Ricordo di Cristanziano Serricchio


Morto il 1 settembre 2012 il poeta di Manfredonia e del Gargano

 Serricchio poeta

È venuto meno a novant’anni il 1 settembre 2012 Cristanziano Serricchio il poeta di Manfredonia e del Gargano, autore di raccolte di poesia, di narrativa in forma di romanzi e racconti, di saggi letterari, studi archeologici dedicati alla propria terra. E meglio sarebbe dire a sessant’anni di poesia, da quelle sue prime, terse raccoltine (Nubilo et sereno, 1950; L’ora del tempo, 1956; Fiori sulle pietre, 1957) che già ne fissavano le movenze poetiche: un registro di fondo contemplativo assorto e pensoso, nitidezza di immagini leggere legate a sensazioni eteree, la proiezione mitica, la tensione metafisica, l’interrogazione esistenziale, l’osservazione minuta e amorosa degli angoli, dei gesti, del minimo quotidiano, l’ansia allo scorrere tempo e all’annullamento che porta. Caratteri via via precisati, accentuati, definiti, in versi italiani e poi anche dialettali, che gli hanno dato una sua collocazione nel quadro nazionale (“vigore lirico che da sempre accompagna il processo di affinamento della sua voce”, diceva già Spagnoletti nella propria Storia della letteratura italiana del Novecento, Newton 1994).

Serricchio aveva una formazione poetica improntata alla stagione primonovecentesca. Come suoi modelli sono stati fatti i nomi, ovvi, di Ungaretti, Montale, Cardarelli, Quasimodo, Saba; e poi, forse più a ragion veduta, Rebora e Betocchi, ai quali aggiungerei, e con rilievo, Diego Valeri; e infine, ancor più opportunamente, i nomi dei suoi corregionali pugliesi Comi e Fallacara.
 
Teso a un verso suadente, più che metrico intimamente musicale, alieno dal disincanto, mai lusingato dall’esperimento, Serricchio restò fedele a questa eredità e la prolungò nel secondo Novecento, pur in mezzo a climi poetici mutati e mutevoli, con un forte senso della terra, della provincia, della storia dei luoghi dove è sempre vissuto, il Gargano e la città di Manfredonia. Conosciamo bene i suoi saggi storici e archeologici e la sua narrativa, come il romanzo L’Islam e la Croce, 2002, sul sacco turco della sua città.
 
È stato detto che il suo linguaggio lirico non ambisce a punte di originalità e soluzioni perentoriamente personali, ma si rifà a un diffuso paradigma novecentesco. È ciò che lo qualifica. Valga ad esempio questo guizzo, antico e memorabile:
 
Ora il giorno è rapido crollo d’ombre.
Vano il profilo, nitido, dei tetti
dove il tocco del sole era qualcosa
e non era”
 
(“Scendeva sui miei giochi”, da L’ora del tempo, 1956).
 
 E una testimonianza sul Serricchio dialettale.

Serricchio pubblicò poesia in dialetto solo tardi; e credo di poter testimoniare, se non l’inizio, la svolta della sua vocazione dialettale. Quando, oltre quindici anni fa, cercavo chi erano e che cosa avevano scritto i poeti in dialetto di un’area fino ad allora inesplorata, il Gargano, per una antologia minima che fu poi pubblicata a Roma (Poesia dialettale del Gargano, Cofine 1996), mi rivolsi per informazioni all’amico di vecchia data Cristanziano, che mi diede indicazioni senza parlarmi di sé come dialettale. Poco tempo dopo mi inviò un fascicoletto di composizioni nel suo vernacolo garganico di Monte Sant’Angelo. Non passò molto che il fascicoletto divenne una raccolta a stampa per l’editore Campanotto, Lu curle, “La trottola” (1997).
 
