Enrico Vergoni




ENRICO VERGONI  è nato nel 1979 a Marotta (PU). Impegnato da sempre nell’associazionismo e nel volontariato, ricopre da più di quindici anni vari incarichi politici. Appassionato di letteratura antica, compone in Latino e in Italiano. Tango e cenere è la sua prima opera edita.

Da esssa traiamo alcune poesie

12/03/2011

Le poesie di Enrico Vergoni


Farfalle

29/04/2010

Sono diventato padre
il grigio degli alberi è sceso su di me
sulle mie tempie ,
ha colorato i miei capelli.
Si diventa vecchi senza volerlo
senza saperlo
è come una chiamata alle armi ,
l’alito si fa pesante
come la solitudine.
Tutto diventa memoria,
i ricordi della sera
hanno traiettorie strane
arrivano a tradimento;
non credere che sia un morire
è solo dormire nella penombra
calpestare prati lontani.
Signore
ringiovanisci le mie ore
dammi la forza ,
il coraggio dei giusti,
non dirmi niente finchè verra la fine.
Quando morirò
miliardi di atomi esploderanno verso il cielo
miliardi di pensieri
come coriandoli....
.....farfalle....





Respira il mare

14/09/2009

Se ti diranno che non è vero
Tu non ci credere
Respira il mare
Sognalo
Vivi al sole
Che la nostra vita
Non si chiude in una stanza





Semplice

gennaio 2010

Semplice
me ne sto quì
ma che hai notte da guardare ?
Le mie paure son tutte figlie tue,
non sai che un uomo è vero solo quando è solo,
che non c’è differenza tra chi sogna e chi muore ?

Stasera voglio star da me
e non provar a commuovermi con qualche stella,
bella la vita per chi la scrive
ma chi la vive non può saltar pagina.

Luna
illumina la mia mente,
rischiara i miei passi.
Se molto ho sbagliato
è stato solo un ripararsi dal vento,
non chiamarlo peccato.

Dicono che la speranza è merce gratuita
ma non si paga forse con le illusioni?
Anche una foglia che mi sfiora spaventa le mie piccole spalle,
mi offro come cibo alla tua coscienza
germoglierò dentro di te,
per te
mio sole di giustizia in questa sera senza luna.

Muore l’amore quando smetti di sognarlo
si spezza
come fili di un tappeto che attraversa l’oceano per raggiungerti.
Sei scesa dalla mia Croce
non ne sopportavi la vertigine,
sono scivolati dadi sulla mia pelle,
l’hai perduta.

Semplicemente....





12 ottobre

05 maggio 2010

Entravano piano i treni in stazione
a ottobre Milano ha già dimenticato l’estate;
c’è chi cammina felice
nel vento muove le ali,
c’è chi invece la vita
l’ha dimenticata tra i pali.
Ognuno appeso ai propri pensieri
come panni stesi,
intanto il sole si alza
come una bambina da un prato.
Poveri Cristi stesi a terra
nessuno se ne cura,
gira un gran freddo tra queste valli
forse non ci si ama più.
Ti accarezzo i capelli
grano che punge le mie mani,
lo faccio per l’ultima volta
senza saperlo.
Accarezzo il tuo sguardo
profuma
fiore di vaniglia tra le labbra,
odore di campagna
noci e avena.
Baciami con forza
come con settanta lingue,
che tutti i popoli ci capiscano
e sappiano cos’è l’amore.
Ma devo andare,
giunge il treno,
il suo suono
come il grido di mia madre
che a sera
interrompeva il gioco.....
......io che parto
lei che rimane indelebile
nei miei pensieri.