Juris Kronbergs. Ci che accade nel campo visivo di Lupo Occhio-Solo


Recensione di M. Gabriella Canfarelli

Un evento traumatico, tunnel scuro congelante/in una stanza che non era una stanza. Una macchia scura nell’occhio sinistro, il distacco della retina e la caduta in una mezza cecità, la riduzione del campo visivo e le dolenti notti d’insonnia; la esplicita- implicita dicotomia luce/ombra (la luce / si andava squamando come carta da parati scrostata / dalla parete che tratteneva fasci di indizi visivi // E l’oscurità si sollevava come bolla di mercurio) è filo doppio teso tra un prima e un dopo.

Nei versi di Lupo Occhio-Solo di Juris Kronbergs (Gattomerlino, Serie Blu 2015) che Piera Mattei ha curato e tradotto, è pressante la necessità di ripensare il mondo, l’universo e il tempo; sviluppare nuove consapevolezze, opporre resistenza al dolore, lottare contro l’oscurità e inventarsi una casa, un luogo da cui ricominciare, uno spazio di ri-composizione, attraverso azioni concrete, e monologhi interiori di struggente bellezza, dell’integrità fisica dimezzata. Il nitore espressivo e la fluidità delle immagini sono cifra essenziale che non corrompe la forza e l’equilibrio di un dettato poetico ricco di domande sul senso di solitudine e di inadeguatezza di un io che dichiara: Avrò un desiderio struggente. A metà / La vita di prima. A metà / Vedere ogni cosa come realmente è.(…) / Ogni frase sarà divisa a metà / (…)  (…) Tutto sarà: metà giorni, metà ore, metà cotto/metà fatto, metà sincero, compreso a metà / (…).

E dunque il dubbio, gli interrogativi di Lupo(alter ego del poeta): prima del buio Vedeva allora due volte di più?/La sua nascita e la sua morte? / Il passato e il futuro? / Il bene e il male nell’umana natura? / Una cosa alla volta o contemporaneamente? / (…) / Doppie mezze verità, le due facce della doppiezza?

Ripensare il tempo (passato-presente-futuro), la sua incerta sostanza e misurabilità è per Lupo il primo passo per re-inventare la Creazione, sradicando da terra, dal campo (più o meno/ una palla con buchi e protuberanze) le stelle, lanciarle in alto nel cielo, fare ruotare i pianeti; è la porta per entrare in se stesso, riflettere su se stesso davanti a specchi d’acqua e osservare i propri pensieri come se avesse tutti e due gli occhi; o i pensieri nuovi, quelli che entrano in lui persino più lentamente/ognuno seguendo l’ombra del precedente: a queste occupazioni attende Lupo, alla ricerca ostinata del senso della vita, qualcosa, non so come di cui vorrebbe chiedere, e chiede, alla galassia, ad Andromeda, a quasar K32 /alla radiazione cosmica di fondo/(…)/ al primo raggio di sole dell’alba/Scoprì che il fine era la ricerca stessa.

 
Affinato l’unico occhio capace di vedere la scogliera sfregiata faccia età ombra invecchiata/illusioni solidi progetti scervellati/(…)/ benefici modesti universale costernazione/ cordiali buongiorno freddi giorni buoni/labirinti rettilinei giacinti intrecciati/ pesce del tempo parole in confusione/spazzate in aria frasi / (…) / E sopra tutto questo/un occhio bello spalancato, fallace, è soprattuttocon l’occhio interiore che l’autore mette a fuoco la realtà e l’oltre, l’invisibile dentro di sé, ciò che interiormente vede e sente, anche raggiungere in tempo i luoghi della storia / sperimentare l’intersezione di antiche e venerabili emozioni // vedere vedere vedere.

Dal dramma esistenziale Kronbergs approda a una vita nuova, come egli stesso dichiara in una lettera a Piera Mattei: “(…) . Tutta la mia frenetica vita era giunta a un alt. Dovevo confrontarmi con me stesso e la mia mezza-vista. (…). Volevo scrivere della mia esperienza, ma non ci riuscii fino a quando non inventai questo protagonista, Lupo Occhio-Solo (…), che mi ha dato l'opportunità di essere molto “personale " e "universale" allo stesso tempo. (…). Decisi d’ignorare tutti i miti sui lupi. Ho anche deciso di ignorare la saga islandese, là dove Odino volontariamente si trapassa con una lancia uno degli occhi, per ottenere la più alta sapienza, e diventare un dio. Così "Lupo Occhio-Solo a Odin Street" è una poesia di ambientazione quotidiana: Odin Street è a Stoccolma una strada dove si trova il mio posto di lavoro, l’Ambasciata di Lettonia. Quindi, in qualche modo, si tratta di una decostruzione del mito. In quegli anni stavo leggendo (…) libri di diffusione scientifica, su astronomia, fisica quantistica, il Big Bang e cose del genere: (…) testi sulla teoria del caos, e così via. (…) credo che nella raccolta ci siano anche 'tracce' di tutto questo”.


Maria Gabriella Canfarelli



Nota bio-bibliografica
Juris Kronbergs è nato da famiglia lettone in Svezia, dove tutt’ora vive. Bilingue, scrive poesia in lettone e svedese e ha un’intensa attività di traduttore da una lingua all’altra. Ha pubblicato 15 raccolte di poesie, e 55 volumi di traduzioni, per lo più di poesia e prosa lettone in svedese, ma anche di letteratura svedese in lingua lettone. Legge le sue poesie insieme a un gruppo musicale di jazz-rock, con il quale ha pubblicato due CD. Negli anni Novanta è stato addetto culturale dell’Ambasciata lettone a Stoccolma. Nel 1998 ha ricevuto la massima onorificenza dell’Ordine delle tre stelle. La sua poesia è stata tradotta in più di venti lingue. Vilks Vienacis (1996), tradotto e a cura di Piera Mattei (Lupo Occhio-Solo, Gattomerlino, 2015) è il suo libro più famoso.

pubblicato il 18 novembre 2015