Lingue di minoranza e poesia


Nota sulla poesia in grecanico di Carla Spinella

Parpatònda anàscila na sicòso
tin màgni glòssa, ti den èchi na pethàni

(Camminando a ritroso per conservare la bella lingua che non deve morire)
Carla Spinella
 
 
Il volume Tempi d’Europa, antologia poetica internazionale, curato dal poeta Lino Angiuli e dalla studiosa serba Milica Marinković (Milano, La vita Felice, 2013), contiene 42 testi prodotti nei 28 paesi della Comunità europea, pubblicati nella lingua originale con traduzione a fronte. A rappresentare l’Italia, insieme alla siciliana Margherita Rimi, la poetessa Carla Spinella con la lirica Ce stèko marammèni (E resto secca), scritta in lingua grecanica, a dimostrare la pari dignità di lingue minoritarie e dialetti.
 
Carla Spinella, nata a Bova Marina (RC), laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Messina con una tesi sui dialetti grecanici della Bovesìa ionica, vive da moltissimi anni a Milano, dove ha insegnato Italiano e Latino nei Licei e dove anima con passione e vivacità corsi di scrittura creativa e di teatro. Ha pubblicato quattro raccolte in lingua italiana: Poesie (Roma, Gabrieli, 1970), Eva ostinata (Milano, La vita felice, 2011), Il canto dell’assenza (Reggio Calabria, Leonida, 2013), Di nuovo in volo, poesie (Milano, La vita felice, 2014). Alcune sue liriche in lingua grecanica sono apparse nel volume La poesia di Carla Spinella dalla Calabria greca all’Europa (Reggio Calabria, Laruffa Editore, 2014), in cui sono raccolti i contributi dei partecipanti a un convegno organizzato nel 2013 a Bova Marina sulla sua poesia, insieme a una ricca documentazione sulla sua attività di scrittrice in lingua italiana e grecanica.
Quella di Carla Spinella è una poesia lirica, di sentimenti, che esprime un mondo interiore ricco e intenso, attenta, nella sua ultima produzione, anche a problemi di tipo sociale e civile. Tra i temi ricorrenti c’è quello della memoria vissuta come esperienza profonda attraverso il recupero di emozioni, illusioni e delusioni, spesso difficili da riportare alla luce, ma capaci di dare senso al proprio esistere. Oltre a ciò ci sono i grandi temi della vita: primo tra tutti quello dell’amore e poi quello della morte che è «prigione insensata, che si fa ombra che cade, foglia che si sgretola.» (R. Mascialino)
Carla Spinella ha ricevuto molti premi sia per la poesia in lingua sia per quella in grecanico; in questa breve nota il nostro interesse va alla sua poesia in lingua grecanica.
 
In Calabria il grecanico (chiamato anche“greco di Calabria”, “greco aspromontano” o “bovese”) è una lingua minoritaria, insieme all’albanese e all’occitano. L’area in cui si parla è costituita da pochi comuni situati ai piedi dell’Aspromonte, lungo il versante jonico della provincia di Reggio Calabria, nell’ampia vallata della fiumara Amendolea.
A lungo studiato da Gerhard Rohlfs, che riteneva fosse da collegare all’antica lingua greca parlata nell’Italia meridionale, è menzionato nel Red Book dell’UNESCO tra le lingue a rischio di estinzione ed è parlato in piccolissime comunità, per lo più da persone anziane.
Nel corso di un convegno (XLI Congresso Internazionale di Studi della Società di Linguistica Italiana - Pescara 2007) il Professor Paolo Martino ha affermato che «in Aspromonte la grecofonìa può dirsi praticamente spenta.»
 
A fronte di questi dati (confermati in parte dalle statistiche riportate da Tullio De Mauro in Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai giorni nostri, Bari Laterza 1914) viene spontaneo chiedersi quale significato abbia scrivere poesie in una lingua considerata da alcuni già estinta o parlata, tutt’al più, da comunità così esigue.
La storia della letteratura dialettale della seconda metà del ’900 e di questo primo scorcio del XXI secolo mostra che, a fronte di una forte diminuzione della dialettofonia, è fiorita una vastissima produzione letteraria nelle lingue cosiddette minori, contraddicendo tutte le previsioni di estinzione dei dialetti. Si può ben dire che nel panorama letterario italiano, a partire dalle prime produzioni neodialettali, «la floridezza dei dialetti scritti non è più (come in passato) in funzione della floridezza dei dialetti parlati, ma piuttosto della loro malattia.» (P. V. Mengaldo)
 
Le motivazioni che inducono molti scrittori a scegliere come lingua della poesia un dialetto o una lingua minoritaria sono tra le più diverse: la scelta degli strumenti espressivi può scaturire da esperienze soggettive, dalla ricerca di un particolare colore linguistico-musicale, ma anche dal desiderio di mantenere le radici del passato e di conservare suoni e colori di antichi idiomi, ormai sopraffatti dalla progressiva italianizzazione. Spesso si tratta di lingue e dialetti reinventati con apporti linguistici diversi, al di là di fredde ricostruzioni filologiche. I dialetti e le lingue minori nella scrittura poetica possono esprimere anche la protesta contro l’omologazione linguistica e può anche darsi che siano percepiti come lingue antiletterarie e che rappresentino uno strumento per forme di sperimentalismo.
Per molti poeti divengono lingua della memoria in una recherche del sé, di un mondo ormai scomparso e delle proprie radici, come appare evidente nella poesia Ta jirìmmata (Il ritorno) di Carla Spinella.
 
Ta jirìmmata
 
Cuàsi armàtonda
condoférro apìssu
stes rizzùddhe chamène.
 
Ce ciòla condofèrro,
pànda plèo cheramèni
ce anatrighizzomèni.
 
Ce apotilìgo ti ène cinùrio
jiènnima to jirìmma
mèss t’aròmata ce ta lòja
palèa, manachà alànza
zze tu carrastù
scepazomèna, stin merìa
pu sìmero mu dìfi spìtimmu.
 
Arte se lìgo, pos ène
I grappidìa, oli guènno kiddhìa.
 
Ma ciòla, vuriamèni,
mu arotào pia cinùria plèo
tu cromàtu dònnu
ton kronò apojièru.
 
I ritorni - Quasi per caso / torno / alle radici smarrite. / E torno ancora sedotta e sempre / più commossa. // E riscopro che è nuova / nascita il ritorno / tra profumi e parole antiche, / solo appena impolverate, / nel luogo che oggi / mi sembra casa mia. // Ormai tra poco, come un pero / selvatico, tutta storta io sarò. // Ma ancora eccitata, / mi domando quali nuove / vicende più colore daranno / agli anni del tramonto.
 

da La poesia di Carla Spinella dalla Calabria greca all’Europa, Reggio Calabria, Laruffa Editore, 2014 

Ombretta Ciurnelli

2015-03-27