Blu della cancellazione di Maria Attanasio


Recensione di Maria Gabriella Canfarelli

Leggere la poesia di Maria Attanasio è entrare in un oceano fluttuante, tanti sono i motivi che affiorano e si inabissano per risalire altrove, un’altra pagina, un altro verso, nuovo e antico a un tempo, pregno di inquiete fascinazioni sonore anche quando aguzza, aspra appare la parola, e sembra disarmonica, salvo poi virare in vibrante musicalità espressa con precisione calligrafica, che apre e sgrana, mostra, infine, un significato dietro/dentro l’altro, strato su strato il corpo polisemico della poesia.

Blu della cancellazione (La Vita Felice, 2016) è una raccolta di testi editi (apparsi in plaquette, riviste, antologie e pubblicazioni varie) e inediti. “Libro della piena maturità (in cui la musica si fa più fonda come il blu di una notte o di un’acqua che inghiotte (…)” scrive Antonella Anedda in prefazione, “(…) in cui il passato è indistinguibile dal presente perché (….) riesce a sedimentarsi e crescere sulla parola. Così la bambina, la madre, la guerra, la denuncia dello sfruttamento attuale ma eterno, tutto si legge tra le crepe di un corpo-pietra cretto di fiume secco, ricordo raggrumato, “Rosso/che adesso è lama e cesoia/muro scrostato ombra/che s’allunga e ballarìa/-la zattera dei nomi alla deriva-/occidente spaesato/nel blu della cancellazione,/maria del declinare,/addio”. Al rosso, che insieme al nero dell’inchiostro rappresenta le due sponde del fiume (l’amore/passione, il sangue –la vita pulsante; il vuoto/la scrittura che lo argina, la nominazione oppositiva, creatrice ex-novo), si affianca il blu, colore delle acque: elemento liquido il cui percorso dal fiume al mare è metafora dell’umano passaggio dall’infanzia in poi. Dal varco-pretesto d’una personale biografia la scrittura si espande e si contrae – si immerge e risale, attinge dettagli, deposita detriti. Il termine siciliano ballarìa inserito magistralmente tra versi in lingua, significa ballonzolare, dondolare, barcollare, oscillare, ovvero denota condizione di instabilità, pericolo di vita; nei marosi, nell’acqua alta la “-zattera dei nomi alla deriva-” non è solo mezzo di sopravvivenza per i naufraghi, ma anche della nominazione che è propria della poesia; questo verso centrale, preceduto da quattro versi, chiuso da altrettanti, esprime la paventata scomparsa del nome, dell’esistenza (non si esiste senza nome) e ricollega la memoria a un fatto realmente accaduto, e alla drammatica resa pittorica di Gèricault, artista francese degli inizi dell’Ottocento. La zattera della Medusa (Medusa era il nome della nave naufragata) è un dipinto/groviglio di corpi disperatamente avvinghiati all’istinto di sopravvivenza, di mani tese, gesticolanti, aggrappate ai bordi del legno.

Se anche oggi l’umanità annega o è in procinto di annegare, se sulla zattera (riportano le cronache del tempo) i vivi si cibarono dei morti, Maria Attanasio, di cui conosciamo l’impegno civile contro gli orrori del mondo, tramite la scrittura fa riflettere la nostra coscienza sulla sopraffazione, sull’istinto animale, ma soprattutto sull’indifferenza e gli egoismi di questo nostro occidente “spaesato”. Sostenuta da passione e ragione e da un’instancabile e rigorosa ricerca storica (pensiamo ai romanzi, anche) questa voce poetica indica la deriva morale e sociale della contemporaneità; la parola -- oggettiva, depurata da scorie, orpelli linguistici - , arriva al dunque con immediatezza, grazie a ricorrenti parole-chiave con le quali ribadire il mal-essere del mondo.

Lo sguardo del poeta è perciò divergente, coglie la vita alternativa delle cose, di oggetti familiari, mensole libri/foglie corrose dal dubbio, indaga nelle crepe della cosiddetta normalità perché sono molti i punti di vista/le definizioni.

Ben lontano da un dire meramente diaristico, Blu della cancellazione è un libro a strati, libro-sedime dell’esperienza umana che secoli di storia ha attraversato e attraversa, e l’acqua più volte nominata, è caina, traditrice, e anche molto altro. Si legga la sezione “Frammenti dell’acqua mutante”: qui rimandi e concatenazioni lessicali fermentano una poesia che non smette di stupirci, e inquietarci, persino: fondale sonnolento/dove la vita travagliata giace…; - capelli di medusa, labirinto-/in movimento di nuvole sull’acqua; e ancora: ... –goccia poi nuvola/mente torrente/precipitando a valle/tempesta: le mappe erose/dalla salsedine la schermata/cancellata dall’acqua…

L’acqua-mare, acqua madre. Codice esistenziale e affettivo che, in particolare nella sezione “Di dettagli e detriti”, origina versi nati dal ricordo della madre amatissima. Della madre, che è nome della radice, Maria Attanasio ripercorre, scrive la vita.

Maria Attanasio, Blu della cancellazione, Milano, La Vita Felice, 2016 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Maria Attanasio, nata a Caltagirone nel 1943, dove vive e scrive, ha dato alle stampe opere in versi e romanzi. Ha pubblicato i volumi di poesia Interni (1979); Nero barocco nero (1985), Eros e mente (1996); Amnesia del movimento delle nuvole (2003); Del rosso e nero verso (2007).

Per la narrativa, i romanzi Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994); Di Concetta e le sue donne (1999); Il falsario di Caltagirone (2007); Il condominio di Via della Notte (2013). Nel 1998 è uscito il libro di racconti

Piccole cronache di un secolo (1998); nel 2008 ha pubblicato una riscrittura del racconto Dagli Appennini alle Ande di Edmondo De Amicis, Dall’Atlantico agli Appennini e nel 2012 tre prose raccolte nel libro Della città d’argilla.