Sotto il fuoco dei versi ovvero Il tempo è un croupier




Finalmente arriva a noi in volume un autore da tempo dedito alla poesia, ma coltivata con segreto pudore. Mauro Pierno ha dato alle stampe il suo Ramon, per i tipi leccesi di Terra d’ulivi Edizioni. Timidamente si presenta ai lettori con un assaggio della sua produzione; Al contrario di quello che solitamente avviene con una opera prima di un autore, ma sicuramente avvallato dal suo dato anagrafico, ci troviamo di fronte a una sorta di auto antologia che raccoglie e rielabora quasi 30 anni di attività creativa, alla quale, come leggiamo nella biografia, ha affiancato anche la scrittura e la pratica teatrale. Di questo è lo stesso autore ad avvertirci, ma solo a fine lettura, dopo l’indice, in una sorta di brevissima postfazione poetica e profonda, frammista di versi e prosa, la quale definisce questa, una raccolta regressiva, lasciandoci intendere la sua valenza selettiva negli anni.

Quindi una serie di liriche che possono apparire slegate e senza una logica; infatti resta difficile anche allo stesso Pierno, operare una scelta nella sua vasta biblioteca di versi personale, che la citazione dalle Finzioni di Borges, che pone in esergo, ci conferma: Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare un libro A, consultare preventivamente il libro B; per localizzare il libro B, consultare preventivamente il libro C; e così fino all’infinito.

Viene da se che all’interno del libro risulti difficoltoso ritrovarci un argomento conduttore, possiamo infatti considerare questa come la raccolta di alcuni suoi proiettili con i quali, sotto un fuoco di versi, Pierno vuole colpire la nostra attenzione su di sé come autore. Forse nasce da queste considerazioni la scelta di intitolare il volume Ramon, ovvero il nome di uno dei personaggi più famosi di un film Western all’italiana. Ci troviamo davanti a poesie dall’afflato immediato, che giungono (colpiscono) diritte al cuore, tanto che Pierno, che ne è cosciente, lo evidenzia attraverso la citazione, appunto,  di una battuta del film di Sergio Leone, Per un Pugno di dollari: “Al cuore Ramon, al cuore, altrimenti non riuscirai a fermarmi”.

Ramon è un libro di poche pagine, una placchette quasi, diviso in tre sezioni, che l’autore ha chiamato libri, distinte con lettere dell’alfabeto (ulteriore giustificazione alla citazione della Biblioteca di Babele borgesiana) accompagnata da un relativo titolo. La raccolta si apre quindi con il “libro A, Perdo il controllo del silenzio”, una silloge composta di poesie per la maggior parte snelle (per lo più quartine), che risultano coerenti fra loro, profonde e lucide, che fissano immediatamente una immagine, una sensazione; un po’ alla maniera di Sandro Penna: Fuori, fuori come l’acqua / che danza e sorride, per finta, / senza ragione, per il solo diletto / del poeta. (pag.15), e come si può notare già da questo primo esempio riportato, alle volte anche nel materiale verbale utilizzato ricorda l’autore perugino succitato: Pertanto l’aria statica primaverile / posata sopra i corpi, sorride stralunata: / un’ebete striscia chiara, / un’anemica sensazione di freschezza. (pag.13).

IL Libro B anticipa con il suo titolo, “le parole sistemano se stesse”, una sezione di versi dove il gioco sperimentale delle parole, della grafica e della punteggiatura si fa più evidente: Solitudini / d’attraverso / che scende perlacea, / la vita-filamento / abbondanza / per stanchezza: / tra- pe - -z--- -----i--------sta(!) / schiantato / nel foro di una rete. (pag.31), o attraverso soluzioni e presenze di segni non consuete in un ambiente poetico classico, come  in “di eccidi & fragore” a pagina 33, oppure in questi versi (vv. 20 -22) di pagina 37, dove fra parentesi compare un verso barrato: […] / “Hai vinto!” / (Ho vinto un viaggio nella ex Jugoslavia) / Le cose sono deserte / […].

Sperimentalismo che continua anche nella la terza sezione, L’assonanza/libro C, la quale ricorda molto la modalità di versificazione “verticale”, legata alla poesia tipica della seconda metà del ‘900, quella della Quinta Generazione, del gruppo ’63, che sappiamo l’autore ha letto e sorbito nella sua prima fase creativa. Quindi versi brevi, fatti spesso di una sola parola; eccone un esempio in questa poesia che apre la sezione a pagina 42: L’interno / del silenzio / ha le / pareti / forate / ed intorno / il rumore / ha soltanto / una visibile / cornice / di tempo, / […].

Anche in poesie dalla versificazione più ariosa, la scrittura fa uso spesso di improvvisi enjambement, che ti spingono ad adottare una lettura zoppa oppure aritmica e in un sol fiato: Tramo trappole senza fili / adescando fantasmi, costruisco / rozze ragnatele non di semplici / fili ma barricate & masserizie & immondizie / scarti sentimentali, plastiche, e pure sorridi. / […] (pag.52).

Lungo tutte le tre sezioni particolari sono anche alcuni versi, o meglio pochi righi, epigrammi, che tendono alla prosa, spazialmente collocati in basso della pagina e con margine a destra, che sembrano quasi voler far prendere fiato al lettore o creare una spazio diverso di riflessione e raccoglimento: un breve stazione, oasi riassuntiva all’interno del percorso dell’intero libro. Eccone alcuni esempi: il dolore non ha senso… (i puntini di sospensione sono del testo), o ancora la più poetica, …gradatamente le parole sistemano se stesse/riproducendo facili interconnessioni: quanti,/quanti anni ha il tempo?...

Se questa raccolta non ha solo uno scopo “espositivo”, forse la chiave per capire quale è il messaggio che sottende, va ricercata proprio in queste brevi “stazioni”, che ci parlano del tempo che passando ci fa assimilare “l’incontinente straripante/divenire del mondo…” (pag.7), che ci fa inseguire sogni e obbiettivi che non sempre vengono raggiunti, e che ci fanno mirare e sparare a vuoto, centrare “solo nuvole e nuvole” (pag.27), e che (nella età delle prime consuntivazioni per l’autore) alla fine lo stesso tempo confonde, come sancisce la poesia che chiuse il volume: “Un croupier ha ammassato tutte le nostre fiches” (pag.52), rimescolando ancora i nostri ricordi e i nostri obbiettivi.

Ramon di Mauro Pierno, Terra d’ulivi edizioni, Lecce 2017

 

Francesco Lorusso

 

Pubblicato il 28 luglio 2017