Giuseppe Samperi


Una sua poesia inedita

[SICILIA] Giuseppe Samperi è nato nel 1969 a Catania e vive a Castel di Iudica. Ha esordito nel 1999 con una plaquette di versi in dialetto,Sarmenti scattiati (Prova d’Autore, Catania), opera vincitrice dei Premi “Città di Marineo”, “Erice Anteka” e “Ignazio Buttitta”, Favara. Nel 2002 ha pubblicato la silloge dialettale Aria sbintata (in Chiana e Biveri, Prova d’Autore, Catania), premio “Angelo Musco”, Milo (CT). Del 2003 è una raccolta di prose, aforismi, versi, dal titolo Alice dell’Amore (Prova d’Autore, Catania). Nel 2011 è uscita la silloge Il miliardesimo maratoneta (Edizioni del Calatino, Castel di Iudica). Nel 2012 ha esordito in narrativa con un ebook che raccoglie racconti giovanili e prose più recenti, La bottega del non fare & altri racconti (Edizioni del Calatino, Castel di Iudica).
Con Dialettututtu (Roma, Edizioni Cofine, 2014) Samperi è ritornato, dopo tanti anni, al suo caro dialetto.

 Ecco una sua poesia inedita.

 

Le poesie di Giuseppe Samperi


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                     (nell’anniversario della tua morte)

Scrivere a un amico morto, non
andare all’annuario che si tiene
tra fiori e incensi, profumi e scadenze
oltre il tabellone. Jocu
â facci to ccu sti palori, sugnu
vivu e strazzu çiatu comu
mi piaci e pari.
E mi talju, duminica, ’a cursa dê
machini (tû rriordi?) curcatu
a minnistrafuttu.*

Domandare a un amico morto se
c’è − oltre il tabellone – un’ora
che non sia sbagliata, se la mia presenza
all’annuario che si tiene abbia
senso, ragione, suo piacere. M’haju a
spicciari, prima ca finisci ’a missa. Voi
ca vegnu?**

Sentirti muto al domandare come
solo chi è muto
di risposta muta sa tacere.

 

*Gioco/alla faccia tua con queste parole, sono/ vivo e strappo fiato come/mi piace e pare./E guardo, domenica, la corsa delle macchine (te lo ricordi?) coricato/con strafottenza.

**Devo/ fare in fretta, prima che finisce la messa. Vuoi/che venga?