Viaggi al fondo della notte di Mariastella Eisenberg


Nota e scelta di poesie a cura di Anna Maria Curci

 La brevità dei versi, spesso composti da una sola parola, non sminuisce, ma, al contrario, esalta l’incidere profondo nella coscienza di Viaggi al fondo della notte di Mariastella Eisenberg. Sono scanditi, questi viaggi, da una coppia allitterante per titolo; questo appare, tuttavia, a piè di pagina, proprio “al fondo”.

Non è casuale che si trovino in fondo alla pagina, non è casuale che le coppie allitteranti siano consonanti liquide, due parole che iniziano con ‘l’ nelle pagine pari, due parole che iniziano con ‘r’ nelle pagine dispari nella prima metà del volumetto, con un cambio di sequenza nella seconda metà, con le due parole che iniziano per ‘r’ nelle pagine pari e due parole che iniziano per ‘l’ nelle dispari. I Viaggi al fondo della notte si manifestano infatti come drammatiche immersioni e riemersioni nell’elemento liquido per eccellenza. Sono «fiori grigi del mare» quelli colti. Il cambio da una consonante liquida all’altra evidenzia in tutta la sua drammaticità ciò che viene sintetizzato in questi quattro versi: «Ho solo mare / ovunque. / Ho solo male / ovunque».
Maledetti, i fiori del mare, mare-detti, detti e dati dal mare che inghiotte e travolge questi personalissimi eppure corali fiori del male. Sono sparsi tra alghe, barconi alla deriva, albe livide, sono fiori dell’inganno, dell’illusione, del lutto. Sono fiori, d’altro canto e in controcanto, della speranza, anche quando questa viene sbeffeggiata, della vita nonostante.
Canto e controcanto assumono forme diverse: oratorio, elegia, ballata e corale. L’apparente semplicità dispiega, a una lettura attenta, strumenti espressivi padroneggiati con sicurezza. Un esempio per tutti è l’uso dell’anafora. Talvolta essa sembra propiziare la litania: «Nemiche della memoria / Nemiche del desiderio / Nemiche del rimpianto / Nemiche delle lacrime», invece è proprio quella litania sui generis a farsi forza propulsiva per una ribellione meditata, non impulsiva. Altre volte, poi, la stessa figura retorica è scandaglio, declinazione di un fenomeno (si pensi alla «notte») al quale vengono attribuiti tratti antropomorfici. Si rovescia, allora, la «notte violacea e violenta» in una fragile «notte alla deriva».
Può accadere che, in misura inferiore ancora a una schiarita e pur sempre, tuttavia, percepibile, si faccia strada un barlume contrapposto al livido dominante. È il manto di un cielo per il quale viene coniato il verbo “stellare”: «Stellando / il cielo copre / piccoli angeli ammucchiati / nella via;». Sia chiaro: non si tratta del manto della misericordia che il polittico di Piero della Francesca ha impresso nel nostro immaginario, non può molto contro la «colata ostile», ma prova ad arginare «questo mare di morti / senza croce alcuna.» e lascia intravedere, comunque, la solidarietà nel “con-dolore”. Ecco, questo termine al quale Hilde Domin attribuisce maggiore pregnanza rispetto a “compassione”, cattura e racchiude sia il moto d’avvio sia lo spirito che pervade Viaggi al fondo della notte.
Una ulteriore prova della vicinanza nel sentire della scrittrice ebrea tedesca, Hilde Domin, e della scrittrice italiana, Mariastella Eisenberg, figlia di un «ebreo rumeno di etnia tedesca», è l’attacco di una poesia, centrale nella poetica di entrambe: «A chi tocca». L’ultima poesia scritta da Domin “prima del ritorno”, che oggi si può leggere anche nella traduzione italiana di Ondina Granato nelle tre diverse versioni, inizia infatti così: «Colui a cui tocca / viene sollevato / come da un’enorme gru / e posato / dove niente ha più valore, / dove nessuna strada / porta dall’ieri al domani / e il terreno / è di ferro rovente / come nella scuola di danza degli orsi / o scivoloso e freddo / come una rotaia»; a questo attacco fa eco Eisenberg: «A chi / tocca / sollevato da molteplici umane gru / spogliato e mostrato / è spazzato via.»: gli esodi e i naufragi narrati fanno scaturire dal nucleo comune, nello sviluppo del componimento,  immagini diverse, tutte di innegabile efficacia espressiva. Odissea è, allora, un nodo che lega i concetti di esilio permanente dell’una, di «migranza», «erranza», «viandanza» dell’altra, senza soffocare in alcun modo, tuttavia, l’originalità di colei che, tra le due, segue cronologicamente, Mariastella Eisenberg.
