Little Town Blues di Vera Bonaccini


Nota e scelta di poesie di Maurizio Rossi

La seconda edizione di Little Town Blues di Vera Bonaccini, giugno 2016, è disponibile in formato cartaceo ed in e book


"La poesia di Vera Bonaccini prende le mosse dal nuovo “Underground”, quello dei blog e dei collettivi letterari che hanno eletto il Web a proprio ecosistema.…Il mondo che fa da contorno ai testi di "Little Town Blues" è quello della globalizzazione e della post-globalizzazione, quello del “sentirsi fuori luogo / in ogni posto”, le piazze vuote, i centri commerciali e gli altri non-luoghi della modernità dove “fioriscono le milf e il botulino”, le maschere sociali e soprattutto il rumore bianco del vuoto della provincia". (Dalla quarta di copertina)
L'Autrice è nata a Milano nel 1977, vive e lavora in Liguria. Fa parte del collettivo Nucleo Negazioni, col quale ha pubblicato la raccolta di racconti "Nagasaki Luna Park" (Edizioni La Gru, Padova 2013) e partecipato all’antologia poetica "I ragazzi non vogliono smettere" (Matisklo Edizioni, Mallare 2013). Suoi testi sono presenti su numerose riviste e antologie, fra cui "Guadagnare soldi dal caos" (Edizioni La Gru, Padova 2013). In poesia ha pubblicato "Le stelle sono andate tutte al cinema", "Biologica al 97% - poesie lomografiche" e "Cartoline da un paese in dismissione" (Edizioni La Gru, 2014). È parte del collettivo letterario Bibbia d’asfalto - Poesia urbana e autostradale e redattrice della rivista digitale Bibbia d’asfalto. Per Matisklo Edizioni è curatrice della collana Vertigini, dedicata alla narrativa italiana contemporanea.
Qui di seguito ecco una scelta di poesie ed un breve commento.

e menomale che è solo Aprile
 
e gli zingari che drogano i bambini
per mendicare meglio
e gli immigrati
che vengono a rubare il lavoro a noi italiani
quando non ci riempiono il mare di corpi
e menomale che è solo Aprile
altrimenti sai che brutto
il bagno col cadavere
ad Agosto
coi parenti, i cani ed i bambini
ammassati sulla spiaggia
ed il corpo/corpse
contro il selfie/body
e gli urli botulinoMunch
contro il tramonto
sottovoce - “èsoloantrace” -
l’indignazione
è un sottofondo di cartone
e cartoline
di un’Italia desolata
#daunideadistefanoaccorsi
ci siamo accorti
che
fatta l’italia
non abbiamo
affatto fatto gli italiani
ma abbiamo fatto danno
peggio dei fatti
nelle stazioni anni ’90
eroina & cappuccino a colazione
McDonald’s, McChicken, emcee
ladri di polli e di taralli
caccia agli ulivi
l’ILVA e la Puglia
e il Mare Mostrum
in questo Aprile
silenzioso
e la Liberazione
che è sempre troppo poco libera
e poco azione.
 
 
Cavallette perfette
 
siamo veloci,
lo sai,
nel consumare
quello
che abbiamo.
saremmo stati,
io e te,
cavallette
perfette.
 
La fotosintesi è un processo violento e colorato
 
i nomi, i cognomi, i soprannomi
le convenzioni
che convengono a tutti
meno che a noi
e le azioni-ritorsioni dei cazzoni
i fari zoppi dei tir in tangenziale
tangenti/secanti
le strade
che percorriamo
senza sapere dove andare
e dire e fare e baciare
e lettera
e testamento
rinascimento
che si presenta podalico
sconforto atavico
che il manico
si riesce sempre a staccare
però ci tocca scavare
in cerca di ori tesori tremori
tra rumori recalcitranti di ramarri
sulle rive rilucenti di promesse
promossa la nostra deficienza
dalla costanza
nel camuffare la X
che è indicazione del tesoro
tra cento tatuaggi di miraggi
venuti male – strappati al mare
è amaro l’amore
tra le viole
vendute al sole – vendute sole
la fotosintesi è un processo
violento e colorato
e va a rilento il progetto perfetto
di un tetto
anti bastardi in doppiopetto
sul copriletto
fucili a pompa e liquirizia colorata
va scardinata
quest’apatia da carta patinata
da vita accatastata
che non avremo
comunque abbastanza gatti
quanto vorremmo
e il sole, come sempre,
è alieno al nostro compleanno
ma almeno
daremo un senso al metallo
che ci portiamo addosso
partiamo adesso
che forse il tempo
ancora
non ci ha visto.
 
 
L’antitesi di un sole
 
chissà
se ci saremo ancora
quando farà caldo
se le parole e i temporali
faranno differenza
se ci sarà una chiocciola
a ricordarsi di noi
dentro al giardino
estivo
del ciòcheèstato
o forse
saremo un’onda
capace solo
di
suicidarsi sulla scogliera
il fondo di una bottiglia
dimenticata
l’antitesi
di un
sole.
 
 
Incantevole
 
nella CasaUniverso
verde e azzurra
giochiamo
a rincorrere ginocchia.
sentieri caramello smisurato
su un fondo azzurro,
si è sciolto il tempo affranto,
sciroppodenso di miele stupefatto
sotto la pelle
diapason d’ossa
frettolosi
ad accordare
i corpi bianchi
di incoscienti
bambini ammutoliti
domani, oggi e ieri
nell’intreccio di capelli anarchici
sopra al cuscino del Mai,
quello del Sempre.
abissali gli occhi guardano
scorrere i titoli
di un libro sconosciuto,
nadir e zenit
in sospensione
nelle vene.
risuona un flauto
tintinnante
tra le foglie verde menta
di pagine non scritte
e la Fame,
la Fame immensa
stesa su tutto.
 
 
Quella di Vera Bonaccini è una poesia dura, che preferisce lo schiaffo alla carezza, le tinte forti ai chiaroscuri sfumati; che non aggiunge ritmo alle cadenze spesso ineluttabili della vita. Ma il messaggio arriva, dritto al cuore, passando per gli occhi e le orecchie (se si fanno risuonare come un “mantra” questi versi). Occorre guardare anche ciò che non ci piace, anche la realtà più brutta e vuota di senso: senza compiacimento, con il grandangolo del “reporter di guerra” o la voce del giornalista di cronaca.
Il tutto con un linguaggio che attinge all’oralità più spinta, all’ immediatezza della parola che sembra non aver più bisogno della sua etimologia.
Anche questa poesia è necessaria; ma attenti a non dimenticare o sminuire il valore del ritmo, del suono, delle immagini che accarezzano l’anima e ammaliano la vita; la parola che evoca profumi e memorie: attenti a non custodire e coltivare una “diversa antica e sempre nuova Poesia”: perché anche di quella Poesia (di TUTTA la Poesia) abbiamo veramente bisogno.
 
Maurizio Rossi
pubblicato 2016-07-06