Bruno Cimino




Giornalista-pubblicista, Bruno Cimino è nato a Tropea nel 1952.
E’ stato uno dei fondatori dell’emittente Radio Tropea. Negli anni ’80 si trasferisce a Roma dove ha diretto "Il Mecenate" e collaborato con il mensile "Abitare A", "FabbricaSocietà", "Le Segrete cose" e "L’Internazionale". Per circa quattro anni (1985-89) è stato Direttore artistico dell'associazione poetica "Accademia del Sole". Nel 1994 fonda e dirige il periodico "Il Gazzettino di Tropea e dintorni"; qualche anno dopo grazie al coinvolgimento dell’amico giornalista Vincenzo Luciani ritorna alla poesia come direttore responsabile del periodico culturale "Periferie".

  

Tra le sue pubblicazioni: Inchiostro di sangue (Sintesys Press - MI -1980); Riflessioni (Nuovi Autori - MI - 1985); Ragioni e intuizioni (M.L.P. - Roma - 1990); Tropea perla del Tirreno  (Pubbliprint - Roma - 1993); Tutto Tropea e Dintorni (Trophaeum –1999).

  

Nel 1996 ha scritto e diretto il film documentario "Un amore chiamato Tropea" (produzione Trophaeum Movie -1996). L’esperienza cinematografica come regista continua con il film corto "Karma" (2002) e successivamente con un mediometraggio drammatico “Non per tutti è Natale” (2005). Ma continuano anche le pubblicazioni: “Misantropie”(2001), un’opera dedicata al teatro pubblicata nel 2001; “Immagini di Tropea” (2002) e “Amo la mia Terra” (2003).

    
Attualmente è direttore responsabile del giornale web “Il Gazzettino di Tropea e Dintorni” e presidente, nonché fondatore, della biennale cinematografica “Tropea Film Festival – Premio Raf Vallone”.

Le poesie di Bruno Cimino


Amo la mia terra

Amo la mia terra

che odora d’antico,

del paese io dico,

dove sono cresciuto

e più sotto, in riva al mare

dove sono nato

amo la risacca

gli aranci, i limoni e i mandarini.

Evoco immagini

di mille scorribande

dalle bianche spiagge

e azzurre acque

ai clivi verdeggianti delle colline.

E poi in piazza

a passeggiare per il corso

con gli amici e contemplare il mare:

mi sentivo un campione

a parlare di donne, di politica

e del gioco del pallone.

Ascoltavo i vecchi pescatori

raccontare storie e leggende

di fantasmi, cavalieri e grandi amori.

Leggevo la sofferenza

sui balconi e nei portoni,

dei bambini udivo i pianti

e le bestemmie in bocca ai grandi.

Di mia madre io ricordo le raccomandazioni,

di mio padre alla sfortuna le maledizioni,

del politico e meglio dimenticare

è più nobile non parlare.

E chiudo il libro dei ricordi

cartoline in bianco e nero

come le angosce e le esasperazioni,

ma non prima di volgere un pensiero

a chi ora tace

e sa in verità

ben altre cose dei viventi

della mia terra

e dei futuri eventi.

 





Profumi Antichi

Anche oggi compero il pane

e chiedo il più caldo,

quello infornato stamane.

Che sia di farina bianca,

mi raccomando,

lavorato nei mulini

dove non manca

il grano d’oro puro e genuino

che cresce nel mio paese

sempre fertile come un giardino.

Staccherò mille riccioli allegri

da vigneti odorosi,

silenziosi

per farne vini sinceri

e riempire le mie serate vuote

di suggestioni e di pensieri

dai profumi antichi

che mi conducano

al riposo nella terra mia,

generosa di pane, vino e fantasia.

Sì, potrei anche così

vivere contento,

non mento

grazie al pane,

una cipolla e un bicchiere di vino

sorridere al mio destino,

ma non basta

a quanto pare

neanche se io canto

le bellezze del mio mare

a calmare

inquietudini, malumori e dispiaceri

cagionati non dal fato,

ma dal potere occulto e disgraziato.





Ricordi Lontani

Si alza soave

il profumo del mare

notturno incolore,

a quest’ora

mi bagno i pensieri,

e di ieri

ricordo l’aurora

e un sorriso sincero,

poi io lontano lontano,

addirittura straniero.

Un rogo s’accende,

la vita divampa,

serena l’aurora si schianta

nel sole

di un giorno

disperso tra mille vicende.

Son vecchio

son stanco,

di mente parecchio

di cuore non tanto,

rimango seduto,

svuotato

da ricordi lontani

richiamati dal profumo del mare,

mi aggrappo a tutte le storie,

percorro memorie

le mie, d’amore

dei tanti canti briganti

col tempo archiviati,

nascosti, velati,

alla fine ritrovati vietati.

Basta,

ora io voglio dormire

e con essi ancora morire

e sognare, sognare.





D'amor che vivo

D’amor che vivo

io nutro desìo

e traggo delizia

di qualunque cosa

che, ovunque mi trovi,

si posa

il ricordo di te

giacchè ti sento nell’aria

che respiro

e attratto ammiro

il tuo sguardo smarrito,

neanch’io più rammento di me.





Via dei Noci, 74

Io vado in via dei Noci,

io vado a sentir

le voci,

e scusate se fa rima,

ma non è di questo poetar

che io ho stima.

 

Lì confluiscono pensieri

tradotti in versi,

e vado a capir se i miei

si son per caso persi.

 

Incontro uomini e donne,

che come dei,

nei lunghi e freddi inverni,

cantano l’amore e il dolore,

tormenti eterni.

 

Sono suoni

le parole senza tempo,

note di viaggio

senza passaporto

per scoprire

se sono già morto

e sto sognando di vivere

prigioniero

dentro le righe

di un semplice pensiero.

 

Quando a Roma

si accendono le luci

io vado in via dei Noci

e ascolto, ascolto le amate voci.