Notizie sui libri da Roma |
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Vincenzo LucianiPoeta in lingua e in dialetto garganico Vincenzo Luciani è nato il 21 giugno 1946 ad Ischitella nel Gargano. E' emigrato giovanissimo Umbria, poi a Torino ed infine a Roma. Consigliere comunale a Torino dal '70 al '75. Vive a Roma dove dirige il giornale Abitare A.
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Le poesie di Vincenzo Luciani |
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Bambino e lontanoErano giorni tristi quando bambino e lontano cercava un suo angolo buio, chiudeva gli occhi e vedeva sua madre. |
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Lentiggini e sorrisiOre per lei consumava allo specchio a curvare capelli setolosi. Geloso la spiava al capostrada, sfrenata al gioco con le sue compagne, contento se furtiva a lui rideva. Mai ne fece parola, neppure con gli amici, e il cuore gonfio era di lei partita all'improvviso per Milano. Tutta lentiggini e sorrisi Miliuccia era da bambina: un'albicocca di Scarfagna. |
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Si va come alla guerraPartirono inquieti prima che fosse l'alba come per una mala azione. Il tempo appena per rapidi saluti e lacrime furtive; e la corriera, veloce giù pei neri campi, li affidò al destino e alla strepitante Garganica. Li sorprese a Cagnano il giorno, il lago, l'Isola ed il mare e, stretto in cuore, un pianto come di bambini. Poi il treno si affannò tra le viti e gli ulivi. Domani un altro giorno, un'altra terra. A Milano, a Torino si va come alla guerra. |
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Raffaele ch'è stato alla GermaniaRaffaele ch'è stato alla Germania serrando i denti al gelo e alla fatica per un pezzo di terra ed una casa, con il fiele nell'anima invidia l'operaio tornato da Torino: con la seicento usata mafiosamente gira per le strade. (Fosse rimasto al paese se la sarebbe sognata la macchina). Lui troppo presto tornò; la nostalgia lo vinse del paese così tanto lontano. Affanculo la nebbia e la Germania! E guarda torvo milanesi, torinesi e germanesi: si vergognano, adesso, del paese, lo disprezzano e parlano impolito, si vantano di case e di milioni. E andarono lontano a mangiar nebbia, le pezze al culo e le valigie di cartone. |
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Se di te mi ricordo!Non è bastato sbattere le scarpe, vestirsi a festa e partire lontano: acre nelle narici è quella terra. Se di te mi ricordo! I nostri colli siepe aspra al mare, fichidindia e torrenti disseccati, gli ulivi e le macere. Se di te mi ricordo! Ora che autunno fa ritorno nei canti di vendemmia, fichi pendono aperti. |
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Il muroÈ l’alba. E il Sindaco è con me. Inerpicati sopra gli archi dell’Acquedotto Alessandrino, guardiamo il sole in lotta con le nebbie vagabondanti sui monti Lucrétili su Guadagnolo e i monti Prenestini e sopra i Castelli. “Meraviglioso” dice il Sindaco. “Peccato – rispondo – tra non molto un muro orrendo opprimerà i nostri occhi e il cuore: mai più le albe sorelle di questa, e, la notte, le luci di Frascati, di Rocca di Papa chi più vedrà?...”
Ma non c’è nessun Sindaco con me. Forse a quest’ora apre la finestra beata e incancellabile sui Fori e sui Colli e le chiese di Roma. |
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