Oggettualità e concisione nella poesia di Nadia Mogini




   Scaturisce tutta dall’oggettualità la trama delle vicende e degli umori rievocati nel poemetto di Nadia Mogini, Íssne (Andarsene). Il dialetto è quello di Perugia.

È la densa materialità degli oggetti e degli ambienti, infatti, a plasmare l’estrema concentrazione dell’espressione, sempre lucidamente icastica nelle sue sfumature e nelle sue variazioni: violenta, come quando “l’urlo de beschia / no da crischiana” esplode nel cervello; delicata e sommessa nei versi “N giorno nato con grazzia / me scappa mpiàgne bono”; tenera in questi altri versi che sembrano di Jacopone da Todi: Me sè artornàto fiòlo / nti bracci del mi dolo. E la brevità dei componimenti è tale che certe scene sembrano colte al volo. Eccone una che non dimenticherai mai: Ai primi de gennaio / è fredd’e nero l fòra, / ma manco l l dentro scherzza. / Ntó na stanzina stretta, / senza nissun conforto, / l dottore scartabella. / E arìvon le parole / sciutte, ché nn èn bugie. / Uscìmo zzitti e l fòra / s’è fatto mpò più dólco.
Talora le cose sembrano palpabili e sono loro a scandire il tempo delle metamorfosi, a strattonare i sentimenti, ma pure a far da legame fisico tra chi vive e chi non c’è più: Sto a scrive sul computer / e de botto me fermo: / me pia na soggezione / pel zzenzzo dei tu diti / mpressi su la tastiera.
È, dunque, la storia di una perdita, con l’incalzare degli eventi che precipitano verso la tragedia.
Il lettore non vedrà colori in queste pagine, perché lo stordimento, il pianto, il grido strozzato, la disperazione non hanno colore. Qui tutto tende al grigio, allo scolorito: l’unico colore è quello della dura realtà. E nessuna idealizzazione: poesia e vita fanno tutt’uno, anche se poi la vita finisce ma la poesia resta.
Ovviamente non mancano sprazzi di luce e di quiete spossata: Qualcun eva sonato? / Sfessuro la mi porta: boconàta de luce / dal passetto dle scale / ntla murigge de casa. / Nn è nissun, meno male! E a fare da contrappeso alla tensione del dramma interviene spesso una raffinata autoironia oppure un delicato umor nero.
Anche il ritmo ha la cadenza della realtà: vale a dire quella della parlata quotidiana. Che però è impreziosita (come di nascosto) da sapienti allitterazioni e bellissime metonimie: “e i tu labbri mbrusciati / scartavétra buriana”. Sicché la musicalità, più che un’onda sonora esterna, è piuttosto un moto dell’animo; tant’è che il suono delle parole per l’autrice è come un anestetico “per ninnà quil che drénto / me dòle e pu me dole”.  E poi un pianissimo: “La casa, zzitta, penzza / con quil’educazzione / de chi à riguardo / e sente la mancanza”.
In definitiva ci troviamo di fronte ad una poesia che declina magnificamente la poetica elotiana: dunque, una bell’opera originale.
Nadia Mogini, Íssne (Andarsene), Roma, Edizioni Cofine, 2016.
 
Nicola Fiorentino
 
Pubblicato 30 settembre 2016