Abito da sera di Achille Serrao


Un CD in cui il poeta si esibisce in veste di chansonnier e di fine dicitore bilingue (napoletano e romanesco)

Venerdì 9 dicembre 2011 alle ore 17 a Roma presso la nuova Sala consiliare del VII municipio in via Perlasca (vicino Auchan) e poi il 28 dicembre alle ore presso la Libreria Il Mattone in via Bresadola a Centocelle, duplice presentazione di “Abito da sera” del poeta Achille Serrao.

Sgombriamo subito un equivoco: non si tratta di un nuovo libro di poesie ma di un disco, prodotto da Helikonia edizioni e produzioni musicali in cui Serrao si esibisce in veste di chansonnier e di fine dicitore bilingue (napoletano e romanesco) con Andrea Allocca alla chitarra, Andrea Salvi al flauto e Paula Gallardo al piano. Per completezza nella copertina del libretto accluso l’accattivante foto della piccola Maria Elèna Serrao, sorridente, con il suo faccino tirabaci sovrastato da un trionfo di piume.

Sul retro del CD si specifica un programma di Serenate con sezione romana e sezione napoletana, sul quale torneremo. Al lettore impaziente dico subito che io l’ho comprato (costa 10 euro e, in tempo di crisi, può essere un ottimo regalo per le imminenti festività), l’ho ascoltato, mi è piaciuto molto e quindi ci metto la faccia consigliandone l’acquisto.

Perché “abito da sera” e perché ancora “serenate” al tempo di internet e di social network?

“Si intitola Abito da sera - spiega Serrao - perché nasce dal desiderio, oramai attempato (Achille ha settantacinque anni, ma non la sua voce, così calda, sensuale, limpida) di lasciare testimonianza dello scampolo di voce di cui sono portatore non del tutto sano in una cerchia ristretta di amici e familiari, magari per uso di distensione, magari terapeutico nei casi di insonnia crudele e recidiva. Nasce per diletto e dal diletto, quindi da una fragilità privata alla quale ho voluto e potuto dare credito di professionalità. Un po’ mi sono affidato all’esperienza di musicisti con trascorsi di eccellenza, un po’ ho dato fondo alle personali risorse di un’arte non mia ma praticata in spettacoli che prevedevano anche interventi canori. Questo mio manufatto vuole apparire (o essere): un anacronismo perché le serenate che lo compongono sono abiti da sera da tempo dismessi. Salvo casi sporadici, non entrano in quel rituale di “prova” per eventuali corrispondenze amorose; restano affidate a voci in estensione tenorile, talvolta un po’ fuori le righe, o, più frequentemente, a voci da baritono-basso, intimiste, davanti a una platea in un repertorio teatrale. Ma non più sotto una finestra, con calascioni, chitarre, mandole e violini in attesa che lei si affacci”.

“Io - prosegue Serrao - attraverso questo timido assemblaggio musicale e poetico confido nella rivisitazione di cose, eventi del passato, nonostante una contemporaneità arida e avarissima di trasformazioni e rinnovamento. Forse sdilinquisco un po’ nel canto, ma con il risentito incanto che produce il raffronto passato-presente, nella ferma speranza che lo scandaglio, la immersione nel ‘trascorso’ che ci appartiene, in qualche modo ripristini valori perduti e, prima ancora, difenda dall’oscurantismo culturale in atto. Ciò vale per le serenate, quelle ‘serali’, ‘a dispetto’ e le insolite ‘albate’ (perché portate all’alba), ma potrebbe adattarsi anche alle poesie che le precedono, un collante mirato delle dodici splendide melodie. Tutte le poesie, così le serenate prescelte, in due dialetti (il romanesco e il napoletano) e liquidate, a torto, come defunte, assieme alle altre ‘diverse’ lingue d’Italia, da molti studiosi di faccende letterarie”.

Ed in effetti canzoni e testi poetici sostenendosi a vicenda danno vita ad un riuscito amalgama che accresce l’efficacia di entrambi, costituendo una unità nuova, e conferendo una nuova intensità sentimentale.

I poeti presenti nel disco sono, nell’ordine della lettura, per la Sezione romana: Achille Serrao (che ha elaborato per la circostanza lo stesso brano “Cima delle dolcezze” in romanesco e napoletano) curatore e coordinatore della selezione antologica delle serenate; Mario Dell’Arco con “La mela”; Giggi Zanazzo con “A la ppiù bbella de Roma”; Mauro Marè con “Sera trasteverina”; Rosangela Zoppi con “Amanti”, “Una canzone”, “Amore” , “Lui e Lei” e “Rondinelle”; Mauro Marè con “Roma biscroma”. Per la Sezione napoletana: Achille Serrao con “Ducezza cimmarella”; Raffaele Ragione con “Uocchie d’ammore”; Giovanni Capurro con “Serenata”; Salvatore Di Giacomo con “Vocca addurosa”, “Dal Cariteo” e “Serenata a na vicina”.

Le serenate, nella Sezione romana sono: Cima de le dorcezze (A. Serrao - P. Gallardo; Tutta la notte ‘n sogno (Trascr. A.G. Perugini); Bella quanno te fece mamma tua (Trascr. A.G. Perugini); La serenata (G.G. Belli - Paula Gallardo); Affaccete Nunziata (N. Ilari - A. Guida); Nina si voi dormite (R. Leonardi - A. Marino); Serenata sincera (L.L. Martelli - E. Neri - A. Derevitsky).

Le serenate nella Sezione napoletana sono: Ducezza cimmarella (A. Serrao - P. Gallardo); Fenesta vascia (Anonimi); Napulitanata (S. Di Giacomo - P.M. Costa); Era de Maggio (S. Di Giacomo - P.M. Costa); I’ te vurria vasà (V. Russo - E. Di Capua - A. Mazzucchi); Scètate (F. Russo - P.M. Costa); Voce ‘e notte (E. Nicolardi - E. De Curtis).