Poeti del Friuli tra Casarsa e Chiusaforte


di Anna De Simone

(aprile 2012) POETI DEL FRIULI tra Casarsa e Chiusaforte, di Anna De Simone, Ed. Cofine, Roma, pp. 128, ISBN 978-88-907135-1-4, euro 12,00  ESAURITO

La recensione al libro di Anna Elisa De Gregorio

La recensione di Nelvia Di Monte

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IL LIBRO                           

Quest’antologia vuole far raccontare il Friuli, le sue tante “lingue”, la sua storia, direttamente dai poeti che dagli eventi di cui sono stati testimoni, non potevano non rimanere segnati.
La stazione di partenza di questo “viaggio” è la Casarsa di un Pasolini ragazzo sbarcato in Friuli nel 1943, con un libretto in una tasca, le “Poesie a Casarsa”, e un sogno nell’altra: quello di una “Provenza friulana” che avrebbe dovuto rinnovare dalle radici la poesia in dialetto.
Il felibrismo di quel ragazzo ha lasciato il segno. Il dopo Pasolini è stato rappresentato, negli ultimi quarant’anni, da alcune delle voci poetiche più originali e conosciute del nostro tempo. In italiano e/o nelle molteplici varianti del friulano, i poeti hanno realizzato il sogno pasoliniano, con una cesura netta dai vernacoli, dal folklore, da stilemi consunti.
La stazione di arrivo è Chiusaforte, un paese lontano. Lontano da dove? Non dalla poesia. Chiusaforte sono i nomi della gente di nessuno, sono le “parole povere” di un’epica quotidiana, sotto traccia, manifestatasi con la forza di un’originalità spiazzante nelle poesie di Pierluigi Cappello.
Tra queste due stazioni scorre il fiume grande della storia, evocata dai poeti per lampi, che fanno intravedere le file degli emigranti, le guerre, le fughe, le bombe, i tradimenti, i lager, l’infanzia violata dei piccoli, la perdita di ogni punto di riferimento, il terremoto, la fine di una civiltà e l’avvento di un nuovo mondo.
Alle voci che salivano dalle vallate, dai monti, dai magredi, dalle rive dei torrenti, da quattro case in croce, i poeti Novella Cantarutti, Elio Bartolini, Leonardo Zanier, Umberto Valentinis, Amedeo Giacomini, Ida Vallerugo, Federico Tavan, Nelvia Di Monte, Giacomo Vit, Mario Benedetti, Ivan Crico, Gian Mario Villalta hanno saputo prestare ascolto, e i loro piccoli paesi hanno cessato di essere puntini quasi invisibili su una carta geografica, per trasformarsi in paesaggi umani. Proprio come è successo con la Casarsa di Pier Paolo Pasolini e con la Chiusaforte di Pierluigi Cappello, uscite dal silenzio dei secoli ed entrate, dalla porta grande, nella storia della poesia.

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L’AUTORE                  

ANNA DE SIMONE è nata da genitori siciliani a Milano, dove vive e vi ha compiuto gli studi, fino alla laurea in Lettere. Ha insegnato Italiano e Latino al liceo classico “Carducci”.
Collabora con recensioni, studi e servizi su poeti contemporanei, alle riviste letterarie “Poesia”, “Il Caffè Michelangiolo“, “Semicerchio”, “Tratti”, “Letteratura e dialetti”, “Studi Mariniani”, “la Battana”, “Periferie”.
Tra i libri pubblicati si segnalano L’isola Marin. Biografia di un poeta, pres. di F. Brevini (Liviana-Petrini, Torino 1992); Lettere al padre. Dialogo tra Virgilio Giotti e i figli durante la campagna di Russia, introd. di C. Segre, postf. di C. Magris (Il Ramo d’Oro, Trieste 2005); “I grandi poeti del Sole 24 ore” (Foscolo, Leopardi, Pascoli, Ungaretti, Quasimodo), Mondadori/Electa, Milano 2008); I lenti giorni. Antologia delle poesie di Bianca Dorato, pres. di G. Tesio (Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma 2008); Cinquanta poesie per Biagio Marin, pref. di Edda Serra, Quaderni “Centro Studi Biagio Marin (ivi, 2009). Sua la curatela di: Pierluigi Cappello, Assetto di volo, pref. di G. Tesio (Crocetti Editore, Milano 2006); Ida Vallerugo, Mistral, pref. di F. Loi (Il Ponte del Sale, Rovigo 2010).

