Echi e sussurri di Giorgina Busca Gernetti


Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

Piacentina di origine, di formazione classica e musicale (pianoforte), Giorgina Busca Gernetti ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana e Latina nel Liceo Classico di Gallarate.
Ha pubblicato libri di Poesia, tra cui: Asfodeli (1998); La luna e la memoria (2000); Ombra della sera (2002); La memoria e la parola (2005); L’anima e il lago (2010); Amores (2014).
Ha editato anche racconti, Sette storie al femminile (2011) in “Dedalus” n. 1, Novi Ligure e saggi di letteratura, arte e archeologia.
Vanta numerosi riconoscimenti e premi.
 
La lettura seguente comprende poesie intere e frammenti significativi di poesie particolarmente lunghe.
 
Non è difficile cogliere, anche per un critico meno qualificato - o semplice lettore appassionato di Poesia – nella silloge della Gelmetti “echi” di tanta poesia e letteratura, suo cibo quotidiano, oltre che materia di appassionato insegnamento; nonché “sussurri” di lirici greci, di Leopardi, di Rilke, D’Annunzio, di Pavese: è un viaggio nella e con la Poesia, eterna come Orfeo
 
L’eterno canto di Orfeo
 
Ovunque è poesia. Ovunque guardi
con animo commosso ed occhio attento
al più piccolo fiore tra le pietre
sbocciato a stento, ma con vital forza
d’aprirsi un varco, d’innalzarsi al cielo,
c’è poesia fiorente attorno ai petali
come intenso profumo a primavera.
 
Orfeo risorto, non mai morto Orfeo.
Perenne il canto suo nella natura,
nel cielo, nelle stelle, nella luna
piena, calante, oppure nuova e tacita
nella valle, o crescente sopra i colli
come sottile falce all’orizzonte.
Ovunque è poesia. Eterno è Orfeo.
 
Versi classici, limpidi nell’esprimere il senso voluto, con immagini familiari per tutti: è questo lo spirito della silloge; anche quando la poesia si fa intima e malinconica e richiama il passato
 
Rondini a sera
 
Gridìo acuto di rondini stasera
nel cielo di zaffìro che s’imbruna.
Sono tornate a frotte all’improvviso.
 
Sfrecciano via le rondini vivaci:
lo zaffiro del cielo ora si riga
di balenanti fitte tracce nere.
 
Forse non è più un perfido nemico
ai voli neri delle voci alate
il nostro cielo a lungo silenzioso.
 
Vaghi ricordi evanescenti tornano
di sere troppo rapide nei giuochi
tra gridi e folli voli delle rondini.
 
 
 
Nella nebbia
 
La nebbia avvolge nel suo grigio manto
le mute cose, gli alberi silenti.
In un oscuro vuoto e muto pianto
piomba l’anima sorda ai sentimenti.
 
Spessa è la coltre e magico l’incanto
che occulta i silenziosi movimenti
di chi forse è presente, forse accanto
a me, che temo il compiersi di eventi.
 
Cercano gli occhi una lieve parvenza
oltre l’umido muro invalicabile.
Vano lo sforzo contro la potenza
 
opprimente che acceca inesorabile.
Eppur mi rassicura quest’assenza
di forma certa, salda, indubitabile.
 
Forma e contenuto fusi con maestria e sensibilità in questo sonetto che è senza tempo; per l’Autrice la Poesia non va in cerca di originalità; ma, quasi aristocraticamente, sfida, incontaminata, i secoli. A volte è un verseggiare che sembra prigioniero di un linguaggio classicheggiante ed aulico; altre volte lo stile è più misurato e attuale
 
Perché dunque svegliarmi
al dolce soffio della primavera
pregno d’aromi rosa, azzurri viola;
al primo brivido d’autunno rosso
di foglie d’acero vive sui rami,
accartocciate a terra come coltre
di ferale sudario?
 
