Nel libro di Luciani pari considerazione al romanesco e agli altri 120 dialetti dei comuni della provincia di Roma


La presentazione del volume a cura di Franco Onorati del Centro Studi G. Gioachino Belli

L’11 giugno 2011 presso il Centro Culturale Lepetit è stato presentato il libro di Vincenzo Luciani “Dialetto e poesia nei 121 comuni della provincia di Roma”  (11° quaderno del Centro di documentazione della poesia dialettale 'Vincenzo Scarpellino'), ad opera di Franco Onorati del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli, che riportiamo in seguito.

L’autore del libro ha ringraziato tutti i soggetti che hanno contribuito alla complessa ricerca, a partire dalla Provincia di Roma che ha assicurato un contributo imprescindibile dal 2005 al 2011 che ha consentito la realizzazione di 6 volumi dedicati alla singole aree di cui si compone la provincia. Luciani ha pure ringraziato, il prof. Ugo Vignuzzi dell’università La Sapienza per il suo ruolo di guida ed animatore del progetto, il prof. Cosma Siani e Riccardo Faiella, coautori di alcuni volumi e tutti i corrispondenti dei comuni coinvolti e i volontari che hanno contribuito al successo della ricerca, all’avanguardia in Italia nello studio delle lingue locali.

Il consigliere provinciale e presidente della Commissione Cultura Pino Battaglia si è complimentato con l’autore ed ha assicurato la continuazione dell’impegno della Provincia per la salvaguardia dei dialetti e delle tradizioni.

Ed ecco l’intervento di Franco Onorati del Centro Studi G. Gioachino Belli:

“Venendo a Tor Tre Teste, su suggerimento di Luciani, ho percorso un tratto della via Staderini, e non ho potuto fare a meno di intrecciare quel nome all’incontro di oggi e riflettere sul senso della mia partecipazione.

Aristide Staderini fu il fondatore, assieme al titolare delle famose Cartiere Miliani di Fabriano, della spa Aristide Staderini che per lunghi anni stampò le carte valori per conto della Banca d’Italia; forse qualcuno fra i meno giovani se lo ricorda. Quello stesso Staderini che nel 1940, su impulso del “Gruppo dei Romanisti”, diede vita alla Strenna dei Romanisti, giunta quest’anno alla 72ª edizione. Si dà il caso che io, appartenendo da anni al “Gruppo dei Romanisti”, sia uno dei curatori della Strenna, che difende, valorizza e diffonde la storia e la cultura di Roma. Sono anche socio del Centro Studi G. G. Belli: insomma, percorrendo via Staderini mi sono detto che la militanza per la valorizzazione della letteratura in dialetto passa anche attraverso queste singolari coincidenze, che vedono realizzarsi una simpatica sinergia e interdipendenza fra diverse associazioni impegnate sul campo. Centro Studi G. G. Belli, “Gruppo dei Romanisti”, l’Associazione “L’Incontro”.

Devo all’amabilità di Achille Serrao e Vincenzo Luciani se oggi sono qui: e quindi è con piacere che li ringrazio e saluto, e con loro saluto tutti i presenti anche a nome del Centro Studi Belli. Serrao e Luciani devono essersi detti: peschiamo il nome di una persona di riconosciuta incompetenza, alla quale chiedere di presentare questo libro in modo oggettivo, con il distacco critico di un lettore qualunque che, alle prese con una rassegna antologica di poesia dialettale nei 121 comuni della provincia di Roma, ne possa fornire una valutazione vorrei dire agnostica, senza il coinvolgimento emotivo e culturale che hanno gli addetti ai lavori. Questo è esattamente l’identikit di chi vi parla; e dunque, circoscritti - e non per falsa modestia -i limiti del mio intervento, passo a dirvi quali sono state le mie impressioni.

