Sono andati via tutti. Non torneranno pi


In memoria di Paolo Bertolani, Bianca Dorato e Pablo Martin Garcia

Roma, 5 marzo 2007. - Sono andati via tutti. Non torneranno pi. Tre amici e tre lettori importanti del nostro sito: il poeta-musicista tanguero Pablo Martn Garca a dicembre 2006 e, pi di recente, il 12 febbraio Bianca Dorato (una delle voci pi sincere della lirica italiana) e, nella notte tra il 18 e 19 febbraio, il poeta Paolo Bertolani, uno dei maggiori autori dialettali italiani, scoperto e consacrato da Bertolucci e Sereni, stroncato da una lunga e incurabile malattia.

Di Pablo pubblichiamo un ricordo di Achille Serrao, di Bianca una recensione di Nelvia Di Monte al suo ultimo libro Signaj e di Bertolani la poesia A luse dedicata alla memoria di Vittorio Sereni.

A luse

                                                            Sono andati via tutti

                                                            Non torneranno pi

Quand revn a luse

Che pu te damvi (a luse

Da stada, a vi die) e te

No te revn pu con l,

ln come n svegne per na bta

tra i ci e te parole: Non lo amo

il mio tempo, non lo amo,

cha fago mea

            - ntanto che e se la se slunghe,

la n finisse mai.

Te snteme, ava,

Se te p.

            Ho revisto ogi a te Magra,

ma corc da na marea de scafi,

e con tuti quei msen crep de potridume,

largento di panse tuto a laia,

sbat nti sponde da ligua


de n fume agit come n mae


Biada te, che n te p pu mie


Ma cha son anca ch tac a st lamo


Che de lungo i me sbrna


sta sea a me dimando cosa spto


a vegnite a trove: tanto pu che quei


cha cognsso e cha damo


ormai gn pu quei


chi dorme de l


- donde te dormi te


de quei che de chi


i descre con me.


*


()


da fin


di pessi


a tlo ito


e de n fume: mpest, come squasi


tuto ormai: piante animai - e noi?


 


A me sprso  dar ponte e a penso


Che se ava te fussi ch


A mie ste s-ciume lze


Chla mene argenti morti verso r mae


Te me missi co i ci riondi


Sensa die na parola o ar pu,


sotogse: l forn.


 


A stada l spai


tuta dr ai siti,


nte na vrsa digua,


a sea la ven fito,


ava davo


gn and via tuti,


a c l ciosa,


e la n smete e s-cime de mene


cl so de argenti morti verso r mae.


LA LUCE Quando ritorna la luce / che pi amavi (la luce / dellestate, voglio dire) / e tu / non ritorni pi con lei, / sono come uno svenire per una botta / tra gli occhi le tue parole: Non lo amo / il mio tempo, non lo amo, / che faccio mie / - mentre le sere si allungano, / non finiscono mai. // Tu ascoltami ora, / se puoi. / Ho rivisto oggi la tua Magra, / ma solcata da una marea di scafi, / e con tutti quei mggini crepati di putridume, / largento delle pance tutto allaria, / sbattuto nelle sponde dellacqua di un fiume agitato come un mare / Beato te, che non puoi pi guardare. / io che sono ancora qui attaccato a questamo / che a lungo mi squarcia - / stasera mi chiedo cosa aspetto / a venirti a trovare: tanto pi che quelli / che conosco e che amo / ormai sono pi quelli che dormono di l / - dove dormi tu - / di quelli che di qua / parlano con me. // * // () / della fine / dei pesci / te lho detto, / e di un fiume: appestato, come quasi / tutto ormai: piante animali - e noi? // Mi sporgo dal ponte e penso / che se ora tu fossi qui / a guardare queste schiume sporche / che portano argenti vivi verso il mare / mi guarderesti con occhi rotondi / senza dire una parola o al pi / sottovoce: finita. // Lestate sparita / tutta dietro i campi, / la sera viene presto, / ora davvero / sono andati via tutti, / la casa chiusa, / e non smettono le schiume di portare / quello strato di argenti morti verso il mare.