Poesie e favole di Fedro in dialetto barese di Franca Fabris Angelillo


Recensione di Vittorio Polito

Per la collana “Bibliotechina di Tersite” n. 52, curata da Francesco De Martino, la Levante editori ha pubblicato il volume «Nuove poesie baresi con le “Favole di Fedro” veldàte a la barése» della poetessa Franca Fabris Angelillo. Si tratta di una ulteriore pubblicazione che concede nuova linfa al panorama dialettale barese, alimentato anche da attuali novità editoriali. Mi riferisco alle recentissime pubblicazioni «San Nicola, il dialetto barese e…» (Levante), «U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese» (Wip Edizioni) e «U Vangèle (chendate da le quatte Vangeliste Mattè, Marche, Luche e Giuanne veldate a la barèse» (Stampa Pressup
«Certo – scrive Fabris nella presentazione – spetta a noi studiosi e cultori del dialetto mantenere vivo l’interesse per il nostro antico idioma, privilegiando un apprendimento leggiadro, che utilizza accanto alla poesia anche rappresentazioni teatrali qualificate. Infatti, in queste ultime, l’arte nobilita il dialetto evidenziando delle sonorità indubbiamente più accattivanti»
Franca Fabris dopo “Bari inCanto” torna, con lo stesso editore, a deliziarci con le sue poesie, impreziosite con le “Favole di Fedro”, note novelle animalesche riferite all’uomo e finalizzate a riflessioni moralistiche. Le “Favole di Fedro”, classico della letteratura di tutti i tempi, sono presentate per la prima volta in dialetto barese. Insomma una novità assoluta.
Nella prima parte del volume, dedicata alla nuove poesie baresi, l’autrice richiama l’Italia, le nuvole, il tempo, la mamma, la discoteca, qualche mese dell’anno, il computer ed anche fatti di cronaca recentissimi come il femminicidio (Chìsse mbàme, sènza core, calpestànne u amore, mò accìdene la zite o pezzinghe la megghière – Questi infami senza cuore, calpestando l’amore, ora uccidono la fidanzata o perfino la moglie). Non manca neanche il ricordo del naufragio della “Concordia”, una crociera amara per i turisti.
Per le Favole di Fedro troviamo “Na vacche, na crape e na pèggre”, “U ciucce e u liòne cacciatore”, “La volpe e la cecogne”, “U ciucce e la museche”, “U gardiìdde e la lettìghe”, “U cane fedele”, “La volpe e l’uva” ed altre.
Franca Fabris ha insegnato per 40 anni nelle scuole medie, utilizzando in forma pionieristica l’animazione teatrale e il dialetto come mezzi di straordinaria efficacia didattica. Incontri fondamentali ed importanti sono stati quelli con Mario Piergiovanni, noto artista e poeta dialettale barese, Michele Campione, Michele Damiani, Francesco Bellino e Daniele Giancane, il quale ultimo firma la prefazione.
Scrive tra l’altro Giancane: «Il libro contiene una serie di favole di Fedro tradotte in dialetto barese: fatica improba, anche perché bisognerebbe tradurre dapprima dal latino in italiano, poi dall’italiano in barese: ma Franca Fabris riesce nell’impresa con leggerezza e spontaneità. Salutiamo perciò questo nuovo libro come un’opera importante, che pone il dialetto in un’aura finalmente dignitosa».
(da “Giornale di Puglia”- http://www.giornaledipuglia.com/2014/06/poesie-e-favole-di-fedro-in-dialetto.html#.U5ct6ctZqcw)

Vittorio Polito