Il negozio degli affetti di Giancarlo Stoccoro


Recensione di Maria Gabriella Canfarelli

Nec otium, non ozio, è termine che indica sia l’affaccendarsi della specie umanachel a struttura fisica, scaffali e vetrine in cui si espone il prodotto da vendere-acquistare; più preziosa è la ‘merce’ che Giancarlo Stoccoro ne Il negozio degli affetti (Gattomerlino, Quaderni di Pagine Nuove, 2014), offre ai lettori: le relazioni cercate, mancate, tra individualità e alterità, la solitudine, indivisibile, dell’anima: indagine a tutto campo sulla materia impalpabile dei sogni e delle emozioni affettive. Il poeta mette a fuoco l’incontro-scontro con la realtà, la fatica che l’atto stesso del negoziare in sé implica: accordo, transazione, tregua, cessazione, al dunque, dei conflitti dell’io, tra l’esigenza del dire e l’utilità del tacere; condizione conflittuale che la poesia tenta di superare e risolvere. E dunque bisogna Scegliere frasi accompagnare/il gesto con voce ferma/attraversare il silenzio aguzzo della punteggiatura, sosta che dispone all’ascolto e prepara il terreno alla comprensione, al riconoscimento dell’altro, per non muovere (…) la bocca/ come fanno i pesci che non hanno/mai parlato fuori dall’acquario.

La raccolta alterna pagine di ariosi versi brevi (Poi il cielo cade/gemendo sulle vertebre/sostegno troppo fragile/a questa finitudine di terra) ad altre di carattere discorsivo: Pochi restano muti dentro gli endecasillabi, dopo/ aver affrontato con perizia i sussidiari illustrati. Anche per/loro la sfida domenicale, la festa che già si appoggia al cartel-/lino da timbrare il lunedì mattina, (…). Cambiano/l’immagine di copertina, spesso quella di fiore, immorta-/lato col grandangolo: caducità e bellezza per tenere alto il va-/lore della vita che passa da sé (dalla sezione "Cose da Facebook").
Timbro diverso, cambio di registro che allude a una folla di molte solitudini, rinuncia alla sobrietà stilistica per porre l’accento sulla identità straniata che chiede certificazione di esistenza, riconoscimento in un non –luogo di incontri, virtuali, in cui il tentativo di ‘essere’ si infrange in un incantamento qualsiasi, una/voce sopra le altre, mentre i più erano intenti a tagliare per/primi il traguardo: modalità diverse ma contigue di rimandare/l’incontro con se stessi.
Non è semplice accertare la reale vicinanza, come la distanza, di un io da altro io, bisogna che/il riconoscimento sia reciproco; orientativa, in tal senso, è la sezione “Prossimità lontane”: Sei più vicina alle luci/ai trasferimenti/circostanze favorevoli/a lasciare poche tracce/(…); e ancora: (…)/il tuo sguardo tra le onde/(…) s’apparenta al naufragio/(…)/e io ti osservo tranquillo dalla riva/mi fai cenno più volte di entrare/ma fredda per me è l’acqua.

Giancarlo Stoccoro, Il negozio degli affetti,Gattomerlino, 2014
 
di Maria Gabriella Canfarelli
 
Nota bio-bibliografica
 
Giancarlo Stoccoro (Milano, 1963) ha vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù a Como. A Pavia si è laureato in medicina e specializzato in psichiatria. Ha curato l’edizione italiana della biografia dello psicoanalista George Groddeck. Una vita, di W. Martynkewicz (Il Saggiatore, 2005) ed è autore del saggio Occhi del sogno. Cinema e Social Dreaming( Fioriti Editore, Roma, 2012).