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NEL LIBRO                 

(Il viaggio comincia qui...) Casarsa della Delizia

“L’azúr…” peràula crota, bessola tal silensi
dal sèil...”

“L’azzurro…” parola nuda, sola nel silenzio
del cielo…”
P. P. Pasolini

Mi piace avviare dall’azzurro di questa “parola”, nuda e sola, il mio viaggio nel Friuli dei poeti: un cammino difficile, costellato di drammi che hanno segnato la più gran parte del secolo breve, lasciando tracce evidenti del loro passaggio in questa terra tanto amata dalla poesia. Pier Paolo Pasolini ci fa attraversare per primo i giorni della guerra, i tradimenti della storia e degli uomini, e ci svela con quanta coraggiosa determinazione abbia costruito il suo sogno di una “Provenza friulana”, con le finestre orientate in direzione del Mistral, il vento che ha fatto affiorare dal silenzio di paesi linguisticamente ben definiti, ma apparentemente lontani dalla poesia, il “dolce stil novo” del Novecento friulano.
Come e quando sarà nato questo sogno di rinnovamento, questo felibrismo alimentato da tante speranze?
In principio c’erano le Poesie a Casarsa, il libriccino che Pier Paolo, lasciando una Bologna di portici e tetti rossi, aveva portato con sé nei suoi vent’anni, nel paese della madre. Era il 1943, l’anno forse più duro della Seconda guerra mondiale. Quella plaquette, stampata a sue spese, «lo aveva subito segnalato all’attenzione dei critici più avveduti – e tra questi al grandissimo Contini – come ‘un poeta giovane, quasi adolescente, ma da non perdersi assolutamente di vista’. Il fatto nuovo in quel libretto (nuovo rispetto alla più valida poesia di quei giorni) era, prima di tutto, linguistico»1.
Il viaggio dunque comincia qui, a Casarsa, terra due volte materna per questo ragazzo, che ne ha fatto un luogo dell’anima assimilabile alla Castiglia del suo amato Machado, per poi proseguire verso una nuova frontiera. La sua, come più tardi e in tutt’altro contesto, quella kennediana, non fa promesse, ma lancia una sfida ed è essa pure “ricca di sconosciute occasioni, ma anche di pericoli, di incompiute speranze e di minacce”. È la nuova dirompente frontiera della poesia, radicatasi con forza in Friuli nell’ultimo trentennio del Novecento, ovunque il Mistral pasoliniano abbia soffiato.
Perché dopo Pasolini, lo sappiamo bene, la poesia in quella regione non sarebbe stata più la stessa. La morte del poeta di Casarsa ha fatto da spartiacque, creando tra i due versanti del fiume – il ‘prima’ e il ‘dopo’ – un solco che sarebbe diventato voragine col terremoto, abbattutosi sei mesi più tardi (6 maggio 1976) su quella striscia di terra già tanto provata in passato da fame, invasioni, emigrazioni.
Nel bellissimo Soldat di Napoleon (1953), lo stesso Pasolini rifletteva le tante tragedie della storia per bocca di un povero soldato di Casarsa, ispirandosi alle villotte friulane e al grande Romancero spagnolo:

«Adio, adio, Ciasarsa, i vai via pal mond,
mari e pari, iu lassi, vai cun Napoleon.
Adio, veciu país, e cunpàins zovinús,
Napoleon al clama la miej zoventút».

(«Addio, addio, Casarsa, vado via per il mondo, il padre e la madre li lascio, vado via con Napoleone. Addio, vecchio paese, e compagni giovincelli, Napoleone chiama la meglio gioventú».)

