Bestiario bizzarro di Edith Dzieduszycka


La Prefazione di Filippo Sallusto e una scelta di poesie

Bestiario bizzarro di Edith Dzieduszycka, Fermenti, Roma 2017 un delizioso libro di poesie con disegni dell’autrice è stato presentato con successo all’Aleph in Trastevere a Roma il 13 ottobre 2017.

L’origine del testo è spiegato nella postfazione dalla stessa autrice: “Circa la metà dei disegni presenti in questo libro dormiva un sonno tranquillo in fondo ad un armadio quando li ho tirati fuori dall'oblio e riguardati dopo molti anni! Erano quasi tutti siglati ER (cioè Edith Rouffaneau,  nome di mio primo marito e padre di mia figlia Muriel), e datati 1961... epoca durante la quale lavoravo al Consiglio d'Europa a Strasburgo. Avevo 25 anni, disegnavo moltissimo e scrivevo poesie! È consuetudine fare dei disegni per illustrare dei testi. Io ho seguito invece il processo inverso, perché rivedere questi animaletti mi ha dato voglia di raccontare su di loro delle storie assurde e ironiche, divertendomi moltissimo! Mi hanno riportata indietro a quei tempi passati, e più lontano ancora, a quelli dell'infanzia e dell'adolescenza, quando studiavo Jean de La Fontaine e leggevo con passione i racconti di Charles Perrault, di Hans Cristian Andersen e dei fratelli Grimm. L'altra metà dei disegni (non firmata né datata), è stata aggiunta di recente nello stesso spirito per completare la serie. (…) Oggi non so se vengano ancora scritte delle favole sugli animali, può darsi di sì, ma sarebbero favole nere, giacché sentiamo da ogni parte tetre notizie riguardanti la sparizione di una enorme quantità di specie animali, tra cui le api indispensabili alla nostra sopravivenza e ammazzate dai pesticidi, la caccia spietata alle balene, ai tonni, e altri pesci dallo stomaco pieno di plastica, alle foche, ai rinoceronti e agli elefanti per i preziosi corni e zanne, ai leoni uccisi per il piacere e la vanità di cacciatori tronfi, ai cani da cucinare e mangiare in Cina, ai galli da combattimento; notizie sugli allevamenti intensivi con gli animali ammassati dentro ricinti minuscoli, e invece la proliferazioni di topi e scarafaggi... La lista potrebbe proseguire... Un bel mondo davvero.”

 

Prima di proporre alcuni testi ecco cosa scrive nella Prefazione a Bestiario bizzarro Filippo Sallusto:

 

“L’autrice, già prolifica di svariati risultati poetici, lodata dalla critica per le sue capacità espressive e la sinteticità nell’esternare la propria attività di riflessione, si cimenta qui con una nuova prova : l’elaborazione meditativa di un soggetto dalla tradizione lontanissima nel tempo, la favolistica zoologica, rivissuto autonomamente nel pieno dell’attualità.

Come genere letterario esso si adatta pienamente alla peculiarità dell’autrice: l’antico ainos in cui si colgono echi della sapienza orientale, confluito nella favolistica romana è qui richiamato condensando in schegge di esperienza il prodotto di una riflessione che costituisce l’apporto del saggio, del critico dinanzi al fluire della vita degli esseri animati. L’operazione compiuta dispiega un ventaglio paradigmatico che cattura la mente del fruitore.

L’autrice sceglie il ruolo tradizionale dell’osservatore, di chi giudica in base ad un’esperienza accumulata e filtrata e la comunica ai lettori ‘ingenui’, non iniziati alla riflessione pacata ma spesso travolti dal flusso della quotidianità e spinti all’agire meccanico. Toglie un velo a ciò che non è perspicuo, risponde ai perché delle cose.