Cominciamo col sottolineare che siamo qui in presenza di un ennesimo capitolo (il sesto, se ho fatto bene i miei conti:ma potrei sbagliarmi per difetto) di una ricerca sul campo che, valutata nella sua totalità, mette a disposizione degli studiosi e degli amatori un patrimonio davvero imponente di dati; tutto lascia intendere poi che l’avventura potrà continuare, trattandosi di un’opera aperta. Dunque per merito dei curatori, cui non è mancato l’autorevole avallo di un’autorità come Ugo Vignuzzi, è stato inventariato un repertorio vastissimo; operazione tanto più meritoria se si considera che essa non si è limitata a percorrere i piani alti della produzione dialettale, ma ha preso in considerazione il fenomeno nella sua anche minuziosa frammentazione, scovando e censendo autori di cui non è offensivo riconoscere la modesta dimensione.

Ma proprio qui sta il valore di un’operazione del genere: affrontare con spirito ricognitivo una produzione dialettale diffusa, dando vita a una sorta di “data base” su cui successivamente poter lavorare, lasciando ai critici di professione un giudizio selettivo in termini di valore.

Un altro elemento che caratterizza questo volume ,in coerente continuità con quelli che l’hanno preceduto è il metodo adottato: si tratta infatti di un’indagine a tutto campo, non limitata cioè come spesso succede nelle tradizionali antologie di letteratura dialettale, alla produzione poetica, ma estesa a toponimi e soprannomi, proverbi e modi di dire, filastrocche, ricette, testi in prosa (teatro e racconti) e testi poetici. Nell’anno che celebra il doppio centenario di Gizzi Zanazzo, vorrei dire che la sua grande lezione rivive in questo come negli altri quaderni che lo hanno preceduto: uno spirito cioè capace di coniugare l’approccio letterario con quello etnografico e folcloristico , riconoscendo pari dignità a tutti i generi dialettali, senza supponenti classificazioni mirate alla sola ricerca del sublime.

A proposito di Zanazzo mi sia consentita una breve parentesi, giustificata dal fatto che incontri come quello di oggi servono anche a scambiarci informazioni; a Zanazzo nel novembre 2010 abbiamo dedicato un convegno che si è svolto in due sessioni: la prima, di carattere più propriamente scientifico, è stata ospitata dalla Fondazione Besso; la seconda, di impronta scenica, ha avuto luogo al Teatro Vittoria. Ebbene, in occasione di quel convegno, abbiamo dato alle stampe una pubblicazione che ripresenta un fascicolo della rivista “Orazio” risalente al 1953: si tratta, come molti di voi probabilmente sanno, di una delle riviste di Mario dell’Arco, che volle dedicare a Zanazzo un numero monografico nel quale figurano contributi di illustri personaggi, come l’etnologo Paolo Toschi o il romanista Ceccarius. In appendice poi abbiamo inserito una bibliografia degli scritti di Zanazzo. Di questo fascicolo lascio un paio di esemplari in dotazione Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” presso la vostra biblioteca “Gianni Rodari”.

Ma il contributo che il Centro Studi Belli intende dare al ricordo di Zanazzo non si esaurisce qui; infatti posso annunciarvi altre tre iniziative: 1) la pubblicazione degli atti del convegno di novembre, che sta curando il giovane ma già affermato studioso Gabriele Scalessa; 2) la pubblicazione di tutto il teatro di Zanazzo, a cui stanno lavorando Laura Biancini (uno dei soci fondatori del Centro Studi e attualmente vice presidente, dopo aver diretto per anni la Sala Romana della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma) e Paola Paesano, della Biblioteca Angelica presso la quale c’è il più consistente Fondo Zanazzo; 3) infine, per ultimo, dedicheremo a Zanazzo il tradizionale incontro del 7 settembre 2011, giorno anniversario della nascita di Belli: la manifestazione si svolgerà nel pomeriggio alle 16,30 di mercoledì 7 settembre presso la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea in via Caetani, a due passi dal luogo in cui è nato Zanazzo.

