Nell'addio germoglia la terra di Francesco Margani


Nota di Maria Gabriella Canfarelli

Attese e incontri mancati, un tu presente e lontano, ieratico e misterioso (con solennità appare dal palpito del fogliame) che genera timori e tremori mentre si va per viali senza nuvole né alberi. Nella raccolta di versi Nell’addio germoglia la terra Francesco Margani ripropone e ripercorre il tema a lui più caro, l’amore che tutto dà e tutto toglie, e ritaglia e immette la figura amata in percorsi e ambiti naturali, paesaggi di spighe, onde lente tra i ciottoli, ciuffi delle palme, gracidio delle rane, campo di petali e colombe, forme delle nuvole, opponendo le voci e le forme della natura al buio che ci riduce al niente. Ferma opposizione al malessere esistenziale che ogni perdita produce, è barlume di speranza, dissimulata o solo accennata, l’uso simbolico e prevalente di un colore, il verde, in un versificare duro, crudezza espressiva che l’autore miscela a sentimenti e risentimenti, ad emozioni e situazioni, al centro delle quali impera la figura-ossessione di cui si ricordano i gesti, la postura, gli occhi.
Dall’addio da cui germoglia la terra, nasce la solitudine portatrice di domande e sogni, cui si affida il desiderio di riparo tra le tue braccia/prima che si affacci il giorno; ovvero, prima che si svegli pungente il ricordo, l’amarezza (forse il rancore) per le fughe improvvise, i ritorni improbabili e, insieme, il timore di non incontrarti; situazione di protratta incertezza cui non serve la perentoria esortazione in versi Oltrepassa il confine, sorgi nell’oscurità/invadi il silenzio del mio esilio. Monologo con un’ombra da cui prende corpo “Una raccolta di impeti e tensioni (…); una poesia in presenza della vita. (…) l’esperienza amorosa (…) brucia ogni possibile riparo, tutta in una inevitabile, fatale prossimità con le cose e l’evento”, così Davide Rondoni (dalla prefazione).
Non più riconducibile a sicuri argini, la vita impone la consapevolezza dell’incolmabilità del vuoto. Diversamente che nelle precedenti produzioni, ogni verso di questa raccolta produce un suono secco, disarmonico. Disincanto raggelato, dunque, di un io che appare sconfitto dalla irreversibile assenza dell’altra (amata, sognata, inseguita sul filo della memoria) mentre il mondo e l’esistenza continuano: Credimi, non so veramente dove tu sia/cerco i lineamenti mancanti nella pioggia/che sferza i vetri o nel volo irregolare/di una gazza./Un lento spegnersi le ombre/non sono riuscito ad incontrarti. Ancora Rondoni: ”La presenza amorosa (…) ha perduto la sua battaglia contro il buio. Il poeta si ricompone (…) nel teatro che ben conosce (…).Nessun amore, per quanto stupendo e inebriante, cambia la scena“.
 
Francesco Margani, Nell'addio germoglia la terra, Forme Libere, 2014. 
 
Maria Gabriella Canfarelli
 
Francesco Margani è nato a Niscemi (Caltanissetta), nel 1958. Con Raffaelli editore ha pubblicato Luce e polline (2002, prefazione di Milo De Angelis) e Alfabeto minimo (2005, prefazione di Maria Attanasio). Nel 2010 è uscita la raccolta La cenere prima del diluvio con le edizioni Forme Libere. Suoi versi sono apparsi su ClanDestino, Atelier, Murales, Gradiva, Graphie, Cultura&Libri
 
19 settembre 2014