Claudio Porena




(LAZIO) CLAUDIO PORENA è nato a Roma nel 1974. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Lettere nel 2007 con 110 e lode presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studî di Roma “Tor Vergata”, con una tesi in Glottologia dal titolo: La Risonanza Fonica Inconscia. Aspetti teorici e rilievi testuali di un fenomeno neuro-psico-linguistico. Sta preparando il diploma di chitarra classica (10° anno) presso l’Arts Academy in Roma.
Vive e insegna chitarra classica ad Ostia Lido, ed è docente di Linguistica romanesca e scrittura del sonetto all’Università della Terza Età ad Ostia Antica.
Ha pubblicato il manuale-silloge poetica Dar trapezzio vocalico ar sonetto. Manuale di linguistica romanesca, retorica e metrica con sonetti scelti (TerreSommerse 2010). Ha concepito e codificato due varianti di forme metriche*.

*Dopo la lettura integrale e l’analisi approfondita dei Grandi poeti romaneschi Belli, Zanazzo, Pascarella, Trilussa e dell’Arco, dopo aver composto oltre settecento sonetti dal 2008 ad oggi, Porena è approdato nel 2010 al concepimento e alla codificazione della terzina poreniana che ha una struttura invariabile, che consta di tre endecasillabi su quattro rime: il primo e il terzo endecasillabo rimano tra loro all’esterno, il secondo rima all’esterno con la cesura del primo, cioè con una rima al mezzo situata sempre nel primo endecasillabo. Essa può essere semplice, qualora sia atta a contenere arguzie o immagini liriche epigrammatiche, o essere composta (per lo più tripla), qualora intenda contenere riflessioni o svolgimenti narrativi di più ampio respiro; la terzina poreniana composta può eventualmente dilungarsi ad libitum, per generi che lo richiedano (epica, romanzo in versi, autobiografia ecc.).

12/03/2011

Le poesie di Claudio Porena


La festa da ballo

4/DLII. 

M’ero scordato de dije che jeri,
tutta la notte da unnici a otto,
diedi ’na festa da ballo in salotto
pe svarià un po’ o scaccià via li penzieri.
Stamio noantri a ballà volentieri,
quanno ch’er gatto, magnato er pancotto,
s’arza su in piedi e incomincia de botto
a ballà mejo de tanti tanghèri:
passo in avanti, zompetto, giretto,
passo de fianco e, co un fascino raro,
’na giravorta e poi ancora un zompetto.
Devo sur serio d’ammetteje, Arvaro,
che appett’a lui, ballerino provetto,
io – je lo giuro! – parevo un somaro.

LA FESTA DA BALLO. Mi ero dimenticato di dirLe che ieri, / tutta la notte dalle undici alle otto, / diedi una festa da ballo in salotto / per svariare un po’ e scacciar via i pensieri. // Stavamo noi altri a ballare volentieri, / quando il gatto, mangiato il pancotto, / si alza su i piedi e comincia di colpo / a ballar meglio di tanti tanghèri: // passo in avanti, saltello, giretto, / passo di fianco e, con un fascino raro, / una giravolta e poi ancora un saltello. // Devo sul serio ammetterLe , Alvaro, / che rispetto a lui, ballerino provetto, / io – Glielo giuro! – sembravo un somaro. [Ostia Lido, venerdì 28/05/2010 p.m. h. 12:15-12:29 & 18:40]





Pippo

1/XXXIV. 

Pippo ciaveva er vanto d’avé un pollo,
e je voleva bene, bene tanto
che solo lui je vorze tirà er collo.

PIPPO. Pippo aveva il vanto di avere un pollo, / e gli voleva bene, bene tanto / che solo lui gli volle tirare (volle tirargli) il collo. [terzina poreniana semplice - Ostia Lido, sabato 14/08/2010 a.m. h. 10:06]





Mimetismo animale

3/CVII. 

Inverno. Dice all’oca er lepre Pippo:
«Niscosto fra la neve, io spaccio coca»,
e lei: «Io fra le piume me la pippo».

MIMETISMO ANIMALE. Inverno. Il lepre Pippo dice all’oca: / «Nascosto tra la neve, io spaccio coca», / e lei: «Io tra le piume me la sniffo». [terzina poreniana semplice - Ostia Lido, Giovedì 19/08/2010 a.m. h. 09:55]





Cip

2/XXXVI. 

Io ciò un canario tanto scordarello
che spess’e volentieri è necessario
sostituije er cippe* ner cervello.

CIP. Io ho un canarino tanto smemorato / che è spesso necessario / sostituirgli il cip nel cervello.
*anfibologia o doppio senso: ‘microprocessore’ & ‘cinguettio’ nel cervello [terzina poreniana semplice - Ostia Lido, sabato 14/08/2010 a.m. h. 10:44]




Vojo inzognà

2/CXLVI-CXLVIII. 

Me vojo inzognà un monno de balocchi,
un monno indove tutto sii gioconno
e indove la bontà schizzi dall’occhi;

indove te inginocchi e pari eguale
a quanno stanno in piedi li marmocchi,
e indove nun se fa gnente de male;

indove cianno l’ale tutti l’ommini
pe uscì da la mollaccia tal’e quale,
e ’ndo nun c’è chi serve né chi dommini.

VOGLIO SOGNARE. Mi voglio sognare (voglio sognarmi) un mondo di balocchi, / un mondo dove tutto sia giocondo / e dove la bontà sprizzi dagli occhi; // dove ti inginocchi e sembri uguale / a quando i bambini stanno in piedi (ai bambini quando stanno in piedi), / e dove non si fa niente di male; // dove tutti gli uomini hanno (abbiano) le ali / per uscire dal fango tutti allo stesso modo, / e dove non c’è (non ci sia) chi serve né chi domini. [terzina poreniana tripla - Ostia Lido, venerdì 20/08/2010 p.m. h. 22:12-22:20]