'Poemi muti' di Roberto Raieli


La Prefazione di Maurizio Cucchi

Il pregio che subito si avverte, nelle poesie di Roberto Raieli (e che era ben presente, del resto, anche nel suo precedente Fuoricampo), è la dolcezza morbida e avvolgente della sua pronuncia. Una dolcezza che rivela, da un lato, una sicurezza espressiva matura e, dall’altro, una autenticità aperta, a volte gioiosa a volte malinconica, del sentimento dell’esistere che il poeta cerca di esprimere con semplicità lodevole in ogni suo passaggio, quasi in ogni suo verso.
Poemi muti è il titolo che corrisponde a un atteggiamento discreto, a un tratto di eleganza naturale che Raieli possiede e coltiva, nell’under¬statement dei suoi modi, felicemente esenti da accentuazioni enfatiche. Eppure i suoi testi non si abbandonano certo a forme di astuzia minima¬lista, ma riescono spesso a impennarsi con energia, essendo lui ben con-sapevole di agire in un campo ostile. In un contesto che non gli ottun¬de, tuttavia, «la furia di comunicare» in un’era (l’«era delle ragnatele») che cerca, appunto, di rendere muto o inascoltabile il suono profondo della poesia. Sulla quale, nella quiete meditativa dei suoi modi, Raieli riflette, attento a quanto di silenzio – espressivo nella ricchezza di vir¬tualità dei suoi spessori invisibili, inudibili – circonda la parola poetica:
tra un verso e un verso
c’è uno spazio in silenzio
un luogo che brucia di senso
un nucleo pesante di cose
è un vuoto crudele e curioso
questo non va riempito

[…]
Dicevo che Raieli non si rifugia nel conforto di cantucci minimi o minimalisti. Al contrario, riesce a cogliere sensi ulteriori, che più si
rivolgono turbati alla «strategia inconsapevole del cosmo» (passaggio notevole, quest’ultimo, e comunque imprescindibile, nella lettura), che colgono, negli strati più ordinari e apparentemente bassi del reale, mes¬saggi di profondità:
mi piace quando la casa
rimane chiusa una settimana
la polvere si deposita uniforme
sopra ogni cosa
uno strato sottile
nessuna traccia di noi
del nostro fare tra gli oggetti

[…]
La casa, gli affetti domestici, le sedi dell’amore più autentico e fedele a cui Raieli dedica molti, delicati versi, attingendo alla «cristallina linfa della lingua», oppure creando utili pause riflessive in prosa. Sempre mostrando una compostezza dello stile e una linearità nel suo procedere che lo fanno apprezzare, che danno al suo testo una limpida plausibilità onesta.

Roberto Raieli, Poemi muti, Fallopio (CO), LietoColle, 2010

Maurizio Cucchi

Roberto Raieli vive a Roma con Anna, Matteo e Carlotta. È stato cadetto dell’Accademia Navale, ed è paracadutista, ufficiale dei Fuci¬lieri dell’Esercito e ufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa. Si è diplomato in Regia cinematografica e laureato in Filosofia, si è poi laureato in Biblioteconomia e dottorato in Scienze bibliografiche. Ha realizzato varie regie teatrali e diretto alcuni cortometraggi, ha scritto per il cinema e il teatro, ed è stato premiato in diversi concorsi letterari e cinematografici. Si occupa di studi sulle biblioteche digitali e l’in¬formazione multimediale, intorno ai quali ha pubblicato molti saggi e tenuto diverse conferenze. È impegnato nelle attività del Movimento per la Neorinascenza della letteratura, di cui è uno dei fondatori. È vice direttore della rivista «línfera», fondata dal Movimento nel 2006.
Tra le sue pubblicazioni letterarie, oltre agli scritti critici e creativi dif¬fusi su varie riviste, è utile indicare almeno la partecipazione alle anto¬logie di poesia Partendo dalla sala infera (Notegen, 2005), Mini Antologia Poetica (Progetto Cultura, 2005), Roma verso Milano (LietoColle, 2007), Verba Agrestia (LietoColle, 2008), alle antologie di narrativa Rac-corti (Perrone-Lab, 2008), I racconti del XLI Premio Teramo (Teramo, 2010), e finalmente il libro di poesie Fuoricampo, (LietoColle, 2006).

Le poesie che seguono sono tratte dal libro

la vita a volte scorre
come un lungo fiume tranquillo
di cui non conosciamo
né fonte né estuario
e poco importa
se non il timore che un’improvvisa diga
la interrompa
ci lasciamo trasportare allora
dal nostro guscio pieno di oblio
una barchetta fatta con mezza noce
su cui conficchiamo uno stecchino
e un francobollo nero
come vela
le ansie e le ferite
che non abbiamo mai ricucito
e le belle cose toccate
da chi ci ha cresciuti
vorremmo accumulare infinite
insieme a questi preziosi manufatti
donati da chi cresciamo
anche se non avremo mai una soffitta
grande a sufficienza
volano in coppia i passeri alla campagna
la rondine dai suoi rondinini
e l’usignolo dai figli e la consorte
mentre per la contesa quotidiana
allenano gli artigli
gli uccellacci e gli uccellini
qui giace Roberto Raieli
padre esemplare
discreto poeta

27 gen 2008

***
la furia di comunicare nell’era delle ragnatele
di infilare il nostro messaggio da una maglia rotta nella rete
la sedata ossessione del vate cibernetico
vogliamo resistere ed essere umani
nel turbinare degli elementi digitali
la buona notizia è che un sms ha le misure della poesia
questo restiamo dunque aneliti indecisi
la nostra sorte è l’eterno o l’eterno scomparire
eppure siamo nati per le sfere più elevate
quanto ci declassano le guerre
la deficienza stipendiata dalle democrazie
i bisogni inventati e calpestati
la parola che dall’altissimo è mediata tra i satelliti
per rimbalzare sulla Terra
e non rimane uno spazio personale per pensare
la nostra immagine sarà un segnale disturbato
un abbaglio proiettato all’infinito
una stella esplosa che compare in altri mondi
e diventa appena un gioco
da bambini

25 gen 2008

***
mi piace quando la casa
rimane chiusa una settimana
la polvere si deposita uniforme
sopra ogni cosa
uno strato sottile
nessuna traccia di noi
del nostro fare tra gli oggetti
così che ridiscuto l’importanza
del nostro essere nel mondo
a questo siamo necessari
muovere le cose
di cui ci siamo circondati
una corte inconsapevole
inutile al meccanismo naturale
adoriamo la luce
per dare senso a ogni forma
del mondo di cui poco ci importa
per sbiancarci i volti
finché non muore il giorno

11 nov 2007

***
godo a guardarti gli occhi
mentre guardi gli occhi di nostro figlio
che traforano il mondo
penetrano la vita più probabile
e quella più impossibile
godo a vedere in te
come lo può vedere nostro figlio
il mondo tutto rosso
verde
blu

2005-2006

pubblicato sul sito il 6 ottobre 2012