Istruzioni per la notte di Gianmario Lucini


Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

Conoscendo il poeta Gianmario Lucini e il suo impegno sociale e culturale, si comprende subito che le “istruzioni” di questa silloge sono “letture”, scorci di vita, mappe d'un viaggio personale, richiami a sé stesso: tutt'altro che pretesa di insegnare o indirizzare, come farebbe pensare la parola. Semmai, sintesi d'un itinerario, svolto alla ricerca di senso, di sentimenti e di luoghi. Così che, nonostante il titolo, la raccolta unisce il tema del viaggio, quello della vita in città, un sentimento (l'ira), l'ascesi (Lucini amava la montagna), la trascendenza.
 
Alla sapienza è affidata la salita
al conosci te stesso della vita
che sa ognuno per quanto ne sappia.
 
S'accorda il passo ma per tanto si salga
alcuno arranca su per la salita
greve il respiro e i muscoli induriti
da poco esercizio e da una vita
fiacca e sedentaria. Uno s'accoda
lo incita lo spinge l'incoraggia
né si cura se già in alto i compagni
scompaiono alla vista e i richiami
si fanno fiochi e lontani. S'inizia
insieme nell'ascesa e fino a quando
non arrivi anche l'ultimo in vetta
nessuno può pensare d'esserci arrivato
per davvero: è come se fossimo
su una grande nave, chi a poppa chi a prora:
dal capitano al mozzo, al clandestino
partito per fuggire più che per partire
 
(istruzioni per l'ascesa, VI)
 
La metafora è semplice e schietta, ma la strofa iniziale è tanto sapiente quanto umile e la poesia si svolge come un canto che riecheggia tra i monti.
Il poeta tanto ama la montagna e ama viverla, quanto sente estranea a sé, all'uomo, la città, così come è “intrico calcinato” e “non a misura d'uomo”; estraneo, l'affannarsi, l'eterno andare come un “rito” in cerca di una divinità, su un ponte gettato sopra il tempo: ben rende la dimensione del “vivere meccanico” nelle nostre metropoli. Aguzzando bene lo sguardo e l'udito - cosa non più consueta , né spontanea - aprendo la coscienza a sé stessi e al mondo, si sente “in un grido incarnarsi la città”, grido dei suoi abitanti, ingabbiati in un'esistenza senza libertà
 
In mezzo alla città si eleva un ponte
altissimo. Il tempo
vi scorre sotto le campate,
fra argini assolati dove alberi
s'affacciano e case. Uomini
e donne l'attraversano come
seguendo una traccia in cerca di un totem
da qualche parte sepolto trai i vialetti scuri
di un unico mondo diviso dal fiume.
 
Puoi fingere di credere a questo
eterno rito dell'andare e del venire
per le vie della città, puoi credere
al ponte, al tempo, ai rumori
di un cuore meccanico, ma se
aguzzi bene lo sguardo e l'udito
senti in un grido incarnarsi la città.
 
Non è un ronzio meccanico il suo rito,
soltanto un altro modo di gridare.
 
(istruzioni per la città, II)
 
Anche a Nord, nel “profondo” Tirolo, si disumanizza la città, ragione ed insieme effetto, dell'uomo che perde la propria umanità, come in questa lirica tratta da “elegie brissinesi”, riecheggianti con “compiaciuta”- forse- autoironia... le Elegie duinesi di Rilke
 
Se vai lungo il muro slabbrato che guarda a ponente
che un tempo era fuori città, fra le vigne dei frati,
considera gli ultimi orti votati
dagli avidi eredi alle ruspe dei palazzinari,
dopo litigi quarantennali.
 
Cammina e ama, visitatore,
l'ultimo cielo medievale che muore.
 
 
Allora, per ritrovar sé stesso, l'uomo deve tornare viaggiatore? Certamente, sembra dire il Poeta, pur riconoscendo la necessità di “fermarsi” a fare memoria, a ricordare la sua storia, personale e non
 
Per capire cosa chiede
a lui questo cielo
l'uomo percorre strade e ripercorre
i segreti del mondo senza posa
 
e s'arresta e riprende
il suo andare come andare di formica,
di volto in volto e di voce
in voce s'insinua in sogni e veglie,
 
ammassa in scrigni tesori
e mai si ferma a ricordare
il primo volto, la prima voce,
il primo bacio che lo trasse dall'arcano
 
vagito della sua domanda
-l'uomo, l'essere che fabbrica
il suo inferno ubriaco di luce-.
 
(istruzioni per il viaggio)
 
Il viaggio è “un sentimento scuro...a tendere la vela”, ma anche “parentesi di grazia/sostare sull'abisso” : davvero Lucini è uomo sempre in ricerca, in movimento, mai pago di sé, né mai tranquillo in ciò che fa! Sempre in bilico tra viaggio e stasi, tra vestigia d'”una povertà antica” e una “libertà sempre più ipotecata/ dal ricatto del pane”.
 
E' un sentimento scuro come il mare
a tendere la vela, questa sera
un lasciare per trovare varcando
sponde da attracco ad attracco
da luce in luce sospeso nell'ombra
che sciaborda al pensiero che la fende.
 
