Giuseppe Tirotto




[SARDEGNA] Giuseppe Tirotto è nato nel 1954 in Sardegna, a Castelsardo (SS), dove tuttora vive. Laureato in Materie Letterarie, scrive dai primi anni '90 prendendo parte ai concorsi letterari sardi e nazionali. Scrittore e poeta bilingue, scrive nel sardo-corso di Castelsardo e in italiano.
Ha pubblicato tre romanzi in lingua sarda, Lu bastimentu di li sogni di sciumma (1996), L’umbra di lu soli (2001), Cumenti oru di néuli (2002) e e uno in italiano, La rena dopo la risacca (2004).
In lingua sardo-corsa ha pubblicato la raccolta poetica La forma di l’anima (2004).

 

Le poesie di Giuseppe Tirotto


A volti basta un nudda

E' in chista fresca sera

autugnali chi torri a visitammi.

Camminu solu cu' li pinsamenti

la vigna vinninnadda, lu pistaccià

di li passi i la foglia

arrugghjnadda sona

una musica trista

puru in chista siradda cussì chjara,

quasi di branu, chi parò alluggà

pari di l'inverru l'alenu.

Un'ultima pàmpana

chi stracca si distacca

pinta in aria lu lèbiu

bolu di li vistiri chi purtavi,

tantu liggeri chi a la frina

scubbiavani e cuavani  

cantu m'apprittava,

o chissu sensu d'assenza chi pari

attardassi a nudà i l'ariggi

di la sera, sciddendi

speri ghjà immaghjnaddi rimusi

undi li dì ammenti no hani.


Emmu, a volti basta un nudd

ad avviarà brusti

alluggaddi i li cuggioli

più sigreti di lu cori,     

a volti una siradda cussì chjara,

a volti chissu verdi odori

di menta e romasinu,   

chi cumenti un ventu marinu

un'agliola risistenti spagli,

e l'inattesu ammentu toiu

chi, che tandu, ancora m'imbriagga.



A VOLTE BASTA UN NIENTE - E' in questa fresca sera / autunnale che torni a visitarmi. / Percorro solo con i miei pensieri / la vigna vendemmiata, il pestare / dei passi nella foglia / rugginosa suona / una musica triste / pure in questa serata così tersa, / quasi primaverile, che però / pare recare alito d’inverno. // Un ultimo pampino / che dolente si distacca / traccia in aria il lieve / vagare dei vestiti che portavi, / tanto leggeri che alla brezza /svelavano e celavano / quanto m'allettava, / o quel sentore d'assenza che pare / indugiare a fluttuare sul confine / della sera,  evocando / fantasmi immaginati già riposti / dove i giorni non hanno ricordi. // Sì, a volte basta un niente / a ravvivare braci / serbate nei recessi / più segreti del cuore, / a volte una serata così tersa, /a volte quel verde odore / di menta e rosmarino, / che come un vento marino / un'aiuola resistente sparge, / e l'inatteso tuo ricordo / che, come allora, ancora mi ubriaca.





Soggu chi m'abbaiddi

Soggu chi m’abbaiddi, m’osservi,                              

t’assulti. Puru si attrici                                               

no poi truccà                                                            

l’ansciu chi da l’anima                                               

t’alza a li bibiristi. Signali                                           

di fummu spessi i li buliegghji                                     

di un musculu, lu meu, prupensu                                

a li timpesti. Vularìstia                                               

sabetti rigalà li certesi                                                

chi tu pa’ me, soggu siguru,                                       

torra un’altra volta alluggaristi.                                   

Ma li pueti no hani certesi.                                                                          

 

Vi vo’ curagghju                                                       

ad amà un pueta.                                                      

 

 

SO CHE MI GUARDI - So che mi guardi, mi osservi, / t’inquieti. Anche se attrice / non puoi truccare / l’angoscia che dall’anima / ti sale sulle ciglia. Segnali / di fumo dispersi nei tumulti / di un muscolo, il mio, incline / alle tempeste. Vorrei / saperti regalare le certezze / che tu per me, sono certo, / ancora una volta serberesti. / Ma i poeti non hanno certezze. / Ci vuole coraggio / ad amare un poeta




Amori tardiu

E dabboi tu… 

Cumenti l’inattesu        

lampu di soli    

a poi una buriana         

a sirintina, candu         

ghjà asittava la notti… 



AMORE SENILE - E poi tu… / Come l’inatteso / raggio di sole / dopo un temporale / pomeridiano, quando / già aspettavo la notte…