Rispetto agli antecedenti, a chi ha scelto come oggetto del comporre poetico il mondo animale, l’autrice non emula: innova. Adopera certo l’allusione, non se ne può fare a meno trattandosi di un genere familiare ai più; ma sviluppa un tessuto di riflessioni spontanee, vibranti, quasi pennellate, che creano nuove immagini, nuove situazioni, nuove conclusioni secondo un’etica imperniata nella modernità. Fa rivivere l’antico nel nuovo. L’opera prodotta è impreziosita da un supporto di raziocinio ma anche dalla ricerca formale; non giunge tuttavia a risultati schematici e scolastici perché è alleviata dall’ironia e dal disincanto, strumenti di cui la Dzieduszycka si è sempre valsa. I suoi versi sono spigliati un po’ come quelli del suo antecedente più vicino nello spazio, il La Fontaine, di cui supera tuttavia la schematica imposizione di una facile corrispondenza stringente tra tipi animali e tipi umani, senza contare che l’iperproduttività del favolista francese, motivata dalla richiesta del pubblico avido e dalla rinomanza acquisita nelle sfere più alte della società, male si compara con la prova della nostra autrice, frutto di un’ispirazione che non coinvolge tutte le sue espressioni artistiche  e momento creativo esente da finalità di successi editoriali.

La presenza dell’io narrante si manifesta in molti dei frammenti che compongono il Bestiario. L’agire dei protagonisti animali è individuato attraverso la percezione del reale operata dall’autrice, come nel caso dell’airone in volo, non descritto nel suo moto aereo, ma cristallizzato nell’immobilità dell’aria che domina la scena creando un’atmosfera metafisica in cui la poetessa e di conseguenza i lettori sono coinvolti. Qui affiorano gli echi della tradizione poetica relativa alle scene agresti in luoghi selvaggi e disabitati.

In molte pagine del libro il bestiario è elemento marginale, è spunto; è tessera di un mosaico palpitante, traduzione in immagine dell’idea concepita. Si possono cogliere raccordi analogici, come il dimenarsi delle braccia umane e delle pale dei mulini in una Spagna cervantesca dovuto alla presenza negativa di un esserino volante; ribaltamenti di convinzioni radicate della mentalità comune riguardo ai ruoli degli animali, cui l’autrice non presta fede.

‘Bizzarro’ è un aggettivo calzante per questa raccolta e che rende l’idea della disposizione di chi ha scritto e delle sue intenzioni nei confronti dei lettori.

Qua e là compaiono materializzazioni iconiche dei soggetti trattati, che fanno ricordare ai destinatari dell’opera lo stretto legame che l’autrice nutre tra diverse espressioni artistiche.” 

 

Ed ecco alcune poesie di Edith Dzieduszycka.


Siamo proprio sicuri che

simile al giglio,

simbolo di purezza

e di virginità, sia il cigno

dal collo sinuoso?

Ne combinò,

invece delle belle,

innamorandosi,

furtivo e sensuale

dell'ammaliante Leda.

Ma sembra eccessivo

per questo o per altro

averlo condannato

sul palco ad una morte

vistosa quanto crudele.

 

 

 

Righe sempre righe,

larghe oppure strette,

non vi siete stancate,

care testarde zebre

di simile pigiama

orami fuori moda?

Sembrate detenuti

scappati dalle celle.

Vi scongiuro, aggiornate

il vostro vestimento,

sparpagliandoci sopra

una pioggia di stelle.

 

 

 

Lombrico osceno,

nudo,

come mamma t'ha fatto,

contratto,

ti contorci,

ti stiri,

e t'infili

nel ventre della terra,

lungo strade oscure,

che tracci

e che scavi.

Ma poi all'improvviso,

op là!

eccoti rispuntare

avventuroso,

a sniffare la brezza.

 

 

 

Se fossi la cicogna,

solenne portatrice

del genere umano,

arrabbiata,

ma tanto,

mi sentirei,

dal dubbio

che alleggia

sopra quella missione.

Ma come si permettono,

lo dico alto e forte,

gli stolti riceventi di tali regalie,

di osare nutrire

quell'offensivo dubbio?

Ma quale cavolo?

 

 

 

Ognuno il suo verso

la voce propria,

inconfondibile,

nessuna deroga.

Non miagola il cane,

il gatto non abbaia.

non muggisce il cavallo,

così di seguito.

Dal sesto giorno invece,

strano, è apparso un animale

che bisbiglia e urla,

piange e dopo canta.

 

 

 

Conclusione

 

Ci fu Noè per fortuna

a radunare i vari greggi

di fronte all'orrida minaccia

dell'estinzione delle specie.

Soffiava forte la tempesta,

fischiava il vento nella foresta,

si riversava dal cielo l'acqua

in quel catino di pianeta.