Ho lasciato me a Civitavecchia
sospeso nelle luci del molo
a Olbia mi attendo domattina
con la diversa esistenza di sempre
ma sul mare è parentesi di grazia
sostare sull'abisso
ascoltando il respiro
dell'eterno.
 
(istruzioni per il viaggio)
 
Ai sassi di Matera, dovremo tornare
a carcare vestigia e radici
a ricrederci, a meditare
sulle virtù d'una povertà antica
 
che abbiamo voluto abbandonare
per seguire le virtù dei signori
arraffando come fanno loro
e per servirli peggio di allora.
 
Oggi neppure la luna più abbiamo
né abbiamo le stelle
nelle città carnai e prigioni
dove si soffre e si dispera,
 
dove la vita è incubo e rumore
continuo di traffico nell'aria malate
e la libertà sempre più è ipotecata
dal ricatto del pane.
 
(in viaggio)
 
Concludo questa mia “lettura” di Lucini, Poeta “di pensiero lirico” rara unione perfetta di “forma e sostanza”- del resto, diceva Brodskij “il rifiuto della metrica è un atto di autocastrazione dell'autore...soltanto il contenuto può essere innovativo, e l'innovazione formale può avvenire solo entro i confini della forma”- con due poesie apparentemente “stridenti” tra loro; in realtà, sono entrambe dei “notturni”, entrambe vivono di attesa, in cerca d'una voce che non importa se risuoni “fuori o dentro” perché è la voce del mondo e insieme la voce del sé; mentre le stelle tremolano lontano, come i lampioni gialli che corrono nel buio ed il buio chiarisce, sintetizzando i vari colori in un colore solo.
 
 
Questa notte avverto il tuo respiro nell'anima di maggio
mentre dilaga la pianura
e sono in viaggio verso dove
non m'importa, verso
l'alba morta di domani
nel vociare stranito d'una stazione ferroviaria.
 
Ora intorno mi voli e m'osservi
dai lampioni gialli che corrono nel buio.
 
Io raccolgo il Tuo silenzio e riconosco
la Tua Voce fra mille
nella ruota che sferraglia
nel parlottio di idiomi sconosciuti
nel lontano tremolare delle stelle.
 
(istruzioni per un sentimento trascendente)
 
 
Certe notti adolescenti non finiscono mai.
Ognuno le porta tatuate nel volto
e nelle mani
quando la luce sbaraglia l'ombra e l'ombra si raggrinza
incarognita si difende, scava nella pelle
trincee.
 
E a volte l'ombra esplode nell'ombra
mondo che urla uno strazio indicibile
ormai d'un altro, ormai dimenticato
condannato alla fatica dell'assenza
 
perché non basta il bagliore d'una luce
a dissolvere il bagliore dell'ignoto:
ci vuole la luce negra della notte
e le sue fresche braccia che raccolgono
ogni colore in un colore solo.
 
E forse parlerai con quello che eri
o che volesti e che non sei mai stato.
 
(istruzioni per la notte).
 
 
Gianmario Lucini, Istruzioni per la notte, ed. Marco Saya, Milano, 2015
 
------------------
 
Gianmario Lucini è nato a Sondrio ed ha vissuto a Piateda fino alla sua morte nel 2014.
Ha frequentato le scuole dell'obbligo a Sondrio, Roma, Como e l'Università Cattolica di Brescia, laureandosi in Scienze dell'Educazione (indirizzo Formazione Aziendale) e conseguendo un master in critica. Ha vissuto come emigrante in Svizzera per alcuni anni in giovinezza, poi a Bolzano, dove ha lavorato come operatore in un sindacato. di nuovo in Svizzera come sindacalista e dal 1990 di nuovo a Sondrio. E' stato formatore e animatore culturale come libero professionista, organizzando o partecipando come docente a corsi, dibattiti, incontri. Ha organizzato e curato il Premio di poesia intitolato a David Maria Turoldo, il cui ricavato viene devoluto a paesi del terzo mondo. 
Ha collaborato in qualità di esperto multimediale presso l'Associazione don Milani di Gioiosa Jonica, aderente a Libera. Nel 2007 inizia a raccogliere documentazione antimafiosa pubblicata sul sito www.donmilanigioiosa.it e nel 2008 realizza un documentario di formazione alla legalità per la Provincia Autonoma di Trento. Nel 2007 ha realizzato un documentario-intervista in due DVD "La guerra dei poveri", dedicato ai reduci della seconda guerra mondiale e alla Resistenza in Valtellina, cui segue un secondo volume nel 2009. Dal 2006 al 2009 è stato direttore del periodico locale All'ombra del Rodes, edito in Valtellina.
La sua produzione è molto vasta e comprende raccolte poetiche, saggi, racconti brevi, rassegne annuali, antologie poetiche (come curatore). Tra le sillogi poetiche: Allegro moderato, Il Disgusto, Sapienziali, Vilipendio, Krisis. Tra i saggi: Ipotesi sulla nascita della Poesia, Pensiero Poetico e critica integrale dell'Arte. Ha curato le Antologie: Enciclopedia degli autori di poesia dell'anno 2000, 105 poeti per la legalità, Intelligenze per la pace, Il ricatto del pane.
E' stato editore con la sigla CFR.
 
Maurizio Rossi
 
Pubblicato il 9 febbraio 2016