Il poeta Ettore Baraldi non pi tra noi




 Aprendo la posta oggi 6 agosto 2016 leggo questa email “Ettore è morto questa mattina alle cinque…”. È di Lia Cucconi, moglie del poeta (e poetessa anche lei) e amico Ettore Baraldi. Un’amicizia nata tramite Achille Serrao, suo estimatore, e consolidata con la partecipazione di Ettore al Premio Ischitella-Pietro Giannone nel 2004 (3° classificato), nel 2005 (4°) e poi con la sua presenza al reading del 2006 insieme con la moglie Lia.

In questo video ecco Ettore che legge un suo testo
 
Fu allora che rinsaldammo la nostra amicizia ed ebbi modo di apprezzare oltre che il poeta, l’uomo.
Oggi è un giorno molto triste per me. Ma di fronte alla perdita di un amico poeta non resta altro da fare che perpetuarne la memoria facendo conoscerele sue poesie a coloro che non hanno avuto questo privilegio di leggere i suoi testi.
Ne propongo due, il primo è tratto dal n. 45 Gennaio-Marzo 2008 della rivista “Periferie”
 
Quand a turnèm vers cà
 
Vers cà a turnèm quand al gioren ancarra
al ´slunga n’ombra al gnir dal tèimp.
 
A-s salutèm ai pèe di rastèe ruznintij dal tèimp
e dal ciacri’d sovra i spusálissi e ’d sovra i mort
anca lôr ancarra dèinter la sira lèdra ’d lus.´
 
A-s di´s d’erbi ch’al sen aschedi, ’d ledam
sèmnê dèinter ’na tera che al mer la zughê
’d sel e a-s dis ’d cla srésa acsè in fior in avril
e a-s tin in mèint ch’al ragas ch’al muntèva i broch
e adèsa in fotografia al stà atac al spec dal cantaran.
 
A-s ciàcra anca ’d l’ombra ch’la séra al gioren
e ’d ch’al vistij lungh ch’al quacia la vitta
e dla stella ch’la pêr ferma ’d sovra la srésa
e che nuèter a sgnèm perché l’è la primma a gnir
e l’ùltima, quand la bunora l’a-s ciàma, a murir.
 
QUANDO TORNIAMO VERSO CASA - Torniamo verso casa quando il giorno ancora / allunga un’ombra al divenire del tempo. // Ci salutiamo ai piedi dei cancelli arrugginiti dal tempo / e dalle chiacchiere sui matrimoni e sui morti / anche loro ancora dentro la sera ladra di luce. // Si dice d’erbe che si sono seccate, di letame / sparso dentro la terra che il mare ha giocato / di sale e si dice di quel ciliegio così pieno di fiori in aprile / e si ricorda quel ragazzo che cavalcava i rami / e adesso è in fotografia sul canterano. // Si dice anche dell’ombra che chiude il giorno / e del vestito lungo che copre la vita / e della stella che pare ferma sul ciliegio / e che noi segniamo perché è la prima a venire / e l’ultima, quando l’alba ci chiama, a morire.
 
Il secondo, a me molto caro, è stato composto ad Albenga (luogo prediletto da Ettore) nel 2008, è dedicato ad Ischitella ed è inserito nel libro 43 Poeti per Ischitella (Ed. Cofine, 2016) contiene i testi di poeti e scrittori dedicati al centro garganico e alle sue bellezze paesaggistiche, ambientali, artistiche e storiche
 
 
Tèimp
 
L’è cal tèimp. Cal tèimp ch’l’è per tùtt,
anca a Ischitella: dö ôr dop mezdè.
Al sol stúff al s’arpòunsa, al sêd ’d sovra
la riva di pinsêr, al desfà al sò calôr
in facia al predi dla piasa, dèinter i sintêr
dal simiteri; l’è cmè gnû zò al silèinsi
dal mond ’d sovra al cà, la stufisia
di èlber ch’in moven gnanch più al föj
anca se apèina a spira ’na brisla d’aria.
E in st’ora tútt al s’fà madûr: la vitta!
 
TEMPO - È quel tempo. Quel tempo che è ovunque, / anche ad Ischitella: ora seconda dopo mezzodì. / Il sole stanco si riposa, siede sopra / la riva dei pensieri, scioglie il suo calore / di fronte alle pietre della piazza, dentro i sentieri / dei cimiteri; è come sceso un silenzio / del mondo sopra le case, la stanchezza / degli alberi che non muovono più nemmeno le foglie / anche se pure spira una briciola d’aria. // In quest’ora tutto matura, anche la vita!
 
(Albenga, SV, 2008
 
ETTORE BARALDI, morto a Torino il 6 agosto 2016, era nato nel 1931 a Fossoli (Carpi) dove è vissuto fino a 24 anni, lavorando prima come fabbro, poi come bracciante. Nel 1955 si è trasferito a Torino, dove ha lavorato come decoratore. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Ti amo (1949), Canti della speranza (1954), Fossoli (1984), La tera e i sò oc (1988), Albenga (1991), La raisa e Sa pèins Albenga (1995), Oratôri per la tera d’Albenga e La pataca mericana (2001). A questi seguiranno Bandiga, Manuscristi, Al sanghev ’d tùtt i òm l’è ròss, ròss, e nel 2007 Dop la srà sèndra.
 
V. L.
 
pubblicato il 2016-08-06