Ciclica di Annamaria Ferramosca


La presentazione della silloge poetica il 25 settembre a Roma

Giovedì 25 settembre alle ore 17, nella giornata Europea delle Lingue alla biblioteca Rispoli in piazza Grazioli 4 a Roma si terrà la presentazione di Ciclica (La Vita Felice, 2014), la settima raccolta di poesie di Annamaria Ferramosca

Introduce Tatiana Ciobanu. Intervengono Anna Maria Curci e Marisa Papa Ruggiero.
Sara presente l’autrice della raccolta di poesie ispirate alla necessità dell’incontro e all’importanza della parola come salvezza del mondo.
 
Su quest’opera su poetarum silva è apparsa una nota critica di Anna Maria Curci con una scelta di poesie
 
Ed ecco cosa dice di quest’opera il poeta e critico Manuel Cohen
 
Ad un nodo e ad uno snodo dell’epoca, nella ‘notte artica’ delle ere tutte e delle lingue, le individualità più avvertite si mettono in gioco affrontando un ‘viaggio del disorientamento’ fisico e sensoriale, cognitivo e metafisico, toccando mondi e orizzonti, mappando bussole e atlanti, registrando gli ‘urti gentili’ per il ‘rompersi dei meridiani’, nello sfaldarsi dei sistemi planetari come pure dei rapporti umani sulla nave alla deriva: ‘l’isola disperata che siamo’. C’era bisogno di una lingua nuova, esposta alla babele dei ‘mille alfabeti’, predisposta alle ibridazioni, all’ospitalità senza preclusioni di sorta. Una lingua contaminata e meticcia, esposta ai venti di novità, al ‘soffio multilingue‘, tra geologia e biologia, tra techne e angelezza: c’era urgenza di una lingua che si facesse carico del vento di novità ipertecnologico e virtuale, scientifico e sensibile, fisico e corporeo, e che nondimeno registrasse sopravvivenza e insorgenza dei realia, di ‘tutto il rumore del mondo’. In questa affascinante Cosmogonia, Annamaria Ferramosca, con una lingua duttile e sinuosa, spesso affidata a neologismi, erige una congrua neo-lingua e una neo-sintassi della poesia da opporre al Caos, al ‘disordine che dissipa’, tra immagini ritornanti nel cyberspazio di navi egizie, ferite a Gaza, misteri di sorrisi etruschi e presenze su altipiani etiopi.  Nell’esperienza erratica e ontologica, una deambulatoria Ulisseide tra partenze e ritorni, agnizioni e preterizioni, si colgono gli elementi ciclici e vitali di persistenze e di novità tra ‘microguglie sensoriali’ e‘vigna-nadir’input e feedback, continuità e trasformazioni nel magma della metamorfosi incessante: e sono migrazioni e ritorni tra corpo e spazio, nascite e rifondazioni tra suolo e cosmo, botaniche rifioriture e neo-gemmazioni tra ‘animule’ e ‘anime lingue’. Le nuove parole e le nuove voci ‘come di un’alba o di un vagito’.
 
18 settembre 2014