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AlighePoesie in dialetto triestino di Roberto Pagan Àlighe (Alghe) di Roberto Pagan, (Ed. Cofine, Roma, 2011) vicitore del premio Città di Ischitella-Pietro Giannone 2011, pp. 48, euro 6,00 --------------------------------------------------------- IL LIBRO I testi di Àlighe (Alghe) hanno una loro trama che chiama in causa il lettore con deliberato proposito e senza reticenza. La raccolta si apre con un elegante “Baleto” (Balletto) cui fanno seguito testi di lunghezza e spessore diverso ma sempre tali da provocare nel lettore ansia d’attesa e raggiunta soddisfazione di verità.
Roberto Pagan è nato a Trieste nel 1934, dove si è formato nella scia degli ultimi rappresentanti di quella grande stagione giuliana della cultura mitteleuropea: Saba, Giotti, Stuparich, Marin.
Baleto Xe palide e bionde xe come le done xe come damine le scolta la musica le verzi le ale le varda la giara xe come le foie xe come la sorte le xe come i sogni le xe come l’erba Balletto. Sono pallide e bionde / sono scure e sono rosse / scuotono la gonna / battono le nacchere / si aggiustano il corsetto / e ballano nel mar // sono come le donne / che raccontano pettegolezzi / che alzano la cresta / che abbassano le ciglia / che chiudono il ventaglio / che fanno due moine // son come le damine / che fanno i loro capricci / che sentono i loro brividi / che stanno sulle spine / se viene il rimbombo / dal fondo del mar // ascoltano la musica / e sono in movimento / poi si abbandonano / a ogni corrente / lasciano passare / la luna e l’umore // aprono le ali / stanno in punta di piedi /sono come farfalle / che volano nell’acqua / vedono il corallo / nascondono il pesciolino // guardano la ghiaia / il secchiello del bimbo / il raggio di luce / il riflesso dell’ombra / ascoltano il sussurro / della risacca // sono come le foglie / che il vento scompiglia / sbattute dal refolo / sono come il galletto / che gira sulle tegole / in cima al tetto // sono come la sorte / sono come l’amore / che perde la testa / di uno si ricorda / dell’altro smarrisce / lo stampo del nome // sono come i sogni / e come le sillabe / di un alfabeto / da sola nessuna ha un senso / possono fare miracoli / quando sono insieme // sono come l’erba / che popola il mare / sono come l’onda / che imprime la scia / che segna la vita / che viene e che va
No dirme che xe sucesso Idrovolante. Non dirmi che è successo / qualcosa di nuovo a Trieste. / Che un’altra volta è morto / mio nonno? è un’isola / fuori dal mondo, questi matti / hanno messo una vela e navigano / al lasco, beati. Di questo stupido / nessuno ha saputo nulla, non sanno nemmeno che esisto. / Nemo propheta – si dice. Ma “nemo” / è proprio meno di meno. Io a vent’anni / una promessa! Mi conoscevano come il soldo / ero il cocco / di Giotti, di Stuparich / di Anita Pittoni, un po’ perfino / di Saba. Se io mi ricordo? Io mi ricordo persino / di quando nella Sacchetta c’era l’idrovolante. / Ma questi non sanno neppure cos’era l’idrovolante.
Iera diversi una volta, no per dir, I colori. Una volta, non faccio per dire, ma erano diversi / anche i colori. Per esempio il giallo / canarino, che cantava, capirai, tutto contento / sui tetti pieni di sole. Allegro era anche il verde / bandiera, che si godeva il vento sul balcone. Per forza. Ma il blu carta da zucchero, / dove lo trovi adesso? E così il marroncino / carta da impacco, che esisteva finché c’era il pizzicagnolo col lapis / copiativo in bilico sull’orecchio, che poi ti faceva il conto / svelto come un bolide meglio di una macchinetta calcolatrice. / Ma il colore per me più commovente, il più segreto / si chiamava (non ridere, perché non invento) / “pancia di monaca”: sbiadito per sua natura, ma così / cangiante che ognuno poteva figurarselo a modo suo / come voleva: rosa, lillà, violetto / pallido, sciupato, ma per questo ti piaceva, lacrima / di passione e di mistero, nascosto come il nocciolo / della pesca, un poco anche velenoso. Era il colore delle panchine / logore, dei tappeti rosicchiati dai topi che mostrano la trama / le coperte lise, le travi consumate / dei castelli, miseria e nobiltà. Anche di certe vite / tarlate, soffocate dai rimorsi, lasciate sole / come il pezzo di sughero sul mare. Vedi che sta a galla / ma non sai perché. |
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