Vamosaver di Pietro Roversi


Nota di Maria Gabriella Canfarelli

Anacleto ha spalancato/gli occhi in questa luce astuta/ e la sfera di cristallo mi è sfuggita/di mano, ed è esplosa, è solo una delle emozionanti, suggestive e fresche immagini poetiche offerte ai lettori di Vamosaver (Gattomerlino, 2014) di Pietro Roversi. Un poeta originale, nuovo, lontano dai dogmi e fedele soltanto all’accertamento d’una verità non cristallizzata (è il caso di dire), sparsa in particole come un oggetto frantumato o come le parole stesse, qui materia di indagine, e divertito ‘gioco a scoprire’ il loro uso scontato.

Pacifico distruttore di immagini trite, di icone, di certezze professate da chi costruisce recinti, pianta paletti e delimita: passerotti cretini, in territori/feudali d’idee. Freschezza stilistica, e dissacrante cifra poetica di un autore Caustico incauto (III sezione della raccolta) che invita a realizzare una collisione tra oggetti (…) e stare poi a vedere come va. Per accertare, capire com’è fatto/un orologio, si fracassa contro un muro, oppure contro un oggetto identico; la stessa pratica cognitiva è applicata alle parole, a cominciare dal dichiarativo titolo del libro, Vamosaver.

Andiamo a vedere, dunque, quante di queste nove lettere, staccate l’una dall’altra, scomposte, sparpagliate, mescolate, ricombinate danno origine ad altre di senso compiuto. Da una sola visibile parola-titolo, di copertina e poesia eponima, è un fiorire di altre, altri termini e verbi; mondi dentro un mondo, cosmo da cui ha origine il provvisorio caos, da ri-ordinare in creazione nominale di senso compiuto; il primo, evidente, termine inscritto nel titolo è verso, seguono servo, vaso, resa e sera, vera, orma, roma e il suo rovescio, amor, e poi varo, samovar, avaro, l’esortazione ora va’, il verbo essere declinato in futuro sarò, sarà, saremo; e ancora: versava, versavo, sequenza di parole ‘dentro’ una parola straniera, come esplicita la nota dell’Autore ai lettori, sul tema Oscurità e metodo alla fine di questa sorprendente raccolta: (…) emerge il conflitto tra chiarezza e oscurità, tra contrazione e espansione, che ha sempre spazio nella lingua, ma si intensifica nel contatto con le lingue straniere.

E ancora: (…) questa breve nota intende contribuire uno spazio addizionale a partire dal quale si possano costruire significati e letture. Lettura piacevolissima, di versi pregni di verità che non si dice e pure esplode: Piglio pesci, finalmente. I protozoi invece li porto/in grembo, lavandomi le mani/col massimo grado/d’igiene possibile. Staccate dall’inamovibilità, messe in ridicolo le frasi scontate, che se le possono/permettere tutti, funghi dopo la pioggia/promossi a tartufi, o figure effimere,/immortali come il genere umano, noi, discendenti di Adamo, eredi della sua sindrome di straniamento per espatrio forzoso, godiamo dello spazio di libertà della poesia, luogo non comune frequentato da tre tipi poetici: fresco, surgelato e in scatola./Prendete e mangiatene tutti, nessuno escluso, poi direte/di ognuno se credete abbia una data di scadenza e quale./E qui un certo rischio sia pur con prudenza va preso uguale.

 Pietro Roversi, Vamosaver (Gattomerlino, 2014)

 
Maria Gabriella Canfarelli
 
Nota bio-bibliografica
 
Pietro Roversi è nato nel 1968 a Novara da famiglia emiliana. Cresciuto tra Carpi e Verona, ha studiato prima per una laurea e poi per un dottorato in Scienze Chimiche (1987-1997) all’Università Statale di Milano. Nel 1993-1994 ha prestato un anno di servizio civile presso la Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione di Sesto San Giovanni (MI). Durante il dottorato si è trasferito in Inghilterra, a Cambridge (1995-2003) e a Oxford, dove vive e lavora come biologo strutturale presso il Dipartimento di Biochimica dell’Università. E’ coautore di oltre settanta articoli in riviste scientifiche internazionali. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di poesia, Una crisi creativa, presso Puntoacapo (Novi Ligure). Altri suoi testi sono apparsi su riviste in rete/blogs e in varie antologie.
 
2014-09-05