Quanti se ne erano già andati agli inizi del XX secolo in Australia o in America? Quanti ragazzi erano scomparsi durante la Prima guerra mondiale? «Un futuro perduto si salvava dentro gli occhi /da dove era stato raccolto quando scrivevano, / c’erano i prati da ricordare, le bestie da governare / la casa lasciata a metà da tirare su...» (P. Cappello, “A Umberto M. 1897-1918”).
Quanti erano stati seppelliti dalla neve, in Russia, durante la ritirata del Don? «Tros lavris brusâz / su l’ultime prejere o malediziòn / prime di jemplâsi di tiare e di frêt?» (Quante labbra bruciate / sull’ultima preghiera o maledizione / prima di riempirsi di terra e di freddo? […]); «Nikolajewka: fevelàvial / cualchidùn la mê lenghe? Dulà ise / la femine che mi à butât dongje dal pît / une patate cjalde?» (Nikolajewka: parlava / qualcuno la mia lingua? Dov’è / la donna che mi ha buttato vicino al piede / una patata calda? N. Di Monte, “Cjant dal fûc”, Canto del fuoco, in Cjanz da la Meriche, Canti dall’America). Quanti erano svaniti come fantasmi nell’arsura implacabile dell’Africa? Quanti nei giorni di fuoco della Resistenza? «Nô o cjantìn parceche o tignìn dûr… il fûc dal nostri sanc, pa l’indoman»: Noi cantiamo perché teniamo duro… il fuoco del nostro sangue, per il domani. (P. Cappello, “Cjant di Avrîl”, Canto d’aprile).
Quanti, infine, sotto le macerie del terremoto? Bisognava andare via, fuggire da quel “paese d’amarezza”.

INDICE del libro

 

IL VIAGGIO COMINCIA QUI... 7
Casarsa della Delizia 7
Le parole delle insensate cose 8
Paese d’amarezza 10
Una mappa della poesia in Friuli 10
La scuola di San Giovanni, Porzùs e l’Academiuta 11
1-2 novembre 1975. Idroscalo di Ostia 12
«A casa ho trovato la lettera di un ragazzo...» 13
«Sulla porta di casa c’era un bambino e guardava» 14
«Nella neve del secolo...» 15
I pettirossi della storia 16
6 maggio 1976 «Mi parve di stare al centro della notte del giudizio» 17
«Strette al ciliegio fiorito... aspettiamo che passi la fine. Posso alzare la testa?» 18
E dopo? Che cosa è successo dopo? 20
«... Prima era una casa solo di sassi, adesso è solo una casa di ricchi» 21
«Nostra preziosa eresia, Federico» 22
“Un bel cielo dalle finestre di tanti bei giorni” 22
“Bisiacaria è uno di quegli spazi paralleli, contigui alla nostra realtà quotidiana” 23
“Nel buio degli alberi” 23
«Una sottile linea di case infilata in un canale» 24
Il tempo delle “parole povere” 25


Antologia 27

Pier Paolo Pasolini
e il sogno di una Provenza friulana 29

Novella Cantarutti
J’ sielc’ peravali’ / Scelgo parole 34

Elio Bartolini
“…il battere del cuore per ogni volta / che passo il Tagliamento” 38

Leonardo Zanier
“Nei miei paesi quand’ero bambino” 42

Umberto Valentinis
in una “terra d’ombra” 47

Amedeo Giacomini
Le “aspre rime” 52

Ida Vallerugo
“e intorno il silenzio del mondo” 58

Federico Tavan
“nostra preziosa eresia” 66

Nelvia Di Monte
I migranti della vita 71

Giacomo Vit
Una “Spoon River” in friulano e una porta sul cielo 76

Mario Benedetti
“Un bel cielo dalle finestre di tanti bei giorni” 80

Ivan Crico
Da lontano, “segnali di mare” 84

Gian Mario Villalta
“Nel buio degli alberi” 90

Pierluigi Cappello
Dal lirismo de Il me Donzel alle “Parole povere” di Mandate a dire all’imperatore 94

NOTE 102
SCHEDE BIOBIBLIOGRAFICHE 105
Indice dei Nomi 119