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Dismenteant ogni burlazdi Nelvia Di Monte, vincitore Premio Ischitella-Pietro Giannone 2010 [LUGLIO] Dismenteant ogni burlaz (Dimenticando ogni temporale) di Nelvia Di Monte, raccolta in lingua friulana, vincitrice del Primo Premio “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2010, pp. 32, euro 6,00 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - La raccolta, in lingua friulana, è divisa in due parti. La prima Peraulis sfrisadis (parole scalfite) è un poemetto che in 11 quadri ci conduce dal porto di Surabaya, in Indonesia, assieme al viaggio del capitano di un cargo, attraverso il commercio, la globalizzazione, l’immigrazione. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - L’AUTORE NELVIA DI MONTE è nata a Pampaluna (Udine) nel 1952 e risiede in provincia di Milano, dove insegna lettere. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - NEL LIBRO Peraulis sfrisadis * 1 Al è il gust dal rivâ a cjase, no dilunvie duc’ i mârs traversâts, odôrs penz di tanârs, cjalt e vapôrs, PAROLE SCALFITE. Così lontano, che storie ci stiamo / raccontando in una lingua tanto strana / qui, dentro questo Ocean’s Club di Giava?1 / Mi riposo un poco intanto che caricano / la stiva della mia nave, pietre e legno / sotto i piedi, finalmente! Ascolta bene / quelli che ci parlano intorno... in mezzo / a oscuri dialetti e un inglese imbastardito / buono solo per sopravvivere su ogni terra / e ai quattro venti, mi sento straniero – a me prima / che agli altri: che cos’è allora identità? // È il gusto di giungere a casa, non / quello che provi quando sei / sulla soglia ma il tornare che ti segue // lungo tutti i mari attraversati, / terre viste da lontano, con i loro confini sospesi fuori dal grigio di acque / e cielo o le coste così vicine che lo sguardo / va insieme agli uomini colorati che si muovono / o al fumo al di sopra di tegole e tettoie // odori densi di tane, caldo e vapori, / di carezze dentro lenzuola sudate / – ti sembra di sentirli fin attorno alla nave, / mescolati all’aria bruciata dei motori * 2 Inveci o sin nô che nus imbusìn dentri aghis rossis di flums tropicals A ogni viaz, a ogni cargo no cjati plui Invece siamo noi che ci infiliamo / nelle viscere di un tempo incantato / per impastare tutti i sogni trattenuti / con nuovi umori che scaldino il corpo // dentro acque rosse di fiumi tropicali / che spandono al largo il loro sangue mestruale: / la chiglia le taglia un momento – unghiata / di acciaio sui fianchi del mare, subito rimarginata – 2 // A ogni viaggio, a ogni carico non ritrovo più / nello stesso posto nessun granello, nessun viso... / eppure mi sembra tutto uguale e tutti / i porti mi aspettano crudi di modernità: / stesse gru e container e magazzini / e uomini nei gusci di uffici, cabine e SpA
Dismenteant ogni burlaz Spessee, va sburide al cûr des robis, inveci mi plâs gjoldi ogni moment cuan che di bot tu t’incocalìs vie o cuan che un sbuf di ploe al interomp Propi di aghis o vorès contâ ma no dismenteant ogni burlaz traviarsât, Di aghis ch’a tornin tal cidinôr DIMENTICANDO OGNI TEMPORALE. Sbrigati, vai rapida al cuore delle cose, / deciditi subito che il tempo non aspetta... // invece mi piace godermi ogni momento / se è denso di vita e di realtà // quando all’improvviso ti perdi / a osservare l’ombra che una nuvola / incide sulla terra, acciuffa i corpi / seguendoli nel loro vagare // o quando uno sbuffo di pioggia interrompe / i pensieri, un poco confusi dapprima / e poi liberi di ricominciare // Proprio di acque vorrei raccontare ma non / del fondo: della loro trasognata serenità / che giunge senza accorgersi // dimenticando ogni temporale attraversato, / monsoni che rimescolano delta e mare / tempeste che eruttano ondate / di paura a zonzo dentro oceani // Di acque che ritornano nel silenzio / senza farti pesare il freddo della pioggia / che riga i vetri di giornate / come bicchieri capovolti: umori del vivere / saputi e dimenticati... Acqua fresca / dopo una camminata d’estate, niente / per trattenerla se non la sete //come il tempo, si rapprende e si scioglie – può / la nuvola fermarsi? Acque che scendono / lungo pietre e sentieri di terra / o dai rubinetti di casa intanto che / ci laviamo il viso, le mani a coppa, / ci scivolano dentro sorsi di cielo: lontano o / vicino è uguale la pelle del mondo Duc’ nets E je ore di lavâ i colorâts: ormai dut al è fissât, partence Creaturis sburtadis in orbite dismenteât tal fons al reste |
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