Tutto trascorre dalla vita a morte,
da morte a vita forse in altra forma. (Perché svegliarmi?)
 
 
Voglio cogliere fiori
nel giardino di Monet.
 
 
Nuovi pensieri mi germogliano:
sbocciano freschi di rugiada
nel vivace giardino della mente,
non più di luce muta.
né deserta di gioia.
 
Dal dolce e caldo effluvio degli iris
estatica felicità discende,
nuova, pura ed ignota,
nell’anima rapita
dal giardino di Monet. (Iris)
 
 
Le ultime sezioni della raccolta - “Immagini elleniche” e “Il canto di Orfeo” - testimoniano l’abbandono della Poetessa al Mythos, spaziotempo dell’animo e della mente ...come un fiore in tempo antico,/ ma vivo e palpitante nel mio animo:/ sacro Mito immortale.//(Sull’Acropoli di Atene)
 
...Forse in un’altra vita, in altro tempo
come un’anima sola qui vivevo
con gli Èlleni miei cari, un solo cuore.
Or le mie amate ombre come in sogno
incontro con dolente nostalgia
di quel tempo felice insieme a loro.
Èllena anch’io, della Bellezza amante.
 
...Ma sono viva e Atene è ormai diversa.
Vedo le lastre delle antiche vie
nell’Agorà silenziosa e deserta.
Sento sopra di me come un fastigio
dei secoli passati lo splendore:
il genio, la sapienza, l’ arti nobili
che coronavan templi e l’alta Acropoli.
 
...Mi rammenta ogni pietra di condurre
per queste strade antiche il mio cammino
ove tutto mi parla di una gente
che forse è Ombra, ma in eterno vive.
 
(Nell’antica Agorà)
 
Mythos è anche una meta, un luogo noto e sconosciuto insieme, Itaca dove tornare e riscoprirsi inquieta
 
...Vorrei avere anch’io una mia Itaca,
una meta sicura nel mio vivere,
nel mio vagare senza rotta certa
alla deriva verso oscuro abisso (Itaca)
 
E infine il tributo ad Orfeo – che fa pensare all’omologo poetico di Rilke e a tratti riecheggia Virgilio– è l’omaggio al canto sublime che la Natura suscita nell’uomo, perché sia da lui cantata: la ricerca dell’amata perduta per sempre, non spegne la ricerca di sé stesso e delle ragioni del suo fare, del suo voltarsi
 
Orfeo m’invita a rinnovare il canto
che narra la sua tragica sventura
d’amore e morte, d’arte, di poesia,
di musica dolcissima, d’incanto
che dalle corde dell’amata lira
sbocciano al lieve sfioro delle dita. (Il canto di Orfeo sulla terra)
 
Fino alla sua tragica e inevitabile fine, che diviene farsi tutt’uno con la Natura
 
...Dei Cìconi le madri, disprezzate
per quel rimpianto eterno d’Euridice,
sparsero Orfeo, smembrato a pezzi il corpo
fiorente, per i campi dove i riti
sacri agli dèi e l’ orge celebravano
di Bacco, venerato nella notte.
 
...Ogni campo, ogni prato, ogni pietruzza,
ogni fiore, ogni filo d’erba tenera
s’ imbevve a fondo del sangue d’Orfeo
e s’impregnò di perenne poesia. (La morte di Orfeo)
 
Per la Gernetti, la Poesia è una, “un dolce stile eterno”, come la definisce l’Onofrio nella sua prefazione. Il messaggio ai Poeti è : rifuggire il minimalismo e la banalità che si occultano nelle pieghe del “nuovo”; se questo necessita di parole antiche o desuete, poco importa. Condivisibile o meno, questo è un messaggio chiaro.
 
Giorgina Busca Gernetti, Echi e sussurri, Ed. Polistampa, Firenze, 2015
 
Maurizio Rossi
 
Pubblicato il 24/3/ 2017