Il nodo alle radici di Maria Teresa Pellegrini Raho


Recensione e scelta di testi di Maurizio Rossi

Maria Teresa è nata ad Olivadi (CZ) nel 1954; trasferitasi in giovane età a Roma, vi ha vissuto molti anni e attualmente risiede a Lariano (RM). Architetta e pittrice è fortemente impegnata nel movimento di liberazione e difesa dei diritti delle donne. Ha pubblicato: Respiro pietra, Sovera Ed., 2002; Nel silenzio delle note ho consumato il mio furore, Editing Ed., 2006 ed infine  Il nodo alle radici, Puntoacapo Ed. Pasturana (AL), 2014, di cui ci occupiamo. Suoi articoli e poesie sono stati pubblicati su riviste letterarie; ha esposto i suoi quadri in mostre personali ai Castelli Romani, a Roma nella Casa internazionale delle Donne, a Verucchio (RN) nella Rocca Malatestiana  e in spazi culturali e  Biblioteche.
Vi sono molteplici dimensioni nelle poesie di Teresa, un “pendolo” tra l'io e il noi, tra stare e non stare, esserci e fuggire; essere “scossa”, ma immobile, perché  si muova il tempo e “qualcosa attorno a lei”. Questa antinomia, costituisce forse l'essenza della sua poesia, specchio d'una vita che grida solitudine per una ricerca profonda in sé, ma anche desiderio di essere tutt'uno con le donne, il mondo, i suoi affetti. Con la consapevolezza d'un ritorno al “centro del mistero”
 
Occorre rischiare l'incomprensione
E cercare dove nessuno cerca
Mentre la gioventù del corpo
Appare ormai finita
L'Anima- più antica
Si rinnova ad ogni sorgere del sole
E quasi torna indietro
Ad un'infanzia pura e sconosciuta
Schizzi di luce
In un cielo senza luna
Frammenti di stelle
Caduti da lontano.
In questo corpo incerto
si innesta il desiderio
Poi pace poi abbandono
Poi canto solitario
Poi ritorno
Al centro del mistero
 
Spesso questa apparente contraddizione provoca l'effetto di una frammentazione di sé, d'uno “sbriciolamento” drammatico, che  lei traspone nei suoi versi; altre volte sfocia in un desiderio d'abbandono alla terra, per fondersi con essa e con le piante, con il mare.
 
Piove
laggiù c'è il mare
E un'isola di luce
Racchiude l'orizzonte
Cerco l'origine
Di un profumo di fiori che si espande
e non la trovo
Mentre la pioggia più fitta
Trafigge la terra io sto a guardare
Se il mondo finisse in questo momento
Io sono certa
Non me ne accorgerei
Non dimenticate di avvertirmi
 
Questo è un po', per dirla con un'espressione che mi è cara, lo “spaziotempo” di Teresa, luogo vuoto ma colmo d'aria necessaria per respirare; che “balla allacciato al suo respiro, che è amante appassionato, luogo mentale, ritaglio tra cielo e terra...” Ma anche quando la poesia s'acquieta, non perde di intensità e profondità: specie se si interroga sulla poesia stessa
 
Si è forse spenta
la voce della Poesia
priva di nutrimento, di incoraggiamento.
Così solitaria è
La sua ispirazione
E così poco evidente il suo bisogno.
Così difficile il suo tempo
Tempo senza Spazio
Mordendo la Terra
Vorrei piangere
E creare un fiume impetuoso
Che gridasse, saltando tra i sassi,
il mio desiderio di vita
 
Oppure riflette sulla scrittura, come nella lirica che segue, dove riconosce un'impossibilità (o un'incapacità?) da parte della scrittura, ad esprimere fino in fondo “ciò che conta davvero”; fino a dichiarare che le stesse parole pronunciate, non potranno mai racchiudere i tesori della nostra esistenza e dell'io
 
Tutto ciò che conta davvero, non sarà mai
scritto.
E' dentro il mistero d'ogni vita
Ecco! Stracci di parole
e i preziosi suoni
che spesso le accompagnano
Nient'altro chiediamo, che altro
non sapremo.
E le mille parole – pur vere -
che in tanta vita
Una dopo l'altra – catena infinita -
avremo pronunciato
Saranno scrigni – per sempre -
riempiti a metà
 
Altrove, torna “il pendolo” della coscienza, tra la dimensione onirica e quella reale; ma cos'è reale? E se fosse il vivere un “Il lampo nella notte e poi il risveglio / Ad altra dimensione” ?
 
Entro nel sogno
Da una fessura della vita
Come cancello che si apre al tocco
Della mia immaginazione.
Entro nel giardino segreto e con timore
Mi guardo intorno
Quanta ricchezza! E quante foglie
E fiori...che vegetazione!
Non si contano le ombre iridescenti
E il suono delle gocce di rugiada accompagnano
I passi senza meta.
Fosse questo sogno il morire, ed il vivere
Un semplice disguido
Un incidente di percorso
Un lampo nella notte e poi il risveglio
Ad altra dimensione.
 
Riecheggiano pittura (quella di Teresa) e musica (il Battiato delle canzoni più ispirate) e si mescolano in questa poesia,  simbolica ed evocativa: “Da una fessura della vita”, “giardino segreto”, “il suono delle gocce di rugiada”...Quella di Teresa è scrittura ricca, ribelle alla metrica anche “libera”(che a “mio” avviso completa la poesia, non per forza “ingabbiandola”!); scrittura che si trasfonde nella esperienza figurativa...e questo è un altro aspetto che può essere evidenziato nella raccolta.
 
Il cielo incombe
La notte è lavata da torrenti di pioggia
All'orizzonte luce, come lama
di mare
E lampioni riflessi nelle pozze
Cielo in cielo e cielo in terra
Nell'acqua che ristagna
E' il raddoppio d'ogni cosa, mentre
Si apre uno squarcio e in fondo al mondo
Vi è ancora il rosa
Di un tramonto senza fretta.
 
O come nella seguente
 
Poi
i campi di papaveri
E macchie gialle su prati verdi
E macchie rosse su prati gialli
E allora
Tutto appare piccolo
Davanti a tanta bellezza.
Meritiamo forse
Che nascano i papaveri?
 
Quest'animo che “fatica” con i colori e le parole, l'animo della Poeta, sa farsi alchimista, quando convive con un'ombra “ un'altra storia/ che molto mi disturba” e si cala nell'esperimento che è la vita
 
Contengo un'altra storia
che molto mi disturba.
In questo esperimento che è la vita
metto ampolle e fiamma viva
e tutti gli elementi che l'anima regala
e poi distilla
in serie di alambicchi.
Fiumi d'argento e d'oro
scorrono danzando tra le ombre delle notte.
Sospeso è il Tempo,
tutto si trasforma
fluisce lento e prezioso
ogni Momento.
 
Completano “Il nodo alle radici”  quattro racconti, di ricordi, pensieri o favole (Di come il tempo divenne...due) che si integrano nel tessuto poetico per costruzione e contenuto; anche in essi, mi sembra di cogliere un'inquietudine, che non è certo disagio di stare o d'essere, ma si rivela come ricerca di una dimensione sempre più personale di donna in relazione con gli esseri e le cose.   Teresa rivela così una maestria non solo nel versificare, ma anche nella scrittura in prosa.
 
 Maria Teresa Pellegrini Raho, Il nodo alle radici, Puntoacapo Ed. Pasturana (AL), 2014
 
Maurizio Rossi
 
Pubblicato il 18 dicembre 2015