Semi di sé di Monica Guerra


Recensione e scelta di testi di Maurizio Rossi

 Monica Guerra è nata a Faenza nel 1972, dove vive. Ha studiato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente lavora come imprenditrice. Ha pubblicato “Raggi di luce nel sottosuolo” (Albatros, 2013); “Il respiro dei luoghi” (Il Vicolo, 2014) saggio scritto con il sociologo Daniele Collini; i suoi testi sono pubblicati su varie antologie di settore.

 
Ad una prima lettura, nella silloge Semi di sé (Ed. Ponte Vecchio, Cesena, 2015) non emerge dal magma delle pubblicazioni poetiche; ma se si pone attenzione e si supera il primo “sconcerto” è possibile cogliere una pluralità di messaggi. Questo mi è accaduto, complice l'ascolto del terzo concerto di Rachmaninoff per piano e orchestra: le note hanno trovato risonanze nei versi della Guerra, segno di una valenza emotiva ed immaginifica. Non inganni la scorrevolezza del versificare, né la libertà metrica: le visioni emergono vive e lasciano il segno, come una pennellata densa di colore, pur su un acquerello (apparente contraddizione!)
 
Ho amato tutti
al mio tavolo tondo
i cuori ispidi, l'abbandono
secco di mani
le ancore asciutte
la refrattaria attesa
di mare, le vele
che non osano porto.
 
“amore per tutti” e “tavolo tondo” ad indicare una poesia “accogliente” e attenta, non solo a sé, ma al mondo intorno, anche a chi ha paura, a chi è arido; evidentemente si riferisce alle molteplici esperienze ed incontri di vita. La vita  che – confessa – resta per lei un mistero e ne può solo cogliere e descrivere le “forme”
 
Ma cosa ne so io
della vita vera?
 
Io che distillo rugiada
dalla foglia
che amo arcobaleno
senza sapere cielo
e dalle coccinelle
colgo puntini
per i miei gomitoli di frasi.
 
Lo stesso linguaggio è  un balbettare dal quale emergono i propri sentimenti, sfuggiti al “qui ed ora” dell'intelletto, che abita “la città delle idee”
 
E se merito
la città delle idee
nel mio vagire umano
non mi è dato saperlo.
 
Ma in questo luogo
perenne elucubrazione
o in nessun luogo
il mio cuore viene alla luce.
 
La Poesia sembra a Lei dare concretezza, rivelandosi come l'unica in grado di “costruire” incontri e dialogo come dice al sua etimologia: “poiesis” (che fa)
 
Quale il senso
di questo laconico
vociferare interiore
l'ossessivo assurgere
la vita al poetare
se non un tangibile costrutto
un qualsivoglia
 
ponte da attraversare?
 
E la poesia – con il suo canto – è in grado di piangere la perdita delle “piccole cose” sulle quali si svolge la vita (“Una conchiglia spezzata”)
 
L'ho trovata spezzata
sugli scogli, tra i rifiuti
del porto
no, non è così
che la vita evolve
sono le piccole cose
che s'inceppano tra pala e timone
sono le piccole cose
che qui non funzionano più.
 
E' certo una scrittura poetica che può sembrare un “casuale versificare”; ma glielo possiamo perdonare, perché sa descrivere con immagini così schiette la Provincia
 
Le borse della spesa
che tutti si conoscono
sottosopra l'unto cielo distratto
qui nulla accade
se non  la primizia
di un pettegolezzo
 
qui, dove la lana fa l'inverno
e i seni nudi, a tratti, la riviera.
 
Oppure sa esprimere la nostalgia e cantare la morte “spezzando il pane”, ne “L'oltre”, poesia non priva di ritmo e assonanze
 
Incauta
ho spezzato il pane
e sei sgusciato fuori
da un orlo fresco di grano
tutto d'un pezzo
mi sei scivolato a fianco
la carezza nell'occhio
e il mio cuore in pugno.
Poi serio, così serio,
senza voce mi hai detto
di non mollare
che ne vale sempre la pena
che siamo appena
separati da un filo
che se solo potessi
un poco l'Oltre
 
tu saresti di nuovo
e non più la morte.
 
La  Monica Guerra è un buon “seminatore” e sa usare come “aratro” le parole; la sua poesia scaturisce da un vedere e da un sentire che non vuole apparire altro che “onesta” (Saba), persino nelle sue pieghe più tristi o nostalgiche; senza un guscio di difesa.
 
La lumaca
 
Nel suo andare lento
senza attese
striscia pacifica incontro al giorno,
nuda la lumaca
sulla parete bianca
nell'aria flaccida di sonno.
E i miei occhi socchiusi
a difesa d'un lucore
che dal sipario della notte sale
sono antenne al cielo.
Mi lavo, mi vesto e nuda striscio
anch'io, come lei,
sulla pagina bianca
solo scia, senza un guscio.
 
Monica Guerra, Semi di sé, Ed. Ponte Vecchio, Cesena, 2015
 
Maurizio Rossi
 
pubblicato 17 settembre 2015