Notizie sui libri da Roma |
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Renzo Favaron[VENETO] Renzo Favaron è nato a Cavarzere nel 1959, vive e lavora a San Bonifacio (Vr). Dopo un'iniziale plaquette in lingua, uscita nel 1989, intitolata Voci d'interludio, nel 1991 pubblica in dialetto veneto Presenze e conparse (prefazione di Attilio Lolini). Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti. A partire dal 2002 pubblica alcune minuscole plaquette presso le edizioni Pulcino-Elefante. Nel 2003 pubblica testamento, un'altra raccolta di poesie in dialetto (prefata da Gianni D'Elia), nel 2006 Di un tramonto a occidente e nel 2007 Al limite del paese fertile (venti anni di poesia in lingua accompagnate da tre cartelle di Alberto Bertoni). Il racconto La spalla è del 2005. È presente in varie riviste letterarie e antologie. Ha collaborato con la rivista il Verri e sue poesie sono state pubblicate in tiratura limitata presso le edizioni Quaderni di Orfeo e Il ragazzo innocuo. Del 2009 è in Cualche preghiera (postfazione di Giancarlo Consonni e vincitore del premio Salvo Basso).
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Le poesie di Renzo Favaron |
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ESSARE NO' SE POL?Par cue'o che vorìa essare e no' so', No' xe da poco, se sa, darse senpre on viso ESSERE NON SI PUÒ? - Per quello che vorrei essere e non sono, / per quello che sono e non vorrei essere, / estraneo mi sento – sotto una luce chiara – / come di stare qui ma non fino in fondo. // Non è da poco, si sa, darsi sempre un viso / per sentire il peso di una cosa vuota, / ma quello che importa più di questo vivere / è sentirsi chiari sotto quella luce |
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DRIO A ON MURO (VOSE DE ME PARE)...se fa sempre manco ciaro Cara la me stela... a cuancue DIETRO UN MURO (VOCE DI MIO PADRE) - ...si fa sempre più scuro / se resti così senza capire / in una sera in cui / non c'è nessuno che ti conosce, / né bellezza, né una carezza, / ma solo l'ignoranza davanti ai tuoi occhi / come il pensiero cupo / tra cose lievi... // Cara la mia stella... a qualunque / preghiera si risponda, / una veste di sacco / tosto si offre in dono / se chiudi dietro un muro ogni finestra. |
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TESTAMENTOAnca mi 'no so meio de ti. Ben, a gò deciso che no' la morirà, TESTAMENTO – Anch'io non sono meglio di te. / Ormai non parlo più niente, / non dico più niente, meno ancora mi conosco. / E non solo io. / È come se mi fossi / mangiato tutto, perché senza una lingua / si muore solo, non si vive un minuto. / E anche questa che adopero adesso / boccheggia come una tinca / in un secchio, come se anche lei / avesse i giorni, / le ore, i minuti contati. // Bene, ho deciso che non morirà, / che morirà solo quando sarò di là. / Per giunta, mi fischiano le orecchie / quando si alza da non so dove / quella voce che non sembra di nessuno / e che invece è la mia / o di qualcuno che si vendica. / Perché non siamo fatti solo di ore, / ma anche di sangue, di vento, / di questa lingua che mi senti / sempre meno celebrare. |
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XVCô se perde ogni speransa XV – Quando si perde ogni speranza / è quasi solo per se stessi / che si chiude il passaggio. / Una volta per tutte, / la sfida è gettare / un ponte e tenere / unita la catena. / anche con poco. / Per poco. / Magari solo con lo sguardo |
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ECETERA ECETERAParché no' te-ssì, Chie xe che sa? Gnente altro, mare. Parché no' te-ssì, no te-ssì E cussì xe senpre. ECCETERA ECCETERA - Perché non sei, / chi è che sa di te? / Una nipote lontana, / l'aurora o la punta / del lapis che indugia. / Perché sei stata / anche se l'ora non dura / o non è cominciata. // Chi è che sa? / Luoghi -ma lontani come i Poli. / Giorni -ma tutti / non più andati che rimasti. / Silenzio, / alle parole caro. // Nient'altro madre. / La punta del lapis / indugia e ora è come / se non si potesse / che tracciare un eccetera / eccetera invece del nome. // Perché non sei, non sei / perché non c'è niente / da dire, perché / non c'è niente da tacere. // E così è sempre. / Luoghi -ma lontani come i Poli. / Giorni -ma tutti / non più andati che rimasti. / E tu, per te stessa / -alla forma cara, / e tu, per te stessa / -flauto, verso e pietra. |
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