Notizie sui libri da Roma |
|
Anna Elisa De Gregorio[TOSCANA] Anna Elisa De Gregorio, nata a Siena nel 1944 da genitori campani, abita ad Ancona dal 1959 dove lavora presso un’agenzia di marketing. Ha fatto studi classici e, pur componendo da sempre poesie e haiku e interessandosi di poesia, non ha pubblicato nessun libro. |
Warning: getimagesize(profili/DeGregorio.jpg) [function.getimagesize]: failed to open stream: No such file or directory in /home/www-tol/poetidel/public/poetidelparco.it/9_IT.php on line 12 |
Le poesie di Anna Elisa De Gregorio |
|
Le bole de la schiumaUbligata ogni sera, puntata a ’na segiula, strufinava svujata i piati ’te l’acquaio de granija sbreciata.
Sa la parnanza streta a la vita smiciava gèrbi i deti de fiola cumpagni a saraghine scumpari’ ’te la schiuma.
La scudela ’na barca salvata da ’n naufragio ’n’antra vorta afugata, a la fine risorta a rimesa ’tel porto.
Vulava dal catino le bole de la schiuma, spechiava la finestra de cucina e muriva de gnente, ogni sera. LE BOLLE DI SCHIUMA – Per obbligo serale, / in piedi su una sedia, / strofinava svogliata / stoviglie nell’acquaio / di graniglia sbrecciata. // Con i fianchi abbracciati / dal grembiale, fissava / acerbe le sue dita / alici appena nate / in schiuma scomparire. // La scodella una barca / salvata da un naufragio / e poi ancora sommersa / alla fine risorta / in rimessa nel porto. // Volava dal catino / una bolla di schiuma / specchiando la finestra / di cucina e moriva / di niente, ogni sera. |
|
’N albero d’ulivo
Pasato ’l cancelo me fermo cunfusa, UN ALBERO D’ULIVO – odore amaro / dell’ulivo, dolcezza / d’olio e di terra. // Passato il cancello mi fermo confusa / perché non so da che parte devo girare: / una volta i morti si mettevano sotto terra, / che io sappia, nei cimiteri non c’erano / le strade, le sezioni, le scale lunghe / di ferro per arrivare ai loculi alti. / Ti appoggiavi lì, vicino alla tomba, / in ginocchio, se lo potevi fare, / la fotografia all’altezza degli occhi, / facevi due parole con Dio / e la terra portava l’ambasciata, / raccoglieva un po’ di lacrime, / insomma era un morire più umano. / A un mio amico, sono passati tanti anni, / hanno messo sulla tomba un ulivo, / due rami in croce allora, adesso un albero, / si sono quasi scambiata la vita. / Vedi le foglie che si muovono piano, / il loro colore modesto, impolverato, / e senti la dolcezza di quell’uomo, / un po’ di amaro te lo porta l’aria, / vuoi credere vero che tutto resta / vivo di una sostanza che non cambia / al fondo, e, non pare, ma ti consoli tanto. |
|
Aquì se parla de angiuliPòle sta’ su ’na mano: E˘ ’n fiolo ’pena nato. De gnente lù s’acorge ’Te la schina chi bozzi, QUI SI PARLA DI ANGELI – Può stare in una mano: / nei suoi occhi velati / sapienza d’ogni cosa. / è un bambino appena nato. // Ma adesso l’angelo passa / con un dito sul mento, / gli toglie ogni memoria / lasciando una fossetta. // Non s’accorge di nulla / e il mondo dove è caduto / riguarda con occhi umani / e tutto appare nuovo. // Quei nodi sulla schiena / ricordo di due ali / antiche: ancora traspare / la lontananza da dove arriva. |
|