Notizie sui libri da Roma |
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Sergio D'AmaroPoeta e narratore Sergio D'Amaro è nato a Rodi Garganico, ma risiede a San Marco in Lamis, dove continua da anni la sua attività letteraria e dove è tra i principali animatori di due Centri studio sull’emigrazione e su Joseph Tusiani. Ha dedicato molta attenzione a Carlo Levi, pubblicando una biografia (in coll. con G. De Donato, Baldini Castoldi Dalai, 2005), una monografia e un carteggio, e organizzando due convegni di studio. |
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Le poesie di Sergio D'Amaro |
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(Caro Friedrich)Da Il ponte di Heidelberg (Pescara, Tracce, 1990) Caro Friedrich, grandi mani spingono il vento tra i vasi esposti sul balcone. Lontani vanno gli occhi da questa balaustra, alle città, alle foglie, agli uccelli alle pietre remote del passato. Lenti sono i colori nella nebbia opache le amicizie che non tengono dove sapere le rotte per una stagione più calda? Caro Friedrich, la barca è paziente mentre notti e tempeste coprono il pontile e tu ancora ritorni dalle passeggiate pensose nel parco, accompagnato dal cane. Bisogna partire seguire i percorsi che sono assegnati giungere alla meta del viaggio. Osservo con te l’acqua del fiume che non ha fretta e si muta in ghiaccio l’inverno nel cielo livido di Heidelberg. Dovremo aspettare, caro Friedrich, aspettare, mentre è già quasi sera. (24 giugno 1984) |
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(E' passato l'inverno)Da Il ponte di Heidelberg (Pescara, Tracce, 1990) la stagione che credevamo più fredda. I ghiacci sono sciolti, l’acqua è libera passano carrozze e signore con cappelli la Friedenstrasse è in festa. Ho rivisto ieri Hugo von Homburg, pallido, il tepore di marzo non lo tocca gli danno fastidio i pittori sul ponte. Conosci la malattia di Hugo, Friedrich? Soffre di progressiva perdita della parola patisce seriamente e talvolta ha inaspettati accessi d’ira, se la prende anche con i cani.
L’inverno è passato, caro Friedrich, l’inverno che credevamo più freddo. Ora ci riscalda una brezza piacevole andiamo più spesso a cena da Karl. Ho sempre da parte la mia “Heidelberger Zeitung” ho voglia di notizie fresche, non importa che siano quasi sempre ripetitive. Può darsi, anche, che legga di Hugo della sua definitiva scomparsa dal ponte. È così facile, infatti, morire per acqua!
(24 giugno 1984) |
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(E' la seconda tempesta)Da La scala di Beaufort (autoed. 1998)
È la seconda tempesta da quando sono tornato da Middlemark. Ho sentito che l’Atlantico è in rivolta proprio alle nostre latitudini ed Anthony non si dà pace per le sue mancate uscite al largo. In queste spume, tra le nuvole di spruzzi vado invano cercando qualche mare di prima qualche rapida pioggia benigna il volto di Robert con le labbra aperte. La Natura urlante respinge qualunque mano si tenda ad afferrarne il turbine. E nessuno più cammina sotto le lampade annegate nessuno più guarda alla torre nessuno più saluta.
È la seconda tempesta. Rompe rami, schianta insegne confonde il confine della terra ha una rabbia e una vita molto simile alla vedova Cliquot. |
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I. Ingrandimenti [2001]Da Fotografie e altre istantanee (Foggia, Sentieri Meridiani, 2008) Luce entro cui si raccolgono le abbaglianti linee del paese la cupola celeste del mattino la striscia salata del molo. Il cuore dell'infanzia batte nel grembo di questo scenario si radica molle un senso di passate brezze di aromi resinosi di pinete di magiche caldarroste che riempiono le piccole mani. Una barca che parte. Verso est, verso la Dalmazia dolce e corrugata come il sogno del mio amico Tomas come la roccia ricoperta di muschio profonda e ovattata.
2. Chiesa di San Nicola. Un po' di Seicento e di Settecento. Nelle file a destra, terza panca, è posato il velo trapunto di una donna che passò nel suo drammatico Novecento. Le candele sono sempre nuove l'altare lindo le vetrate smaglianti e il vecchio organo che risuona nelle sue ondose ferite.
3. Le punte dei pini scorrono sopra il tetto dell'automobile che fugge ariosa tra le essenze profumate di un'altra estate. Come vanno in fretta questi aghi di tempo Via Appia e Foresta Umbra come pungono agli occhi fosfeni calamitati.
4. Tersa lastra di mare meridiano amiche profondità di abisso nudo miraggio di sabbie uniformi. Un folle granchio s'è impadronito di me è uscito alla riva infuocata ha mosso la conchiglia inerme è ritornato al suo fondo imperscrutabile.
5. Isola. Due gabbiani sopra il faro. Isola tra isole. Vapori freschi di onde. Nuvole grigie, vicine a questo quadro eterno.
6. Il vento ha urlato tutta la notte graffiando anche l'alba e il sole difficile. Ho ascoltato fino in fondo la sua arroganza. |
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Un viaggio del 1957Da 20th Century Vox (inedito) Partivi, bambino, sull’onda della radio coi suoni immersi in fondo all’anima salvo dai primi incontri col mondo. Beato te, Cupido tra i desideri puri dell’età solare! Felice, tu che appena sapevi l’abc e cantavi come allegra cincia sull’albero più alto del tuo cielo. Solo la voce tenera degli anni la caldarrosta stretta nella mano la brezza lieve di una bianca Cùrzola… Ti teneva certo il soffio vago di Venere e una stella guidava la tua via.
Caro specchio, dimmi, quale elettrico lampo illuminò la scena, quale dio infuse vita a quegli occhi che si aprirono grandi e stupiti sul mare pacificato del dopoguerra?
Ritorni tu, mamma, a darmi l’antico pane spalmato di zucchero e d’olio nelle bolle infuocate della controra, e tu, babbo, assorto nei tuoi pennelli scampati all’acqua ragia e tuffati in altro colore, gatti pigrissimi e cani fedeli, chiese al fresco di ruscelli alpini, copie amorose di Raffaello. Gli stessi resinosi odori della pineta Marzini con l’azzurro trafitto da milioni di aghi. |
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La GuerraDa 20th Century Vox (inedito) ci mise nel cuore una ferita. Quanti camion partivano pieni di speranza, quanta gente sulle strade polverose della guerra! Tutti a casa! Ma dov’era la casa, se tutto era caduto e il cielo era ancora acre di spari? Capitano, ci porti in salvo, verso il mare che ci vide bimbi, alla fonte che ci levò la sete. Capitano, è ora di partire, di tornare alla piazza degli antichi giochi, delle intrepide corse, di suonare la campana delle chiese di ripiantare le erbe nell’orto. Su, capitano, si tolga la divisa, è ora di scrivere il suo pezzo per il giornale che scandalo farà. Poi verrà il 18 aprile ‘48 e tutto tornerà com’era prima. |
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Succo d'aranciaDa Succo d’arancia (inedito) pestata con l'uva dei primi sentimenti ecco l'età avanza e la memoria corteggia. Ho bevuto fino in fondo la bottiglia spumante di illusioni, ma la gola è secca. E te rivedo dolce riva d'acqua e ciottoli bianchi e profumate serre a te m'affido, mano materna d'aranci, odoroso languore di meriggi sereno balcone di sicurezze. Cosa ti debbo, vita? E quale mistero tocca al nulla che mi fece te quale misterioso agguato di cellule mi aprì a questa veglia di battaglie? Il destino, se c'è, è chiuso in un'ora. |
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