Dino Artone e il suo Intimo immaginario


Presentata la sua ultima silloge poetica

"Non è poi così intimo questo immaginario - afferma nella prefazione al libro il prefatore Elio Pecora - se, pure con i metri diffusi dell'ironia, misura il mondo e, rinnegandolo, ne assume con le sue innumerevoli mancanze gli aspri amori, le contrastate dolcezze. Se a una prima lettura questo libro di Dino Artone si presenta nella sua notevole qualità formale (sapienza di retore e di musico affinato governa dal primo all'ultimo questi componimenti), e saremmo alla supremazia tutta italiana del significante, subito una tale scrittura chiede attenzione ed empatia, travalicando la compiutezza vigilata. E porta, al di là del godimento verbale e della sensualità protratta della frase, a scorgere il fondo, mostrando e rivelando la sostanza di un'interrogazione aguzza, dolorante. Se ne assume così il largo respiro, se ne coglie la qualità e complessità del pensiero che vengono di lontano e dall'alto; e bastino i nomi di Eraclito e di Heidegger, quando tutto è visto e tenuto in un interminato movimento, nle consustanziare l'esistente nell'essere. Si legga in "Contumacia" la commistione di pudore e di superbia nell'intelligenza che patisce il legame con la cosa, non bastandosi anche mentre la tiene e la trattiene. Si legga in "Curiosità" l'affermarsi nella negazione, con il vigore e il rigore di parole cercate contro il dubbio della ragione".

Il 22 ottobre 2010 l'ultima silloge poetica di Dino Artone Intimo immaginario (Edizione del Giano, 2010, euro 10. Prefazione di Elio Pecora) è stata presentata presso la Sala dei Certosini (Basilica di Santa Maria degli Angeli), in via Cernaia 9 a Roma .
Introdotto da Giovanni Borrelli l'incontro cui ha partecipato un folto e competente pubblico si è avvalso della sapiente presentazione del noto poeta Elio Pecora,
 
Dino Artone (nato a Scauri, in provincia di Latina) è poeta di pregio, metaforico-concettuale, autore di raffinate, significative raccolte (Altri momenti, 1977, Crono e Mnemósine, 1988; Jocundo joco, 1991, Fucus, 1994, Nel verso del tempo, 2002, L’origine narrante, 2004; Le voci precluse, 2006; Identità e appartenenza, 2007; Quello che conta, id.), ma anche narratore, gustosamente esistenzialista (La cenere e il fuoco, racconti, 2007) e romanziere di grande fascino psicologico (Il buio e la veglia, 2005; Quisling, 2006; Il broker e la robinia, 2008). Artone è anche autore de La bisbetica napoletana, Edizioni Cofine, 2009.
 
Contumacia
 
Nello spessore delle mie caligini
e sprimacciando alla buona il mio passato
strapazzo l’alterna ciurma dei pensieri
con prudente disertata faccia, a delibarne
antichi veleni d’arroganza. Convengo
che questa vita con ben altra e più pietosa
si raffronta, nella sua intima colàta
di umano e di divino, e tuttavia,
nel rendiconto che pure s’ha da fare,
mi trovo espanso in troppe somiglianze.
Ma non fui sempre quel pavido me stesso,
confidente con le fulgide miserie del mondo,
e mi tenni talora ben occulto sotto la scura
mole della mia interminata contumacia.
 
 
Curiosità
 
Nel collasso della mia materia, incerta
annunciatrice di se stessa, s’appropria
di quell’angustia il cuore nella trafila
delle sue cedevolezze, mentre ciascuna
affonda nella creaturalità dell’altra.
Eppure non si estingue, in questa sorte,
il tizzo bramoso di curiosità, nel vaglio
d’ogni possibile colore e del mio debito
col mondo, per il molto appreso. Né saprò
nulla di quella celeste gratuità e del mio
stesso nome, né d’ogni altro pronome
che dentro ancora mi urge o mi deflagra
sotto le volte dell’abbagliamento.
E mi sorprende, fino all’ultima istanza.