La mappa del Mistral


Recensione di Anna Elisa De Gregorio a Poeti del Friuli di Anna De Simone

Il senso di questo volume, Poeti del Friuli, (edizione Cofine, 2012) saggio di critica e di storia oltre che antologia della poesia friulana contemporanea, lo troviamo nel sottotitolo, tra Casarsa e Chiusaforte, e nella scelta dei due autori dei versi messi in esergo al libro, che proprio da questi due luoghi sono partiti per la loro ricerca poetica. Il primo è Pier Paolo Pasolini: ‹‹e i vorès essi il vint/ ch’al mòur tal país›› (e vorrei essere il vento/che muore nel paese); il secondo Pierluigi Cappello: ‹‹... mont /, man ch’e tu vens a mi davierte/ e no tu seis il daviert da la mê/in chest no viodisi al cres/ il gno mâl cence ombre›› (mondo, mano che vieni a me aperta/ e non sei l’aperto della mia,/in questo non vedersi cresce/ il mio male senza ombra). È una mappa preziosa, quest’antologia, dove a stabilire i segni dei tragitti non sono le strade, ma il vento poetico di Mistral, che arriva dalla Provenza per approdare nell’amato Friuli a formare una koinè poetica, una ricreata Provenza friulana, trascorrendo tutto il ’900fino ad oggi. Potremmo parlare di un diario, se la poesia ne potesse scrivere uno.

‹‹Pensavo da anni – così ci chiarisce Anna De Simone in una intervista – a un libriccino sulla poesia in Friuli, un fenomeno che per il numero di poeti in lingua e in dialetto di alto e altissimo livello, non ha riscontri in nessun’altra regione, eccettuata, forse, ma solo per la poesia in dialetto, la Romagna. Volevo dare il massimo rilievo a quello che per me è un autentico “caso Friuli”, come ho già avuto modo di dire in un altro libro che mi è molto caro, Cinquanta poesie per Biagio Marin (2009). Volevo anche verificare che cosa realmente abbia significato per i poeti del Friuli, l’apparizione di quella meteora luminosissima che è stato Pasolini, il Pasolini delle “Poesie a Casarsa” e non solo. Non era mia intenzione imitare altre antologie, geniali e bellissime, di grandi poeti e di critici di valore. Volevo, invece, far emergere frammenti di storia del Friuli attraverso alcuni dei suoi autori più significativi. Di qui il rilievo dato ai poeti che di momenti di quella storia si sono fatti interpreti››.

Nelle venti pagine della prefazione De Simone racconta la storia di “questa” letteratura scandendola in capitoli di grande limpidezza e in una prosa quasi poetica, ricca di rimandi ai versi. ‹‹Come introdurre i testi dei poeti proposti in quest’antologia senza correre il rischio di ripetersi e senza commettere errori di prospettiva e/o di interpretazione?- si chiede l’autrice nel libro –. La soluzione più rispettosa di ciascuno di essi, e forse anche la meno invasiva, mi è parsa quella di far parlare, ogni volta, il poeta, quando ciò sia stato possibile››.

Quattordici sono gli autori proposti, lasciamo dire all’autrice con quale criterio: ‹‹Ho cercato tra i poeti del Friuli, quelli che avessero seguito, più o meno consapevolmente, il sogno pasoliniano di una Provenza friulana. Ho individuato in Casarsa un punto di partenza e nella piccola Chiusaforte di Pierluigi Cappello un approdo, una risposta alta di evidenza stellare. E mi riferisco sia alla sua produzione in friulano, che muove proprio da una sorta di omaggio implicito al Donzel pasoliniano, sia alla sua attuale produzione in italiano. Tutto si lega. Le scelte sono sempre soggettive, ma a me pare che un filo rosso attraversi i poeti scelti, dietro i quali altri ce ne sono, che hanno contribuito essi pure alla costruzione del sogno di Pasolini››.

Per ciascuno di essi, Anna De Simone ci lascia una nota critica puntuale, seguendo i criteri suddetti, seguita dai testi poetici più rappresentativi. Accanto ad ogni autore nominato, come sottotitolo, un dettaglio di verso o di dichiarazione, che lo connota. Dopo Pasolini (e il sogno di una Provenza friulana) troviamo Novella Cantarutti (J’ sielc’ peravali’/ Scelgo parole); Elio Bartolini (il battere del cuore per ogni volta/ che passo il Tagliamento); Leonardo Zanier (Nei passi quand’ero bambino); Umberto Valentinis (in una terra d’ombra); Amedeo Giacomini (Le aspre rime); Ida Vallerugo (e intorno il silenzio del mondo); Federico Tavan (nostra preziosa eresia); Nelvia Di Monte (I migranti della vita); Giacomo Vit (Una “Spoon River” in friulano e una porta sul cielo); Mario Benedetti (Un bel cielo dalle finestre di tanti bei giorni); Ivan Crico (Da lontano, “segnali di mare”); Gian Mario Villalta (Nel buio degli alberi); Pierluigi Cappello (Dal lirismo de Il me Donzel alle “Parole Povere” di Mandate a dire all’Imperatore).

Un ultimo, giusto chiarimento  fa Anna De Simone, a chiusura della sua mini intervista: ‹‹Qualcuno mi ha chiesto, forse ingenuamente, forse con malizia, come mai non ci sia Marin in questa piccola rassegna. Rispondo qui e adesso: Marin, che peraltro appartiene all’area veneta, intesa in senso lato, è un classico, l’esponente altissimo della generazione che si è affermata nella prima metà del Novecento ed è stato sicuramente un modello e un maestro per tutti i poeti venuti dopo, e per lo stesso Pasolini, nato trent’anni più tardi e dal quale muove invece il mio discorso, che vuole dare molto spazio anche alla poesia in italiano. L’unico autore di area giuliana presente è Ivan Crico che, come voleva Pasolini, ha scelto per i suoi versi quella parlata misteriosa che è il bisiac, e ne ha fatto una bellissima lingua di poesia››.

I florilegi sono per loro stessa natura aristocratici, ma, al di là di quanto ha tenuto a precisarci, De Simone sceglie i suoi autori seguendo una passione assoluta per la poesia, che non l’ha mai tradita, unita a studi lunghi quanto una vita e guidati da una naturale predisposizione all’ analisi. Sono poeti che a volte lei stessa ha scoperto o incoraggiato o salvato dall’oblio e dall’esilio. Ci fidiamo di lei a priori, a occhi chiusi, oramai, dopo le tante prove critiche egregie che ci ha dato. Come non ricordare, fra le più recenti, la ricerca davvero necessaria, in quattro puntate, che ha dato vita e visibilità (dopo un lavoro solitario e faticoso) a dodici valenti poeti abruzzesi, pubblicata sulla rivista "Poesia" e dalla quale, speriamo, possa nascere un nuovo libro?

Anna Elisa De Gregorio