Una collana di parole di Umberto Migliorisi


Recensione e scelta di testi di Maurizio Rossi

Come una collana di pietre dure, o di perle di valore – ognuna diversa dall'altra, ma per questo più preziose – l'Autore, nato a Sciacca (Ag) nel 1928, ma ragusano dagli anni Trenta del '900, raccoglie poesie “vecchie e nuove”. Non solo più o meno recenti, ma dal sapore antico, alcune e altre più “moderne”, senza perdersi però nel modernismo di maniera né nell'archeologia poetica.
Insomma, come direbbe Saba, una poesia “onesta”.
 
L'acqua è d'oro
 
L'acqua è d'oro e le mani d'argento.
Sciacqua bene il tuo viso, cancella a fondo
gli oscuri incubi della notte.
Fa' che il fiume in piena del giorno
rompa gli argini e inondi
le immense pianure,
le asciutte gole dell'anima.
 
Belle metafore in una poesia “senza tempo” ma profonda, che ricerca  novità e vita ancora, cancellando gli “incubi della notte”.
 
Del resto, non manca di onestà l'Autore, quando scrive
 
L'invidia
 
Io l'invidia la sento, la fiuto a distanza.
E, pur non avendo grandi meriti,
mi accorgo quando
qualcuno mi invidia.
 
Sembra quasi una battuta “pirandelliana”, ma contiene una buona dose di autocoscienza e di tranquillo sentire. Migliorisi pare difendersi con il “distacco” di chi ha esperienza e sguardo attento.
 
Mostra anche disincanto, forse frutto degli anni e di delusioni, pur acquetandosi in una dimensione “umana” ritrovata , oltre i miti che vorrebbero stravolgerla:
 
La serpe in seno
 
Cova la serpe in seno
ad ogni cosa: debole - forte, rosa- spina.
 
Si annuncia la mattina il brutto giorno.
Le nuvole d'estate fanno autunno
e cannonate e spari danno in pace
odor di guerra.
Ciascun uomo poi serra
in sé l'ombra del male: è surreale
l'uomo del mito!
 
Forse questa è “poesia antica” nello stile, ma senza tempo per la verità che ci racconta: non occorre riconoscere i segni della “serpe” per poterla uccidere?
 
Molto “moderna” mi sembra “Le donne dalla voce rauca” che mostra, in pochi versi, attenzione alla letteratura e alla musica; alla donna, in particolare a quelle donne, la cui voce “raschia” il cuore e mette a nudo o desideri di morte, o sensazioni di gioia e appagamento:
 
Le donne dalla voce rauca
a sentirle parlare
e tanto meglio cantare
danno i brividi
- segno di estrema felicità
o di morte? -
 
Penso a quella del “Diario”
di Pavese
- che l'amò e si uccise.
Penso alla Mia Martini
che si uccise
e per fortuna
penso anche alla Nannini
che oggi dà tanta
felicità.
 
Poesia “nuova” anche nella scrittura e nella versificazione, fuori da canoni, ma con ritmi che emergono dalla lettura.
 
Umberto Migliorisi è nato a Sciacca (Agrigento) nel 1928, ma dagli anni ’30 vive a Ragusa. Ha cominciato a pubblicare versi sparsi su giornali e riviste verso la fine degli anni ’50.
La prima silloge con cui esordisce è del 1970, Riassunto (poesie 1953 - 1970). Di questa e di altre sillogi pubblicate in seguito, una selezione si può trovare nel libro antologico Ironia e altro (Messina, 2007).
Migliorisi ha pubblicato anche diverse raccolte di poesia in dialetto ragusano, di cui si può trovare una selezione antologica nel libro Gn’ iàttu niuru (Un gatto nero) (Ragusa, 2005). Per Cofine ha pubblicato nel 2012 la silloge Ppi-mmia fussi (Se fosse per me) e nel 2013 Piangi che ti compro le arance.
 
Umberto Migliorisi, Una collana di parole, Ed. C. Studi “F. Rossitto”, Ragusa, 2015
 
Maurizio Rossi
 
2015-06-19