanza
l’urlo tracimato del sole il nero
di luce che tradisce le dita
così sciama in rivoli d’insonnia
l’immagine a cui la mano aggiunge
il taglio e l’ombra e dentro l’ombra
il segno che racconta un corpo
dove il mattino è scritto
in piaghe e croci dove il farmaco
pietoso rovesciato intorno
era cedimento d’argine e labirinto
di voci appare ora al tatto


Der Schnitt und der Schatten

keine Vorahnung
nur ein Schaudern berauschter Tücke
beim Nachdenken über den abgerutschten Kelch-
rand den unsteten Stachel,
der sichtbare Substanz sein möge,
den übergeflossenen Schrei der Sonne Schwarz
aus Licht, das die Finger verrät
so schwärmt in Bäche der Schlaflosigkeit
das Bild aus, dem die Hand den Schnitt
und den Schatten hinzufügt und innerhalb des Schattens
das Zeichen, das von einem Leibe erzählt,
wo der Morgen in Wunden und Kreuzen
geschrieben steht, wo das mitleidige
rundherum gekippte Heilmittel
Dammbruch war und sich nun als Stimmen-
labyrinth dem Tastsinn offenbart

da: Francesco Marotta, Esilio di voce, Smasher 2011 (versione in tedesco di Anna Maria Curci)

Per gentile concessione da muttercourage blog