Ischitella dei quarantatré poeti


Recensione di Cosma Siani

Perché quarantatré autori di varie parti d’Italia hanno scritto poesie dedicate a un piccolo centro nel Parco Nazionale del Gargano? La risposta immediata è che Ischitella da tredici anni è sede di un concorso nazionale di poesia in dialetto, il “Premio Città di Ischitella-Pietro Giannone”, concepito dal compianto Achille Serrao, portato ad effetto negli anni dal curatore di questo volume, l’ischitellano-romano Vincenzo Luciani, e intestato al nome non solo della cittadina in questione ma anche dell’illustre giureconsulto che vi nacque.

In pratica tutti i poeti di questa silloge sono stati coinvolti o nel premio in sé o nelle letture poetiche di cornice a ogni edizione; ed evidentemente presi dalla suggestione del luogo, ne hanno scritto nei termini che qui leggiamo.

Ad aprire involontariamente il filone è stato Franco Pinto, dalla vicina Manfredonia, quando si presentò in prima edizione con un componimento (qui a pag. 41) in cui riprendeva un modo di dire del proprio dialetto: “Tu devi essere di Ischitella”, equivalente a “Devi essere matto”, rovesciandone il senso proprio in virtù del premio.

La campionatura fa emergere in pieno la tempra dei versi giunti finalisti e vincitori a Ischitella. Infatti, devo dire che coinvolto fin dall’inizio nella giuria del premio, ho avuto modo di saggiare ormai nel corso degli anni una produzione dialettale che spazia dalle Alpi alla Sicilia e Sardegna, e constatare certe qualità basilari ormai acquisite nel filone dialettale. Non solo la sua estensione a tutta la penisola, ma il suo brulicare pressoché in ogni centro – così verrebbe da dire pensando all’esempio della capillare ricerca compiuta dallo stesso Luciani nei comuni del Lazio, e disponibile in volume nelle sue Edizioni Cofine – a smentita di quanti insistono su una generica, non precisata scomparsa dei dialetti. Bisogna dire, al contrario, che negli ultimi quarant’anni il dialetto scritto ha visto un incremento mai prima registrato, anche nei casi di lingue locali ristrettissime e in via di sparizione per il venir meno dei parlanti.

Altro carattere che emerge dai testi di Ischitella (questi qui presenti, come quelli vincitori e finalisti nelle varie edizioni) consiste nella convinzione ormai acquisita da parte degli autori, e anche dei lettori e degli addetti, che il dialetto non deve essere a tutti i costi lo specchio della comunità dialettofona. Esso va considerato una lingua a tutti gli effetti, e perciò capace di esprimere una varietà di sensazioni emozioni impressioni memoria esperimenti linguistici, alla stregua dell’italiano e di ogni altro idioma. anche quando l’autore vuole esprimere (perché no?) l’attaccamento al proprio luogo dialettofono, è assodata l’idea di tenersi ben lontani dalle viete forme tradizionali, dal lamento del tempo che passa, dal corrucciarsi perché la lingua cambia e cambiano i comportamenti. Infatti, come ogni organismo, la lingua e quindi il dialetto hanno una loro fisiologia, e mutano col mutare del tempo, col mutare dei parlanti, e al contatto con altre parlate.

In questa antologia a tema, dunque, al di là dei non molti, e comunque suggestivi brani in lingua sia poetici che prosastici, ritroviamo il profilo più accreditato della produzione dialettale italiana, alluso del resto dallo stesso prefatore Rino Caputo: versi talora incastonati in un sapiente fraseggio metrico, ma anche scardinati da ogni metrica; grande varietà tematica, cifra stilistica caratterizzata da toni discorsivi, magma linguistico denso, dal forte impatto emotivo, a veicolare momenti di accesa fantasia e metafore abilmente escogitate; un esito complessivo, insomma, di forza creativa e grande intensità d’espressione e rappresentazione.

 

43 poeti per Ischitella, a cura di Vincenzo Luciani, intr. Rino Caputo, Roma, Edizioni Cofine, 2016, pp. 71, € 15.00.

 

Cosma Siani

 

pubblicato il 7 novembre 2017