Tra cielo e volto di Luciano Nota


Recensione e scelta di poesie di Anna Maria Curci

Tra cielo e volto, titolo che riporta un verso tratto da un testo presente nella raccolta, è introduzione quanto mai piena e veritiera al contenuto del volume di poesie di Luciano Nota (Edizioni del Leone 2012. Prefazione di Paolo Ruffilli. Postfazione di Giovanni Caserta). .

Manifesta, infatti, dichiara, perfino, in senso programmatico, i due poli tra i quali si estende l’orizzonte, insieme artistico ed esistenziale, del poeta: il cielo che, di volta in volta, è anelito, ascesi, porta di accesso all’infinito, sosta, ristoro e fonte di perle, immersione nella natura, ma anche bersaglio dell’animo atrocemente deluso, e il volto, il proprio volto, il sé spogliato da alibi e scusanti e offerto allo sguardo altrui, sguardo non di rado impietoso, e ancora, accanto al proprio volto, il volto dell’altro, sembiante amato, bene più caro e affine, oppure – eppure – causa di dolore, dunque a sua volta in perenne moto tra gli estremi dell’approdo e del ghigno. Il cielo è nei paesaggi amati, nei boschi delle Piccole Dolomiti Lucane della terra natía e nelle asperità crivellate di segni del Carso (Sul Carso), più vicino all’attuale città di residenza.

Il volto è contemplato, rinnegato, sognato, rimpianto, solcato. Il cielo rispecchia e illumina i colori, dal «giallo sempre verde», passando per il suo «blu stellato», fino all’estremo «carminio di fuoco»; sono toni cromatici vividi, accesi, a tratti intenzionalmente sfacciati. Il volto è proteso verso l’ideale, è, insieme, scrigno per il ‘guazzabuglio’ interiore e porta alla sensualità, è Pierrot lunaire, evocato apertamente nella poesia Pierrot, è residuo, resto, reduce con tratti ungarettiani (nella lirica Volto), è, essenzialmente, perennemente duplice nelle sue versioni di schermo e specchio. Il verso breve e sapido, prediletto da Luciano Nota, i guizzi rivelatori, all’erta soprattutto nelle ‘chiuse’ dei testi, esaltano i passaggi, i ponti (e il «noi» si fa spazio e prende corpo, si fa coraggio e trova voce), i guadi e i voli tra l’uno e l’altro dei due poli.

Dichiarazione di poetica e dichiarazione di umanità si affiancano e si fondono, malinconiche ma non arrendevoli, ironiche e consapevoli; ne trovo l’esempio più evidente ed efficace proprio nei due versi a chiusura del componimento Dalle perle che cadono dal cielo: «Punto dritto al maldestro / all’inetto al resto».

Luciano Nota, Tra cielo e volto, Edizioni del Leone 2012. Prefazione di Paolo Ruffilli. Postfazione di Giovanni Caserta. Le poesie che seguono sono tratte dalla raccolta citata.

©Anna Maria Curci

PRINCIPIO

Sono Adamo.
Non ho ombra che mi veli.
Non t’ìntralci la mia naturalezza.
Accomodati.
(p. 11)

*
DALLE PERLE CHE CADONO DAL CIELO

Dalle perle che cadono dal cielo
pongo d’istinto le atmosfere.
Non ho voglia di capire
se un raggio o corona
è riverbero arguto.
Ciò che mi preme
è in un campo sperduto.
Punto dritto al maldestro
all’inetto, al resto.
(p. 17)

*
C’ERAVAMO MESSI IN VIAGGIO

C’eravamo messi in viaggio
lungo strade inclinate.
Avevamo strappato ortiche
dai terricci. Ci trovarono
con voce senile.
(p. 22)

*
IL MURO

Sono fortunato.
Non avrei più pensato
di ascoltare la vita
in un tramezzo di stanza.
Un gatto mi guarda.
Non è un sogno
quell’acquaio che stilla.
M’incanta la goccia
che ammolla la ghiaia.
Tu gatto ora
ripara la falla.
L’agenda del muro
è più vera dell’aria.
(p. 25)

*
AIRONI

Leggero
ma ancor più leggiadro
era il sogno
al quale ci si attaccava
per sperare di essere uccelli.
Io vivace
tu geniale abbastanza
da inventare lo scrigno del volo.
Avevamo vent’anni
e la voglia era tanta
d’ignorare le insidie dell’aria.
Sapevamo che dopo anni
ci saremmo ritrovati
piegati sugli arcioni
a lanciare i nostri palpiti agli aironi.
(p. 27)

*
MIO FRATELLO

Mio fratello
è chi assottiglia gli artigli
dell’impavido falco.
Ha il dorso ad arco
e non scalza il midollo.
Ha un ampio varco
uno scrittoio
un ammasso di faville.
Non s’apposta dentro il fosso.
Appena desto
alloggia come perno
su un accordo di frequenze.
Collana dello sterno.
(p. 38)

*
OGNI TUA PAROLA

Mangio l’osso
d’ogni tua parola
e arrosso quando essa
fa d’oca la pelle.
Ogni stilla
ogni sangue
è zinco e marmellata.
Rosa dichiarata
ogni tua parola.
(p. 53)

*
GIUSEPPE MELFI

Il mio compagno di scuola
mi chiamava compare.
Ricordo
lo aiutavo a capire Pitagora.
Ci siamo trovati una sera
a bere un bicchiere
lui con le braccia possenti
la solita gota rosata.
Ricordava per bene le lezioni di scienze:
i fagioli fioriti in bambagia
il neutrone
la lampada accesa col limone.
Stringendomi con passione la mano
posandomi in tasca una biro
mi disse: “con questa, almeno in una,
riporta il mio nome”.
(p. 58)

*
LE ANZIANE LUCANE

Le puoi ancora incontrare
con bluse rammendate e scialli neri
poggiate agli usci delle case.
Col santino nel grembiale
parlano ligie dei figli lontani
limano con cura i grani dei rosari.
Sono loro le anziane lucane
abili querce che sfuggono i tempi.
Con gli occhi dipinti d’antico
e la tremola mano
sembrano tutte mia madre.
(p. 62)

Della poesia Le anziane lucane esiste una versione in tedesco:

Die alten Lukanierinnen

Noch kannst du auf sie treffen
mit geflickten Blusen und schwarzen Schultertüchern
an die Haustüren angelehnt.
Mit dem Andachtsbild in der Schürze
sprechen sie ergeben von den Kindern in der Ferne
sorgfältig feilen sie den Rosenkranz.
Sie sind die alten Lukanierinnen
tüchtige Eichen, die den Zeiten entgehen.
Mit den antik bemalten Augen
und der zittrigen Hand
sehen sie alle wie meine Mutter aus.
Luciano Nota
(traduzione in tedesco di Anna Maria Curci)


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Luciano Nota è nato ad Accettura in provincia di Matera. È laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico e in Lettere Moderne. Vive e lavora a Pordenone, dove svolge l’attività di Educatore. Sue prime poesie sono state pubblicate su varie riviste letterarie. Ha pubblicato, in volume, Intestatario di assenze (Campanotto 2008), Sopra la terra nera (Campanotto 2010), Tra cielo e volto (Edizioni del Leone 2012, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Giovanni Caserta),Dentro (Associazione culturale LucaniArt Onlus, 2013, prefazione di Abele Longo).