Mariastella Eisenberg, Viaggi al fondo della notte, Oèdipus edizioni 2015
© Anna Maria Curci
Mi piace il vento
che non si vende
all’orizzonte prendo figura
in controluce
senza pietà
andando incontro
al buio che si fa.
Un tonfo sordo
un sasso
giù.
Limbo Limaccioso
*
La migranza
e l’erranza
negli occhi bambini
vit’esenti nel corpo a corpo
tra mare terra e cielo
giacenza di foglio aperto
parole scolorite
di salmastro ingrigito
senza timore
di tegole dall’alto
con un romanzo
già scritto dentro
fin dall’infanzia.
Tempo bambino
tra acqua e nuvole
scorre
tra la dita.
Rapace Riflusso
*
A chi 
tocca
sollevato da molteplici umane gru
spogliato e mostrato
è spazzato via.
A chi
tocca
setacciati gli ultimi stracci
da lacrime disseccate
passato nei filtri del dolore
concima il mare.
A chi
tocca 
vagone staccato da un binario morto
senza un preciso giorno da calendario
con un salto mortale senza rete
va giù.
 Rabbioso Raccapriccio
*
Non 
ci abbandona lo stupore.
Non
fugge
e
un grido del cuore
diviene parole
vociare frammisto di odori;
aveva odori per ogni stagione
la casa, 
piccola e spoglia
narrava
vita e morte
dolori e gioie
senza parola alcuna
espandendo all’intorno profumi.
Narici vogliose,
memori,
solo salmastro
aspirano
acido di sudori rappresi
Lacrima Lucente
*
Notte violacea e violenta
Notte di uomini soltanto
Notte violenta e violacea
più nera e scura per spaventevoli grida profonde
Notte che urlava come grida di parto
Notte di uomini soltanto
Notte alla deriva.
 Rosea Risata
*
Stellando
il cielo copre
piccoli angeli ammucchiati
nella via;
dalla strada al cielo 
il passo 
è breve
veglia
il fuoco sui ricordi
sordi
si posano
nell’incavo di mani
sporche di maschio
peccato
il fuoco non li bruci.
Ogni luce appare casa
a chi
ha casa il marciapiede.Riflesso Remo
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Mariastella Eisenberg è nata a Napoli da un medico ebreo rumeno di etnia tedesca, laureato a Montpellier e riparato in Italia a causa delle leggi razziali, e da una giovane pianista napoletana. Dopo aver insegnato nell’Istruzione classica, Dirigente scolastico nelle scuole superiori dove ha lavorato con vari incarichi; nel 2004 ha dato le dimissioni volontarie dal servizio per dedicarsi alla scrittura e all’impegno sociale. Ha fondato e coordinato un gruppo di lettura presso il carcere di Lauro, di concerto con la Fondazione Premio Napoli; ha ricoperto incarichi direttivi nell’Associazione neurofibromatosi e nel Comitato di lotta per l’abbattimento delle barriere architettoniche; ha tenuto per alcuni anni una rubrica settimanale sulla diversabilità sulla rivista indipendente “Il Caffè”; si è impegnata a favore delle donne vittime di violenza con l’associazione casertana Spazio donna; è stata per un triennio membro della Commissione per le pari opportunità della Provincia di Caserta, è stata membro del direttivo della rinnovata rivista “Sud”.
Ha pubblicato:
Perché ancora i Promessi Sposi, Marimar 1989; Sara, Guida 2005; Carovita, Lettere arti scienze 2009; Chiedi alle mani, Sovera 2009; Alfabetando, L’Aperia 2011 (pref. di Luigi Trucillo); Cantico nella parola svelata, Compagnia dei Trovatori 2013 (pref. di Silvio Perrella, nota di Bruno Galluccio); Madri vestite di sole, Interlinea 2013 (pref. di Giampiero Neri, nota di Andrea Renzi). Viaggi al fondo della notte, Oèdipus 2015 (pref. di Ugo Piscopo, nota di Maram Al-Masri) Suoi testi sono presenti in Antologie e Riviste di settore. In uscita nella prossima primavera un romanzo…

 pubblicato l'8 marzo 2016