Varianze, plaquette di esordio di Maurizio Giudice


Nota di Maria Gabriella Canfarelli

 La plaquette Varianze che Maurizio Giudice ha pubblicato con Ladolfi Editore nel 2015, già nella scelta dei testi, tredici brevi poesie selezionate dall’autore, indica una sorta di cautela rispettosa nei confronti della scrittura, della poesia in particolare; siamo di fronte a una piccola raccolta ricca di sfumature notturne raggelate in una trasparente malinconia generata da un’assenza, da sottrazioni e ammanchi, da una o più non previste perdite.

Da una lucida ed equilibrata ricognizione della solitudine che in queste pagine si rappresenta, nudità emozionale non sbandierata, anzi, condotta con mano ferma alla stasi della scrittura, gesto rivelatore, la vita è come ricomposta, osservata nel dettaglio in forma di varianza, sfaccettature, assistita da una parola parsimoniosa e precisa, netta come un’incisione chirurgica. Il cammino, l’attraversamento degli anni non sono serviti a renderci familiari.// Che il dolore non fosse una moneta di scambio / non ci è mai venuto in mente. Essere il proprio io, stigma esistenziale indivisibile, plurimo solo per se stesso, è consapevolezza gravosa quanto più si rapporta a quel grado di scollamento, allo scarto che può o non può cambiare lo stato delle cose, ad esempio la decisione di destinare a funzione altra Il foglio che non ho saputo scrivere è stato usato / per appuntare verdure e numeri di telefono. La sintesi formale, l’asciuttezza del dettato illimpidiscono il senso di malessere, di svuotamento – un solo verso, Un secchio è capovolto è simbolo del corpo e della psiche, contenitore privo del proprio contenuto, almeno in apparenza, su cui ragionare per non perdere l’orientamento, ricondurre le coordinate spazio-temporali a fatti, a pensieri e azioni inchiodati al presente: Le dita non trovano la strada, sono trasparenti / le costole, il ventre. Le dita non trovano più la strada/ che le tue gambe, come un orologio, / segnavano così bene. Ogni strofa è un lampo, uno squarcio nell’immobilità della pagina diretto a mostrare, indicare con esattezza ciò che manca, il non detto, il silenzio, un rumore/ininterrotto che bisogna raccontare.
 
Maurizio Giudice è nato a Catania nel 1979. Dopo la maturità classica, nel 1999 si è trasferito a Bologna dove ha conseguito la Laurea in Scienze della Comunicazione e la specializzazione in Discipline Semiotiche. Testi tratti da Varianze sono stati pubblicati su Nazione Indiana e sulla rivista online L’estroverso.
 
Maria Gabriella Canfarelli
 
Pubblicato 2016-08-22