Presentato il libro di J. Vitiello




Roma, 10 giugno 2004. E' stato presentato ieri, presso l’associazione culturale “Il Geranio”, in Via dei Rododendri 15-17, il libro di Justin Vitiello “Suicidio di un poeta etnico”, raccolta di poesie bilingue (italiano ed inglese). Alla presentazione sono intervenuti: il prof. Giuseppe Massara dell’Università di Roma La sapienza, Achille Serrao, direttore della rivista Periferie e Vincenzo Lucani.Vincenzo Lucani, a nome della casa editrice Cofine, ha ribadito il suo entusiasmo per l’opera di Vitello, ricordando il successo già ottenuto dallo scrittore, auspicandone la lunga vita e rinnovando il suo impegno nell’attività di promozione della poesia.   

Serrao ha sottolineato come quella di Vitiello sia una poesia più del senso più che della parola. In essa si ravvisa la presenza di fantasmi quali i surrealisti francesi e spagnoli, esponenti della bit generation, avanguardie italiane fino ai classici latini. Tutte queste componenti sono coinvolte con originalità, e  asservite alle finalità poetiche di una parola, o meglio di una lingua, spesso anarchica. Così, all’interno di una stessa pagina, si può passare da un “pacato delirio” ad una “febbrile serenità”, una certa inquietudine quindi rimane sempre latente, in bilico tra i versi.Serrao supporta le sue teorie con la lettura di “Ripartendo” e “Andata e ritorno di un morto vivo”, per poi arrivare finalmente al titolo della raccolta, vero elemento di studio di tutta la serata.

Il professor Massara si è soffermato sulle influenze, su quegli echi così presenti nelle poesie di Vitiello, meglio rappresentabili come citazioni coscienti, ricordando la fiorente attività di traduttore dello scrittore italo americano.

Come dicevamo, motivo di riflessione è stato il titolo, questo “Suicidio di un poeta etnico” che trova consistenza proprio nel termine “etnico”, valorizzando l’identità territoriale della poesia, la sua identità culturale, come fosse un’etnia appunto.
Vitiello è poeta etnico perché costituisce un’etnia egli stesso, una sorta di essenza poetica extraterritoriale, che non si traduce ma si interpreta: le poesie infatti, sono presenti nella raccolta in italiano e in americano, ma non nella forma classica del testo a fronte, piuttosto in una sorta di confronto tra due idiomi (si tratta in pratica di un testo bilingue). I
l cruccio del traduttore è spesso quello di rendere alcune espressioni, alcune emozioni, tipiche di una lingua e quindi tipiche di una cultura; la rivoluzione di Vitello è quella di essere in grado, essendo lui un vero cosmopolita, di trasporre le emozioni e non le semplici parole.Vitiello stesso, parlando ancora del titolo, ha spiegato come esso costituisca una provocazione, tranquillizzando il pubblico su come sia ben lungi da lui il progetto di suicidarsi; visto che si tratta di una provocazione non si può trovarle un vero significato, se non leggendo le sue poesie.

In particolare Vitello ha scelto di leggere per gli intervenuti, col suo italiano fortemente accentato di americano, mai così piacevole all’ascolto, “Elegia per il pietismo figliale”, “Poesia d’amore appena ricordata” e “Suicidio di un poeta etnico”.
L’applauso del pubblico presente è stato l'eloquente conferma di quanto detto: il poeta è riuscito con le parole e con la sua voce, a trasmettere il suo messaggio. Justin Vitiello sta per tornare negli Stati Uniti. Lo riattendiamo quindi in Italia con altre novità poetiche.