4 x10. Piccola antologia di autori etnei


A cura di Grazia Calanna e Orazio Caruso. La recensione di Maria Gabriella Canfarelli

 
Il primo “Quadernetto di poesia contemporanea” curato da Grazia Calanna e Orazio Caruso ( Algra Editore, 2015) presenta quattro  giovani autori etnei  la cui scrittura in versi  (dieci  poesie per ciascuno di loro) accoglie e rappresenta  l’urgenza  di  parafrasare  il  presente  riconsegnandolo al presente, scrive Grazia Calanna  nella presentazione. 
Le  voci poetiche  antologizzate in  4x10, Chiara Carastro,  Antonio Lanza, Michele Leonardi  e Pietro Russo, certo stilisticamente  diverse  tra loro,  sono la  manifestazione di un dissenso teso a smascherare e ripensare  la realtà, a stigmatizzare  il disagio dell’io rispetto al mondo,  talvolta  in  forma antilirica,  talaltra  con versi   sarcastici, ironici, alcuni decisamente prosastici  come  quelli  della poco più che ventenne  Carastro  , che  con termini di non facile resa ritmica, posposizioni  e scavalcamenti sintattici (Non è sabato, baci, senza) e virgole fuori posto (intreccio l’oro, loro, e, l’età),  sembra  indicare  il percorso  labirintico  e straniato  della lingua.  Il mondo  di Chiara  Carastro  è un’ esclamazione, una parentesi – custode del pensiero, un  vorticoso  salto  di  senso che  scompagina  il flusso del discorso,  ché   Il mondo  è  un turno di ruota, solo più breve e panoramico a caso.
 
Nel compatto dettato di Antonio  Lanza  prende  vita  la realtà impoetica  del  Centro commerciale, l’agorà delle merci,  il regno del  negotium ;  poesia , questa di Lanza , di resa efficacissima  grazie  all’accurata descrizione degli elementi  presenti  in uno spazio concluso  in  cui le voci umane, brusìo di  sciame  in transito  Sono suoni che non ascolti.  Sono volti di indurite madonne  che disinfettano  i  bagni, lavano i pavimenti,  assolvono al compito delle routinarie pulizie comandate ; sono manichini,  surrogati   umani  dall’aria pensosa/
(…)congelati/in pose svagate  che sembrano osservarci.  Che smembrati,  dimezzati dal tronco in giù mostrano mutande;  sono teste capellute  e  teste calve,  uniformi  teste metafisiche .  L’elemento umano, non  persona  ma cliente ,  è la preda da sedurre, conquistare con  accattivanti strategie aziendali;  imbozzolato  in  una  luce artificiale  il cliente  deve essere anche rassicurato che tutto/ funzioni, confini certi, / che il sapone nei bagni, (…)
(…)  che le eventuali informazioni, / che i prezzi ben esposti, che tutto / torni – come in una gabbia.
 
Linguaggio scettico  nei versi di Michele  Leonardi,  che innesta  elementi prosastici  a rime interne, assonanze ,  e la sua scrittura  “sull’orlo della provocazione” (ancora Grazia Calanna)  in qualche modo richiama  i poeti  maudits  , il  mal-essere   posto in bell’evidenza,  senza perifrasi  la onnipresente cifra del tormento  di un io  che intravede   la perdita, l’assenza:  Quello straziato epilogo(…)
(…) solletico del cosmo in finis terrae , l’inizio che cova la fine.  La sola menzogna è l’uno, cui / tendiamo, già in embrione: le ginocchia/ consunte, la comunione / d’intenti, le nozioni insistenti, i manuali /del savoir-faire, per/rinsaldarle. Tutte balle: la moltitudine / è parte dell’ago, passa dalla/cruna: nel cane che abbaia alla luna, /tre teste di Argo latrano insieme. //Si è per se stessi  la falce ed il seme.  Nessun approdo di salvezza,  piuttosto la deriva (Lo percepisci? La costa ci respinge).
 
Dell’interruzione del  rapporto con  l’altro  e  con la  vita stessa , del silenzio  più grande dei nostri anni  scrive Pietro Russo; la sua poesia  è affidata  a una  nitida e armoniosa  sintassi , a un vigoroso e sorvegliatissimo pathos,  al ritmo fluido  della parola , e del gesto delle mani che hanno visto l’amore; delle  mani che non porto più agli occhi, padre.// Sono queste e non sono mai state.  Al corpo che si dichiara debole (cede/ alla paura dei venti),  il corpo che presenta sintomi non sempre decifrabili,  al  volto, ai volti dentro i palazzi, nella sequenza familiare/di  cemento  e panni stesi , all’esistenza  che è tempo,  si affianca  una  notturna presenza  uscita dalle sue regioni cieche.  Chiude  questo primo “Quadernetto di poesia contemporanea”  il  curatore  Orazio  Caruso,   che riflette,  si  interroga  sulla necessità del fare, scrivere poesia oggi.  Se da una parte  sembra non necessaria la sua presenza,  d’altra parte  la poesia esiste, resiste,   si rinnova  e  riaffiora sotto mentite spoglie negli interstizi non ancora monetizzati, nel bisogno di scambi gratuiti, nelle  scuciture  impreviste del sistema, (…) nel ritorno all’oralità sociale.   
 
4 x10. “Quadernetto di poesia contemporanea” , Algra Editore, 2015
 
 
  Maria Gabriella Canfarelli