Aspettando l'angelo di Grazia Stella Elia


Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

Grazia Stella Elia è nata e risiede a Trinitapoli, dove ha svolto lungamente la professione di insegnante, trasmettendo agli alunni l'amore per la poesia e per il teatro, oltre che per il dialetto: quest'ultimo, coltivato fin da giovanissima, l'ha portata a dirigere un gruppo folkloristico-teatrale pugliese; a scrivere poesie in dialetto “casalino”; a editare un voluminoso dizionario del dialetto di Trinitapoli (2004). Nel 1995 ha rappresentato l'Italia al XXXII International Meeting of Writers di Belgrado, presentando la relazione “Preghiera per il XXI secolo”. Ha diretto i Corsi dell'Università della Terza Età. Attualmente collabora a diverse riviste con saggi, articoli e recensioni. Sue poesie sono state tradotte in serbo-croato e, dal poeta Joseph Trusiani, in inglese.

Suoi componimenti, in dialetto e in Lingua, sono presenti in svariate Antologie e in diversi articoli. Tra le numerose pubblicazioni cito: Nostalgia di mare, Ed. Apulia, FG, 1985; Il cuore del paese (in dialetto) Leone Ed. FG, 1991; Versi d'azzurro fuoco, Ed. Bastogi, FG, 1997; Dizionario del Dialetto di Trinitapoli, Levante Ed. BA, 2004; L'anima e l'ulivo- Poesie, Levante Ed. BA, 2011.

Tra i tanti richiami e assonanze poetiche che la Distaso  fa nella sua  ampia e dotta prefazione, manca il riferimento a David Maria Turoldo e alle sue poesie/preghiere: il costante rivolgersi a Dio, l’abbandono nelle Sue braccia, il desiderio di essere da Lui consolata.  Non è l’approssimarsi della morte – anche solo per un fatto statistico – a dettare i componimenti dell’Autrice e a dare ad essi una dimensione costante, esplicita, di invocazione a Dio: quanto la sua esperienza di vita con gli uomini e con le cose, avendone apprezzato il senso e la bellezza e pianto per le loro contraddizioni o per i tradimenti.

 

Ora che si affievolisce

 Ora che si affievolisce

la forza d’amare

tra gli uomini;

ora che più la dolcezza

non si conosce

della fratellanza;

ora che l’homo homini lupus

sembra tornare di moda

(si è tornati, forse,

all’era della clava?)

ora è tempo che l’angelo

scenda

del fare gentile,

del vedere nel povero

l’amico, il fratello.

E’ l’ora,

Signore,

della misericordia.

E’ un’accusa, senza rabbia, senza rancore, con la forza datale dal Perdono, inteso come Virtù. Gli anni si fanno brevi, più si vive e più si scopre il limite di sé e della conoscenza del Tutto e si desidera l’incontro con una Persona viva

 

Si cerca la verità

 Si cerca la verità

che forse è in noi

ma non la scorgiamo

e la ricerca del Dio vero

procede

e spesso tutta una vita

non basta, Signore,

per trovarti,

vivo e parlante,

sulla strada del cuore.

Otto decenni, mio Dio,

sono lunghi da vivere

e li ho vissuti invocandoti.

Ancora t’invoco:

“Stammi accanto, Signore!

Dio dell’amore,

accompagna

la mia solitudine!”

Ma è anche desiderio di leggerezza di quel farsi “21 grammi” -come nel bel film di Alejandro Gonzales sulla morte - mentre il desiderio e la realtà si congiungono nel sogno

 

Vestirsi di vento

Vestirsi di vento;

con ali di seta

in alto librarsi,

nell’azzurro,

in gara

con luminosi aquiloni.

 

Sognare il Cielo,

raggiungerlo sognando.

La Speranza e la Fede non sono un colpo di spugna sul male proprio e altrui: la solitudine è abitata da coloro che non ci sono più e da chi è una presenza costante; il freddo è reale, come lo è il silenzio della casa

 

Fredda la casa

Fredda la casa

senza parole

senza sorrisi.

I morti in fotografia

mi tengono compagnia.

Ombre scricchiolii

false voci

luccichii di fuochi fatui

e Tu vicino a me,

Signore.

Perché la vita ferisce, gli uomini feriscono, specialmente se sei una donna, ed affiora un grido di dolore e una richiesta d’aiuto

 

Una donna sono

Una donna sono

ferita da qualcuno,

ma soprattutto dalla vita.

Tante bastonate

sulla carne del cuore

ho ricevuto.

Non giungono a suturarsi

le piaghe, che già

nuovi colpi arrivano.

Quanto dovrò resisterti

ancora, vita?

E’ soltanto un’eco

il mio grido.

Che tu mi raccatti,

Signore!

Il Poeta, per Grazia Stella, non è un fingitore, né può mostrarsi eroe d’una lotta che mette ogni cosa a posto; se quest’ordine accade, è solo con un artificio del Destino – per alcuni – o un intervento di un Altro da sé: ma fino ad allora occorre bere il proprio calice fino in fondo, condividendolo, se possibile, per renderlo meno amaro.

 

Come può, Signore

Come può, Signore,

una persona cara

diventare un’ombra,

fuoco spento del passato,

barlume,

immagine della memoria?

Più non conto

i cari che non vedo

se non come ricordi

o protagonisti di sogni.

Soltanto echi di voci

immagino di udire.

E provengono

da vette lontane.

 

Del resto è il destino dei “sopravvissuti” all’età, di coloro ai quali la vita aggiunge altri giorni, ma toglie qualcuno o qualcosa: tali sono i disagi della senilità,

 

Uguale a te

Uguale a te mi fanno gli anni,

madre, ora che, ottuagenaria,

i disagi avverto della senilità.

Come te in silenzio li affronto

e con cristiana rassegnazione

li vivo.

Tu avevi – sogno pienamente realizzato  -

il ricamo.

Io tento, madre, di comporre

ricami di parole,

con la certezza

di mai raggiungere

la perfezione.

“Ricami di parole” è il poetare dell’Autrice, il cui verso non è mai scontato, non sfugge mai alla misura di una mente profonda e di un cuore attento - grandi doti della Elia, come grande è la sua umiltà: “io tento...con la certezza/ di mai raggiungere/ la perfezione.”

Dunque, “Aspettando l’angelo” raccoglie testi che possiamo definire “religiosi”, ma che, ad una lettura “laica”, rivelano una grande umanità e spiritualità, perché suscitano il desiderio del ricercare  e del conoscere che non può esaurirsi nell’arco della vita: ogni uomo e donna aggiungono qualcosa che ci può rendere tutti migliori.

 Grazia Stella Elia, Aspettando l’angelo, ed. FaLvision, Bari, 2017

Maurizio Rossi                                                        

pubblicato 16/7/2017.