Di sicuro una vocazione non si improvvisa né si forza. E quindi è da credere che anche prima di allora Serricchio avesse provato la mano all’espressione poetica in dialetto, tanto più che certamente conosceva i vernacolari della sua zona: i manfredoniani Ognissanti o quel Salvatore De Padova per i cui versi scrisse una prefazione; e Borazio e Tusiani di San Marco in Lamis, a dire solo qualche nome, e a non dire i dialettali maggiori nella scena nazionale. Ma mi piace pensare (e penso proprio) che sia stata quella mia richiesta a far concretizzare l’esercizio in forma pubblicata. Pubblicata e a distanza di dieci anni sancita dall’inclusione nel volume Nuovi poeti italiani 5, a cura di Franco Loi (Einaudi 2004), che comprende Serricchio in una selezione di undici dialettali (gli altri sono Baldassari, Bressan, De Vita, Dorato, Finiguerra, Giacomini, Giannoni, Serrao, Trombetta, Vallerugo), con dodici brani quasi tutti dalla suddetta raccolta della Campanotto.
 
Nella sua introduzione all’autore, Loi parla di “devozione religiosa” senza atteggiamenti moralistici o edificanti perché “Serricchio non esorcizza il male e l’angoscia, se non nell’atto stesso dello scrivere”. Nello specifico del dialetto, Loi sottolinea “una rara finezza musicale e un’estrema attenzione alla sinuosità vocalica”, e nota “la strana calma che promana da queste poesie”. Vero. E sono caratteristiche tutte non specifiche del Serricchio dialettale ma anche della sua poesia in lingua, a riprova che non c’è soluzione di continuità fra chi usa lingua e dialetto, o usava la lingua ed è passato al dialetto; ovvero che il dialetto rappresenta sempre meno una scelta opposta alla lingua, e sempre più un’estensione dei mezzi espressivi. Dopo l’era pasoliniana del dialetto come forma di reclusione antiegemonica, è questo il taglio nuovo, postpasoliniano, dell’odierna rinascenza dialettale.
 
Opere di Cristanziano Serricchio

Poesia:
 
Nubilo et sereno, Società Dauna di Cultura, Foggia, 1950; L’ora del tempo, L’Albero, Lucugnano, 1956; Fiori sulle pietre, Leone, Foggia, 1957; L’occhio di Noè, Rebellato, Padova, 1961; L’estate degli ulivi, Lacaita, Manduria, 1973; Stele daunie, Lacaita, Manduria, 1978 (2a ed. con aggiunte, Manni, Lecce,1999); Arco Boccolicchio, Bastogi, Foggia, 1982; Topografia dei giorni, Lacaita, Manduria, 1988; Questi ragazzi, Edizioni del Leone, Venezia, 1991; Poesie, Editori Associati, Roma, 1993; Orifiamma, Amadeus, Venezia, 1993; Petali-Haiku, Quaderni dello Scettro, Roma, 1996; Polena, Tracce, Pescara, 1997; Lu curle (in dialetto), Campanotto Editore, Pasian di Prato, 1997; Riverberi di fine millennio,Portofranco, Taranto, 1997; Il tempo di dirti, Fermenti, Roma, 1998; Le orme, La Nuova Agape, Forlì, 2001; Villa Delia, Manni, Lecce, 2002; Dodici poesie, in Nuovi Poeti Italiani, a cura di Franco Loi, Einaudi, 2004; Terra di Macchia, All’Insegna all’Occhiale, Roma, 2006; Il mito del ritorno, All’Insegna dell’Occhiale, Roma, 2007; Una terra una vita, Sentieri Meridiani, Foggia. 2007; Tu, forte montagna, CD, Audiolibri Poesia, Bologna, 2008; Echi di haiku, Edizioni La Vallisa, Bari, 2008; La prigione del sole, Marietti, Torino, 2009; L’opera poetica, Sentieri Meridiani, Foggia, 2009; L’orologio di Dalì, Passigli, Bagno a Ripoli, 2010; Sette sonetti di Shakespeare (traduzione), Sentieri Meridiani, Foggia, 2010.

 Narrativa:

 Le radici dell’arcobaleno (racconti), Bastogi, Foggia, 1984; Il castello sul Gargano (romanzo), Serarcangeli, Roma, 1990; La montagna bianca (romanzo), Gioiosa Editrice, San Nicandro Garganico, 1994; L’Islam e la Croce (romanzo), Marsilio, Venezia, 2002; Pizzengùnghele (racconti), Edizioni Ippocampo, Manfredonia, 2005. 

di Cosma Siani

6 settembre 2012