La Rocca della mia infanzia, primo libro sul dialetto di Rocca Santo Stefano


Frutto del lavoro intelligente di Stefano Greco. La prefazione di Franco Sciarretta

Qui di seguito, la prefazione di Franco Sciarretta al volume di Stefano Greeco La Rocca della mia infanzia. Grammatica e vocabolario del dialetto di Rocca Santo Stefano, II edizione ampliata, 2015.

 
La “Rocca della mia infanzia” di Stefano Greco è la prima attestazione del dialetto di Rocca Santo Stefano*, frutto del lavoro intelligente, non di uno specialista, ma di uno dei tanti “appassionati”, che hanno cercato, e tuttora cercano,  di lasciare una testimonianza della lingua dei padri, in cui per anni essi stessi si sono espressi. In certi casi questa lingua viene mantenuta viva, ma generalmente viene fatta morire, anche se lentamente, per molte ragioni che qui non indagheremo, ma che sono ben note ai cultori dei dialetti.
Il volume inizia con i cenni di grammatica, in cui compaiono le caratteristiche salienti dei nomi, degli aggettivi, delle tre coniugazioni verbali, degli avverbi, e continua con i proverbi, di cui si dà ampia testimonianza. Fra le cose più interessanti ricordiamo i capitoli dedicati ai giochi di un tempo, alle parti del corpo umano, agli attrezzi da cucina, ai cibi, alla frutta, alle piante erbacee, a quelle boschive, ai funghi, agli animali.
 
Il volume, pur non essendo espressamente un libro di storia, offre interessanti spaccati di vita del secolo passato, che ricostruiscono la storia delle attività principali di Rocca S. Stefano. Vengono indagati con competenza i lavori connessi con l’agricoltura (la principale attività di sussistenza), con la pastorizia (che ebbe però un’importanza secondaria), con l’artigianato, con i laboratori dei falegnami e dei fabbri ferrai. Si danno inoltre notizie sulla preparazione dei laterizi e della calce, sulla produzione del carbone. Molto suggestivi quelli che l’Autore chiana “Ricordi”, riguardanti la nascita, il battesimo, la cresima e comunione, il matrimonio e la morte. Testimonianze preziose non solo per i Roccatani.
 
Il corpo dell’opera è costituito dal vocabolario, in cui vengono registrate oltre  due mila voci dialettali, affiancate dalla traduzione in lingua italiana. Chiude l’opera un racconto in prosa di un fatto realmente accaduto, nel territorio di Rocca S. Stefano, durante la II guerra mondiale, di cui l’Autore dà testimonianza.
 
Il libro costituisce un arricchimento culturale e morale del paese e viene a colmare una lacuna nella ricostruzione dei dialetti compresi nel territorio delle così dette “Rocche”. E’ utile anche come strumento didattico per i giovani delle scuole, perché permette di conoscere come vivevano e come parlavano gli antenati e fare così un confronto con la vita e la lingua di oggi.
Il libro è dedicato dall’Autore alla moglie ed ai figli, ma verosimilmente lo è a tutti i Roccatani, ai quali si offre una preziosa testimonianza del loro passato.
  
Franco Sciarretta
 
* L’attuale paese Rocca S. Stefano, i cui abitanti sono detti “Roccatani”, di poco più di mille     abitanti, si raggiunge percorrendo la Via Empolitana in direzione sud-est. La distanza stradale da Tivoli è di quasi 29 Km. Nell’antichità il territorio originariamente degli Equi, era amministrato da Trebula dei Suffenati, dislocata ai piedi dell’attuale Ciciliano. Veniva così a trovarsi fra i municipi di Trebula e di Afilae. Nel medioevo Rocca S. Stefano appare per la prima volta come “castrum” nel 1096, come si deduce da un passo del Chronicum Sublacense, in cui si dice che l’abate Giovanni di Subiaco lo acquista in cambio di Pisoniano, che era più lontano dal centro dell’abbazia.
 
Pubblicato il 9 febbraio 2016