Senza più tempo perdere

gli venne l'idea geniale

di costruire un'arca grande

dentro la quale alloggiarli.

Non fu impresa semplice

far coabitare a stretto gomito,

ma soprattutto a denti stretti

tanti nemici viscerali.

Ci riuscì sia benedetto,

alzando un gomito perfino,

così per noi riconoscenti

ha preservato un ricco zoo.

 

 

Edith Dzieduszycha. Di nazionalità francese, nasce a Strasburgo dove compie studi classici e lavora 12 anni al Consiglio d’Europa. Nel 1966 ottiene il Secondo Premio (Premio dei Poeti dell’Est, organizzato dalla Società dei Poeti e Artisti di Francia) per una raccolta intitolata “Ombres”. Negli anni 1965-1966 alcune sue poesie vengono pubblicate sulla rivista Art et Poésie diretta da Henry Meillant e su varie antologie. Negli stessi anni disegna, dipinge e realizza collage. Prima mostra e letture al Consiglio d’Europa durante una manifestazione del “Club des Arts” organizzato da lei e alcuni colleghi. Nel 1968 si trasferisce in Italia, prima Firenze poi Milano dove si diploma all’Accademia Arti Applicate e si occupa di arredamento. Dal 1979 risiede a Roma. Dopo varie attività nel mondo della moda e la creazione di gioielli realizzati con materiali insoliti apprezzati da Federico Zeri, dal 1990 si dedica al collage, poi alla fotografia e al fotocollage, incoraggiata da Ferruccio Ferroni, Sandro Genovali e Mario Giacomelli frequentati a Senigallia, da André Verdet à Saint-Paul de Vence e da Federico Zeri. Pratica la fotografia analogica tradizionale, tecnica che utilizza tuttora, rivolgendo lo sguardo soprattutto al degrado e allo stato di abbandono delle cose (cantieri e materiali vari: plastiche, carte e manifesti, graffiti, metalli, legno, vetro, ecc.). Seguono le serie su vecchi muri, pavimentazione e suoli, porte e finestre, serrature, riflessi, acque, cimiteri, graffiti, nonché immagini riportate da viaggi e personaggi pittoreschi. Senza rinunciare al primo metodo ha utilizzato in seguito anche alcune sue foto per realizzare altri tipi di collage, sentendo la necessità di utilizzare immagini sue e cercando di sondare ogni possibile tecnica di esecuzione, con carte tagliate, strappate, stropicciate, aggiunta di pastello o spray, mescolando a volte materiale mio ed altro per raggiungere mano a mano dei risultati sempre più astratti. Ha fatto numerose esposizioni personali in Italia e all’estero e partecipato a mostre e concorsi nazionali ed internazionali (premi e segnalazioni, tra cui targa d’argento al Premio Sulmona nel 1999 e nel 2015, Primo Premio al 1st Collage Intern. Art Exh. a Stockholm nel 2002, Medaglie di bronzo nel 2002 e nel 2007 e Medaglia d’argento nel 2004 al Premio Firenze (fotografia), Premio Telamone ad Agrigento nel 2005, (fotografia), Primo Premio Artisti Centro Storico di Roma nel 2006 (fotografia). Sul versante letterario, dal 2004 ha pubblicato un libro di fotografie, numerosi libri di poesia (a volte bilingue), un romanzo, un libro di racconti e curato la pubblicazione di altri due. Ottenendo alcuni premi: segnalazione e pubblicazione sull’antologia del Premio Donna Poesia organizzato da Adele Cambria e Maria Iatosti nel 1993; Primo Premio della Fondazione “La Gattoparda” a Sciacca, Premio del Presidente al Premio Cinque Terre , sesto Premio Val di Magra, secondo Premio Val di Vara nel 2004; Premio della giuria al premio Il Golfo, segnalazione d’onore per la poesia al Premio Firenze nel 2005; Primo Premio Autore 2007 della Libera Associazione Poeti Scrittori a Torino, Primo Premio Ibiskos nel 2007; Premio della giuria al Premio europeo Via Francigena nel 2008; segnalazione al Premio Città di Marineo per “L’oltre andare” (Manni Ed.) nel 2009; secondo Premio I Murazzi per “Cinque + cinq” (Genesi Ed.) nel 2015.

 https://youtu.be/t4rIzauiCjE