La mosca cieca del tempo. In ricordo di Vanni Speranza.




C’è, in Sorprese e contraddizioni (Edizioni Novecento, 2006) di Vanni Speranza, la luce intensa, bruciante del sud, e il suo contrario: il buio che è sentimento luttuoso, distacco, presenza che si nega, quel toccare la morte/col dito dell’anima: sfiorarla, pensandola; e toccarla, scrivendone con parole che sono “d’acqua”, parole che tentano di trattenere la luce effusa e prismatica che trova la massima espressione cromatica nel trionfo del verde, nei paesaggi che il poeta descrive talvolta con accenti malinconici, perché non più gli stessi del tempo in cui vigore e vitalità non erano, non ancora, ricordi annidati sul calendario.
 
E certo la nostalgia che il ricordo procura è quella espressione del concetto di privazione, Senza, che dà titolo alla prima poesia del volumetto la cui copertina, color verde smeraldo, fa venire in mente il colore della speranza e il cognome del nostro autore. Il mondo poetico di Vanni Speranza, intriso da amarezza e sgomento, il pensiero che lo sottende è “illuminato da una luce obliqua, intensissima” scrive in premessa Renato Pennisi, che di Speranza ricorda anche l’instancabile attività di organizzatore (negli anni settanta e ottanta) di convegni e premi di poesia, su tutti il “Premio Taormina che aveva fondato e a cui si era dedicato con assoluta passione. La stessa passione con cui aveva dato vita al Centro Ricerche Poesia Contemporanea, punto di raccolta di artisti di tutta Europa e dell’area mediterranea.
 
E di tanto in tanto, come regalo prezioso, le parsimoniose uscite dei suoi libri di poesia, edizioni in sordina, pubblicate sottovoce, con questo appena quattro”. Il poeta appartato guarda Dalla riva il passeggio del mondo nella piazza dove le parole si incrociano, diventano animati discorsi.// Sotterfugio d’occhi sviati/ e gettati nel grembo di qualcosa/lungo i marciapiedi.//(…) e l’imbrunire respira vocalizzi. Voci esterne che sembrano collidere con le voci interiori, solitarie voci che il tempo produce su una superficie/ dove si dissolvono/le attese, / la vita allora/ ci sorprende/con il suo divenire; e allora la stesura del volto è ombra su cui il taglio abbacinante della luce è profonda fessura, cicatrice aperta sulla carne, sulla vita prestito privato.
 
Sebbene le contraddizioni e il patente malessere, in queste pagine graffiate da una scrittura scarna (Sto qui/ virgola dimenticata/fermo sotto / una chiazza di sole. // Se non fugge il bagliore/incanti il mio specchio/ l’unica volta, il destino/appena intravisto), pure persiste (disperatamente resiste, anche tra versi stringenti, dolentemente asciutti) una sorta di stupore fanciullesco, l’autentica sorpresa del cuore per qualcosa di inaspettato o semplicemente sperato, un sortilegio, l’incanto del verde più verde/dell’alba verde e di un mattino di voli, l’incanto della poesia e del ricordo cercato, strappato a un cielo/di seta (….).
 
Maria Gabriella Canfarelli
 
Nota bio-bibliografica

Vanni Speranza è nato a Catania nel 1932 dove è morto nell'aprile del 2013. Fondatore del Centro Ricerche Poesia Contemporanea, ha pubblicato i libri di poesia Cuore del Sud (1978), Graffiti sulla memoria (1999) e E’ stato il mare (2003).  

 

2015-05-09