Riprendo il filo delle mie impressioni su questo libro. Le ricerche di base che hanno reso possibile la pubblicazione presuppongono un duplice contatto con gli informatori locali, siano essi cultori della storia del rispettivo comune, intellettuali militanti o scrittori: e cioè o un contatto diretto, interpersonale; o un contatto epistolare. Quale che sia stato il contatto, il risultato merita tutta la nostra ammirazione: perché ne è scaturita una mappa articolata di presidi sul territorio che rappresenta un valore aggiunto. Troverete in questo tesoretto nomi, cognomi, dati anagrafici,dati bibliografici, titoli. Insomma un reticolo informativo esauriente, che di ogni comune fornisce una scheda a tutto tondo, base di partenza utilissima per chi volesse approfondire in senso monografico la produzione letteraria in dialetto di una singola provincia.

Trovo poi del tutto condivisibile uno spunto che affiora qua e là in questa raccolta, come nelle altre che l’hanno preceduta. L’influenza e la pervasività del romanesco sugli altri dialetti della Provincia di Roma, più o meno prevalente a seconda dei casi, è un fatto storico geografico indiscutibile, perché non solo parliamo di vernacolo della dominante, ma anche di una letteratura che affidandosi a nomi come Micheli, Berneri, Carletti, Belli, Pascarella, Zanazzo, Trilussa, Santini, dell’Arco, Marè e mettiamoci pure il nostro Scarpellino, ha esercitato di fatto un predominio sugli altri dialetti, probabilmente non facilitandone una completa emancipazione.

Un dato di fatto che questa ricerca non nega, né potrebbe farlo. Ma il bello è che quel dato di fatto non ha condizionato né continua a condizionare il lavoro del “Centro di documentazione della poesia dialettale Vincenzo Scarpellino” e dell’Associazione L’Incontro: che riservano una pari attenzione e considerazione al romanesco come a tutti i dialetti dei comuni della Provincia di Roma .

E la prova più efficace di questa equidistanza si manifesta sia nell’impostazione del bando (rivolto a poesie composte in uno dei dialetti del Lazio) sia nel risultato di questo concorso, che premia una terna in cui figurano un dialetto sambuciano, uno sublacense e il romanesco. Che poi il primo premio sia andato alla Signora Fratini, attiva in dialetto sambuciano, rappresenta una conferma della bontà di questa impostazione: indipendentemente dal valore degli altri due premiati, Meloni e Lanciotti. Voglio dire che abbiamo giustamente rimesso in discussione il primato del romanesco,riscattando gli altri dialetti della provincia da un rapporto di sudditanza che risulta in fin dei conti ingiustificato.

Va quindi salutata l’originalità di questa competizione, che si inserisce con una sua specifica fisionomia in un panorama fin troppo affollato di concorsi per la poesia romanesca. Un premio centrifugo,dunque, che in questo senso può guardare al futuro con un certo ottimismo.
Mi viene in mente, per affinità di idee, un altro premio giovane come il nostro, giunto quest’anno alla quarta edizione, quello intitolato “Rustica Romana Lingua”, lanciato dalla studiosa e poetessa Laura Fusetti: un premio che va a racconti in prosa romanesca; un’altra iniziativa,voglio dire, in controtendenza rispetto alla pletora di premi alla poesia romanesca.
Chiudo con due annotazioni: la prima riguarda il piccolo dono di pubblicazioni con cui il Centro Studi G. G. Belli ha voluto contribuire per così dire al “monte premi” del concorso. E’ un semplice gesto, con cui vogliamo esprimere non solo l’apprezzamento per questa iniziativa ,ma anche avviare, come Luciani sa, un rapporto più operativo con l’Associazione L’Incontro e con la Biblioteca “Gianni Rodari”.
La seconda annotazione riguarda lo spazio che la rivista curata dal Centro Studi G. G. Belli intende dedicare alle pubblicazioni del Centro di documentazione Scarpellino: già nel primo numero di quest’anno è uscita una articolata recensione, a firma di Gabriele Scalessa, del “Quaderno” dedicato ai Castelli Romani e al litorale sud. Lo stesso faremo per questo nuovo Quaderno e per l’odierna manifestazione. Grazie, auguri di buon lavoro e in bocca al lupo”.