Tor Tre Teste e altre poesie (1968-2005) di Vincenzo Luciani


Una nota di Maria Gabriella Canfarelli

Genera una poesia teneramente forte, un canto vicino alla terra, all’humus, agli umili la scrittura di Vincenzo Luciani. Raccolti e pubblicati in Tor Tre Teste e altre poesie (1968-2005), volume che altra raccolta contiene, di poesie in dialetto ischitellano Frutte cirve e ammature, del 2001, i versi di Luciani si snodano sui percorsi della normalità e del quotidiano di voci e vite, silenzi e scomparse, tra parole e cenni di saluto scambiati in un quartiere di periferia, “paese di Roma”, mondo periferico in cui s’apre e si chiude la condizione umana degli abitanti. Così che, la “memoria abitata” dal ricordo, da immagini vivide rese con trepidazione appassionata, e ogni azione, discorso, abitudine, incontro casuale o frequentazione, sono componenti essenziali di un discorso netto che tutto racchiude, microcosmo, umanità-specchio in cui vedersi invecchiare nei (…)/sorrisi di denti precari; un amoroso incantamento per l’esistenza che arriva e passa, le emozioni indelebili riportate in versi con delicatezza e pudore, ci consegnano di Vincenzo Luciani un dettato poetico animato di rara empatia, per le madri che un tempo chiamavano i figli dai balconi, il bambino che pedala nei vialetti/che il condominio minaccioso vieta; per la morte di Er padre der Cinese, la cui esistenza e fine si apprende dai commenti di chi l’ha visto vivo nemmeno dieci giorni addietro/lo sguardo stretto dietro spesse lenti; e ancora: incontri con l’umanità affaticata, e in transito, sull’autobus, sul tram con il gaglioffo groviglio/di fetidi fiati, che procura al poeta un patimento, una sofferenza dell’anima; oppure, un parlarsi con gli occhi o a gesti o con sorriso solidali con Una donnina dolce peruviana/o boliviana o cilena o chi sa/mi mostra col dito un angolo buono/e piccola si stringe in un sorriso/(…)/Ora ondeggiando le dedico versi/grati, sinceri che non leggerà.
Dalla normalità, dal tran tran che scandisce il tempo il poeta trae a sé i motivi di un canto in cui la natura è preziosa presenza, per il soffio di quiete che da essa promana; Luciani, felice poeta dei giorni feriali, che comincia dai piatti - azione-dichiarazione sorprendente per l’immagine di normalità che ne deriva; accudimento e cura che il poeta riserva alle parole soprattutto, semplici e intense, portatrici di autentica poesia. Per sottrarre all’oblio volti e nomi, per non farli svanire, o per tornare all’infanzia, a ritroso nel tempo di una volta.
 
Transito-tragitto che comprende altri ritorni, altre assenze, certi ricordi; si leggano i versi della seconda sezione, “Amori disamori” e il concetto di liquida vastità dell’amore-mare non più incontrato nella nostra città/povera di te/che non chiamo per nome/perché quel nome graffia il cuore/ancora e che pure continua (il nome della città, il nome dell’amata) ad esistere, a essere, in un avverbio di tempo.
Tor Tre Teste è un libro-dedica alla vita, a chi la abita, l’ha abitata, e a chi la abiterà; e Frutte cirve e ammature, raccolta in dialetto del 2001, non è mera appendice di questa raccolta ma la precisazione, in titolo e contenuto, d’un cammino che si volge in esperienza, tra dubbi ed errori, in graduale e mai completa conoscenza, dagli anni acerbi alla maturità.
 
Vincenzo Luciani, Tor Tre Teste e altre poesie (1968-2005) (Roma, Cofine, 2005)
 
 
di Maria Gabriella Canfarelli
 
 
Nota biobibliografica
Nato nel 1946 a Ischitella nel Gargano, Vincenzo Luciani è emigrato giovanissimo in Umbria, poi a Torino (dove è stato consigliere comunale), infine a Roma, dove tutt’ora vive. Fondatore dell’Associazione Culturale “Periferie” e dell’omonima rivista letteraria, ha fondato e dirige il Centro di Documentazione della Poesia Dialettale “Vincenzo Scarpellino”, alla cui memoria ha dedicato e ogni anno organizza il Premio di poesia nei dialetti del Lazio “Vincenzo Scarpellino”. Luciani organizza anche il Premio Città di Ischitella-Pietro Giannone per una raccolta inedita nei dialetti d’Italia.

Ha pubblicato la raccolta di poesie Il Paese e Torino (Roma, Salemi, 1985) e, per le edizioni Cofine di Roma il Vocabolario ischitellano nel 1994, e Ischitella (guida storica, proverbi, detti, soprannomi e vocabolario) nel 1995. Nello stesso anno ha curato Poesie e canzoni ischitellane e nel 1996 ha autoprodotto per le edizioni Cofine I frutte cirve (poesie in dialetto ischitellano), raccolta cui ha fatto seguito nel 2001 Frutte cirve e ammature .